La spiritualità dello Yoga
dimenticata dall’Occidente

Chiang Mai (Thailandia)  Lo yoga tradizionale ha ben poco a che fare con quello che maggiormente viene praticato oggi in tutto il mondo. Come fosse una mera attività fisica, viene annientato del suo reale ruolo. Ovvero quello di divinizzare l’essere umano, attraverso la meditazione. Lo yoga, per capirci, dovrebbe essere un mezzo, non lo scopo. Ma la tendenza moderna, sempre più alla ricerca affannosa dell’estetica, è quella di dimenticarsi delle origini. Così, tutta la parte spirituale, quella che unisce microcosmo (l’uomo) al macrocosmo (universo), è stata quasi cancellata.

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Julius Evola, già nel 1955, in tempi non sospetti, in un articolo pubblicato nella rivista East and West dal titolo “Yoga, immortality and freedom” e poi ripreso nel libro Oriente e Occidente (La Queste, 1984), scriveva che “la reale sostanza e i fini ultimi dello yoga vengono spesso messi da parte a vantaggio di banali applicazioni e adattamenti come addestramento fisico”.

Lo yoga autentico è una pratica mistica, così come è stata sviluppata in India. Ciò significa che cerca di guidarci verso la nostra vera natura, che risiede al di là delle limitate preoccupazioni della religione. “Cerca cioè di fornirci la chiave per quell’illuminazione che trascende la mente e l’ego, risvegliandoci dal sogno dell’esistenza convenzionale. Per questo, ci dà la possibilità di ottenere una vera padronanza di sé e, una volta raggiunta, ci autorizza a diventare costruttivamente innovativi”. A parlare è Jeenal Mehta, indiana, una delle più famose insegnati di yoga tradizionale in Thailandia e proprietaria del Wise Living Yoga Academy, una struttura immersa tra natura e risaie, ad un’ora di macchina da Chiang Mai, settecento chilometri a nord della capitale Bangkok. “Ci sono tre aspetti fondamentali: quello fisico, quello psicologico e quello terapeutico. Solo se li uniamo tutti e tre possiamo dire di eseguire la vera dottrina che ci hanno insegnato i nostri antenati”, precisa l’insegnante. “L’aspetto fisico è solo una piccola percentuale. La parte psicologica serve per allenare i pensieri, la propria personalità e le proprie emozioni. Mentre la parte terapeutica serve ad aiutarci a guarire dalle malattie presenti nella nostra mente”.

La meditazione inizia alle sei del mattino

Arrivo all’ashram – che nella tradizione indiana è considerato un luogo di meditazione – alle sei del mattino, giusto in tempo per partecipare alla riflessione che anticipa l’inizio delle attività. Tutte ben programmate e scritte su una lavagna all’ingresso. All’interno di una stanza, illuminata solo dal sole che sta sorgendo, gli allievi di Jeenal sono seduti per terra, gambe incrociate, nella asana (posizione) che si chiama padmasana, quella che nell’immaginario collettivo simboleggia a tutti gli effetti la pratica dello yoga. Il silenzio viene interrotto dai mantra, i canti in sanscrito, che servirebbero a rendere più efficace la meditazione e apporterebbero numerosi benefici a livello spirituale. Alcuni di questi hanno un significato letterale e possono essere tradotti, ma la maggior parte di loro, secondo la tradizione, deriva il proprio valore principalmente dalla qualità del suono. I mantra e le pratiche ad essi correlate sono moltissime e affondano le loro radici nell’induismo e nel buddismo.

Le antiche scritture indiane

Il concetto in realtà è molto semplice: il suono è vibrazione. “Tutte le cellule del corpo vibrano. Tutto nell’universo è vibrante e ogni cosa segue un proprio ritmo. I pensieri e i sentimenti sono a tutti gli effetti le vibrazioni del tuo corpo e della tua coscienza”, spiega il monaco induista Swami, arrivato qui dall’India proprio per insegnare il significato dei mantra e delle antiche scritture indiane vedas e bhagavadgita. Secondo questa interpretazione, i modelli sonori influenzano anche l’acqua nel corpo, la secrezione degli ormoni, la cognizione, il comportamento e il benessere psicologico. Questo, per gli antichi yogi (maestri dello yoga), permetterebbe al corpo e alla mente di essere in qualche modo trasformato, anche solo temporaneamente. Attraverso questi canti, il religioso è convinto di “insegnare l’arte di vivere bene, per riuscire a godere in pieno del tempo che passiamo in questo mondo, per essere contenti e soddisfatti della vita”.

Asana, le posizioni del corpo

Le asana sono le posizioni assunte nella pratica dello yoga. Il loro scopo è quello di stimolare la circolazione sanguigna, in modo da liberare il corpo dalle tossine e da ogni sua rigidità. E, in relazione a questi benefici fisici, si possono ottenere quelli mentali. Soprattutto se si parla di ansie e pensieri negativi. Questo cocktail esteriore ed interiore, farebbe ritornare in armonia con se stessi.

Secondo quanto dice l’antica tradizione tantrica, le asana aiuterebbero a risvegliare la Kundalini, ovvero un’energia divina dell’uomo collocata alla base della colonna vertebrale. Questa forza, attraverso l’esecuzione delle posizioni dello yoga, stimolerebbe i chakra e arriverebbe a risvegliare i punti che regolano la coscienza umana. I chakra, sempre secondo la tradizione indiana, sono i centri energetici che governano alcune zone del corpo e della mente.

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“Quando si eseguono le asana bisogna tenere presenti alcuni aspetti fondamentali. Prima di tutto occorre praticarle con la massima attenzione e concentrazione. Questo significa anche essere consapevoli dei limiti del proprio corpo e non spingerlo all’estremo. Quello che si deve percepire è semplicemente un allungamento dei muscoli”, precisa Paolina Conforto, classe 1987, italiana, praticante di yoga da sette anni e da tre arrivata a Chiang Mai proprio per continuare i suoi studi su questa disciplina. La incontro in un’altra scuola, la Dutchi Yoga School, immersa nel parco nazionale Doi Pui, nella periferia della città, durante un’affollata lezione tenuta dall’insegnate – KruDutchanee Panthatan, molto conosciuta per il suo yoga tradizionale. “Bisogna tenere presente che è sempre meglio concentrarsi sulla qualità piuttosto che sulla quantità, poiché risulta inutile e controproducente eseguire una serie di posizioni in modo poco accurato e superficiale. Lo yoga, è bene ricordarlo, non è una competizione, ma una dottrina utile a ritrovare il benessere interiore”.

Pranayama, i tipi di respirazione

Nello yoga, oltre alle asana, importantissimo è il pranayama, ovvero i diversi tipi di respirazione che si effettuano durante la pratica. Il termine sanscrito pranayama è composto da due parole: prana e ayama. La prima parola significa “energia, forza vitale” e la seconda significa “estensione, espansione”, quindi insieme può essere tradotto letteralmente come “espansione della forza vitale” o “estensione del respiro”.

Patanjali, filosofo indiano considerato uno dei padri dello yoga, autore del testo Yoga Sutra, dove spiega come con il controllo di sé e con la padronanza della mente e della sua attività si possa arrivare all’intima unione con la divinità interiore, descrive il pranayama come l’insieme delle tecniche di regolazione di inspirazione, espirazione e ritenzione (il periodo tra inspirazione ed espirazione) attraverso le quali la forza vitale è attivata e regolata. In questo senso, quindi, il pranayama è visto molto di più che un insieme di semplici esercizi di respirazione. La perfezione nella pratica, infatti, si raggiungerebbe portando consapevolezza sul respiro durante tutta la giornata. E questa conoscenza, aprirebbe la possibilità di poter utilizzare l’accresciuta energia vitale per oltrepassare i nostri limiti e per ottenere un più alto livello di energia fisica, emotiva e spirituale, accrescendo anche la consapevolezza di noi stessi.

“Il respiro di fuoco”

Esistono molte tecniche di respirazione che possono essere praticate, dalle più semplici alle più complesse. Una delle più importanti è “Il respiro di fuoco”. “Questa tecnica si chiama così perché ha un’azione diretta sul terzo chakra, a cui è collegato appunto l’elemento fuoco, e infatti il movimento a pompa che di base lo caratterizza è concentrato proprio nella zona del diaframma”, spiega Paolina Conforto. “Praticando questo respiro si ha una forte ricarica energetica e un processo di purificazione, come se i veleni del corpo fisico venissero bruciati. Aiutando a ripulirsi energeticamente e psichicamente”.

“Come lo yoga mi ha cambiato la vita”

“Lo yoga mi ha cambiato la vita”. Esordisce così Elea, trent’anni, tedesca. Arrivata alla Wise Living Yoga Academy come studente e dove poi è rimasta ad insegnare. Ci mettiamo a parlare davanti ad un piccolo laghetto presente nell’asharm, tutto attorno c’è silenzio. Lei sembra abbastanza pensierosa, come se stesse pensando bene a quello che vuole dirmi. Poi inizia e sembra non volersi più fermare. “Prima di avvicinarmi allo yoga, per lavoro mi occupavo di marketing per una grande azienda, come milioni di altre persone. Non facevo una vita né sana né felice, perchè non ero in grado di separarmi dai miei pensieri e dalle mie emozioni. Seguivo la massa. Per me l’importante era andare alle feste, in giro. Cercavo il divertimento e non ascoltavo me stessa. Le risposte erano lì, già dentro di me, ma dovevo avere tempo per conoscermi a fondo, per ritrovarmi. Ero disperata”. Così Elea ha deciso staccare con il suo passato e venire in Thailandia. “Ho lasciato il mio lavoro e ho seguito il mio cuore. Ho conosciuto questa scuola e Jeenal Mehta in Germania, durante un workshop proprio sullo yoga tradizionale. Mi sono bastati appena venti minuti per avere un contatto con loro. Per capire che le cose che stava dicendo volevo apprenderle. Dunque sono partita e sono arrivata qui. Oggi sto molto meglio e voglio insegnare agli altri quello che ho appreso”.

Tornare alle origini

Lo yoga, mi dice Jeenal prima di salutarmi, “purtroppo oggi sembra essere diventato solo estetica, quella che ti fa comprare i tappetini e gli indumenti più costosi per praticarlo, una moda e un vero e proprio business. Ma non è così, bisogna tornare alla vera essenza. Quella interiore”. Un’ambizione difficile in questa epoca che le antiche scritture induiste identificano come Kali yuga, ovvero quella dell’era oscura nella quale viviamo, caratterizzata da una diffusa ignoranza spirituale.