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Yemen, ancora un disastro per mano saudita

Il mattatoio siriano, malgrado mille voci troppo manipolate, riesce a fare notizia. Ma c’è un altro mattatoio, lo Yemen, dove ugualmente è in corso una guerra totale, che non arriva ai nostri schermi.  Eppure le notizie ci sono. Ci sono i morti e i feriti. Ci sono le immagini, tante e nitide, che potrebbero raccontare bene le loro storie. Il direttore della tv yemenita Al-Masirah, con ragione, rimprovera noi dell’Ovest: “Dove siete?“.

Da settembre scorso una coalizione guidata dall’Arabia Saudita conduce una terribile aggressione ai danni di questo paese di 25 milioni di abitanti, con un bombardamento continuo e indiscriminato. La coalizione comprende anche i paesi del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) ossia Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar, con altre truppe di paesi clienti dei sauditi e con il beneplacito degli Stati Uniti.

Dopo neanche un anno, il bilancio di questa guerra assurda, scatenata contro uno dei paesi arabi più poveri, è già terribile, prima di tutto dal punto di vista umanitario: 10mila morti, di cui 2.200 bambini e 1.900 donne, decine di migliaia di feriti e mutilati. Inoltre, ci sono un milione e mezzo di sfollati e mezzo milione di case danneggiate. I bombardamenti non risparmiano nulla: totalmente o parzialmente distrutte 680 moschee (alcune antichissime), 258 strutture sanitarie, 669 tra scuole e istituti.

In termini di infrastrutture, gli attacchi della coalizione saudita hanno colpito: 19 aeroporti, 10 porti, 512 ponti, 125 centrali elettriche, 167 stazioni di comunicazione,164 reti idrauliche. Oltre dieci milioni di persone non hanno più l’acqua. La vecchia manovalanza di al-Qa’ida fa l’ennesimo favore ai sauditi, che li proteggono, terrorizzando intere città e regioni. Come se non bastasse, imperversa anche l’Isis, che prospera nel caos irradiato da Riad, fino a sfuggire al controllo degli aspiranti stregoni e affacciarsi così sulla porta del Mar Rosso, lungo le rotte mercantili più importanti.

Nessuna meraviglia dunque se il Paese risulta paralizzato. Tanto più perché anche le attività economiche sono sistematicamente bombardate. Case, botteghe, officine, mezzi di trasporto, sono tempestati di bombe a grappolo vietate dagli accordi internazionali, ma non dalle convenienze commerciali e geopolitiche. Sono affari d’oro per la Textron, una multinazionale con sede a Providence (Usa) che produce le micidiali CBU-105, presentate alla clientela in un video promozionale con tanto di musichetta.

Nel video le sub-munizioni che si separano dall’ordigno principale vanno a colpire ordinatamente un carro armato per ciascuna. Nel mondo reale, cioè in Yemen, le munizioni a grappolo cadono invece su quartieri densamente popolati. Nessun problema per la Textron. Ma gli affari sono affari anche per una fabbrica localizzata a Domusnovas, in Sardegna, dove la Rwm Italia sforna giorno e notte enormi carichi di bombe destinate a colpire lo Yemen, dopo un viaggio per nave o spesso per aereo cargo: questo quando i sauditi hanno fretta. Nessun problema nemmeno per la ministra della Difesa, Roberta Pinotti. Basterebbe unire i puntini che tratteggiano un unico disegno, che connette le bombe che produciamo con i crateri prodotti da quelle bombe. Un disegno che poi prosegue con le masse delle persone in fuga da quei crateri, fino a riversarsi su paesi vicini e lontani.

Il tutto il mondo arabo movimenti politici e associazioni umanitarie esprimono la loro condanna e preoccupazione per l’aggressione di Riad. Come se non fossero sufficienti le sofferenze di un popolo colpito con tanta furia omicida, ora rischiano di saltare tutti gli equilibri delicati di un paese già di per sé difficile, che diventa l’ennesimo nuovo affluente del grande fiume dei rifugiati.

Ne parliamo con il direttore della tv Al-Masirah, forse l’unica televisione oggi in grado di trasmettere immagini dallo Yemen al mondo. Si tratta di Ibrahim Mohammad al-Douleimi. Oltre a dirigere la tv, fa anche fa parte del Movimento sciita Huthi, ossia Ansar Allah, che difende il territorio yemenita assieme all’Esercito rimasto fedele al Presidente Saleh, tutti nemici acerrimi dell’Isis, di al-Qa’ida e dei piranhas di Casa Saud. Come in tutte le guerre del mondo, anche gli Huthi stanno dentro il quadro delle violenze belliche e dei calcoli di un conflitto spietato, ma Al-Douleimi ci ricorda con forza il contesto più importante, al momento: adesso è in corso un’aggressione internazionale straniera e il suo popolo è la parte oppressa che resiste.

Il giovane direttore della tv comincia inviando un messaggio accorato all’opinione pubblica europea che fin qui non ha visto sui propri schermi neanche una delle tante vittime dello Yemen. Al-Douleimi si rivolge in particolare ai giornalisti: “La pace sia con voi. In veste di vostro collega e giornalista faccio un appello a tutti i giornalisti liberi nel mondo, a tutte le organizzazioni dei diritti umani. Voglio chiedervi dove siete, ora, di fronte a quel che succede nello Yemen da 11 mesi in qua, da quando una guerra saudita e americana è stata scatenata contro il nostro Paese. Dove siete? Non sentiamo la vostra voce. Non vediamo nessun giornalista presente nella nostra terra bruciata. Esiste un vero e proprio progetto criminale, uccidono donne e bambini, vengono utilizzati i bombardamenti più moderni, armi proibite, che viaggiano dai vostri aeroporti fino alle basi saudite. Dobbiamo continuare a morire? Dov’è l’opinione pubblica? Dove sono i giornalisti liberi? Lo Yemen vi aspetta, noi vi aspettiamo”.

Mentre guardiamo insieme le atroci immagini in esclusiva dei combattimenti in Yemen e delle vittime, chiediamo ad Al-Douleimi di approfondire le spiegazioni di questa guerra così importante eppure sconosciuta in Occidente.

Come si può spiegare ciò che sta succedendo nello Yemen? Cosa ha spinto l’Arabia Saudita ad aggredire il vostro Paese?

L’aggressione è stata una risposta alla volontà dello Yemen e del suo popolo di mettere fine nel 2015 all’egemonia saudita sul Paese e la sua scelta di stabilire rapporti indipendenti con i vicini. Noi per lungo tempo abbiamo sofferto la sottomissione all’egemonia saudita. Gli yemeniti sono stati privati dalla loro indipendenza e la loro sovranità sul loro territorio. Lo Yemen, malgrado la sua ricchezza, è rimasto un Paese arretrato legato alla volontà dominante della dinastia saudita. I sauditi sono intervenuti dopo una rivolta popolare che ha prodotto un clima nuovo di libertà e indipendenza. Contro la volontà del popolo yemenita è stata organizzata questa guerra distruttiva.

Esiste un vero oscuramento sulla situazione nello Yemen, i giornalisti non riescono arrivare a Sanaa per riferire quel che possono vedere. Eppure ci informano che l’Arabia Saudita vuole addirittura inviare già adesso le sue truppe in Siria. C’è da chiedersi: se ora Riad ha la forza per inviare truppe in Siria, ha forse già vinto in Yemen?

Di fronte al fallimento della politica regionale saudita possiamo aspettarci di tutto: i governanti sauditi sono infuriati, per niente lucidi, e possono commettere qualsiasi atto di stupidità. Purtroppo tutto può succedere di fronte al Caos totale, all’assenza delle Nazioni Unite che non si assumono le proprie responsabilità. L’odio saudita verso gli altri può spingere la monarchia a commettere ulteriori atti criminali, violando il diritto internazionale. Quel che sta succedendo nello Yemen in questo momento non è che un “esperimento” dei sauditi in un solo paese che vogliono ben presto estendere e generalizzare nella regione, in Iraq, in Siria o altrove. Quelli di Casa Saud possono collaborare con qualunque Stato per realizzare i loro obiettivi, perfino con la Turchia, Israele o altri Stati che condividano la loro visione. È vergognoso, di fronte all’aggressione e al disastro umanitario all’assedio del Paese, che ci sia un vero e proprio black-out dei mezzi di informazione. Anche i giornalisti che vogliono andare nello Yemen non possono farlo. I sauditi non vogliono testimoni. Tutti gli aerei diretti a Sanaa devono atterrare in un aeroporto saudita e i giornalisti tornano indietro.

I sauditi hanno raggiunto i loro obiettivi nello Yemen?

Sono riusciti distruggere le infrastrutture, sono riusciti ad aiutare l’Isis e al-Qa’ida ad entrare in importanti città nelle provincie del Sud. I bombardamenti dell’Arabia Saudita ci hanno costretto ad abbandonarle mentre al-Qa’ida avanzava nel Sud, anche ad Aden. Sono riusciti a distruggere lo Yemen ma hanno fallito perché non sono riusciti a far inginocchiare gli yemeniti, che combattono perfino all’interno delle Province saudite. L’Arabia Saudita dopo mesi di bombardamenti non riesce ad affermarsi come una potenza regionale e raccoglie ogni giorno nuove sconfitte.

Vedremo se lo stesso accadrà in Siria, dove i sauditi hanno detto di volersi impegnare con “decisione irrevocabile”, nel momento in cui i loro combattenti per procura, i tagliagole inquadrati nelle tante formazioni salafite, sono vicini a perdere la guerra per effetto dell’intervento russo. Un intervento diretto di Riad in Siria (magari assieme alla Turchia) introdurrebbe variabili molto più pericolose. L'”esperimento” yemenita non depone a favore di Riad, che non coltiva alcun senso della misura, aggiungendo disastri a disastri.

Diventa urgente, qui in Europa, capire subito chi sono gli attori di un’unica grande catena di guerre, quali sono gli anelli dimenticati della catena, come lo Yemen e altri paesi, chi sono i nemici e chi invece sono i potenziali alleati. Scopriremo che questi potenziali alleati sono numerosi anche presso quelli con cui l’Occidente non ha familiarità.

Con la collaborazione di Talal Khrais da Beirut

About Pino Cabras

Laureato in Scienze Politiche, lavoro in una finanziaria d’investimento, per la quale ho curato diversi programmi negli Stati Uniti e in Asia. Ho pubblicato "Balducci e Berlinguer, il principio della speranza" (La Zisa, 1995), "Strategie per una guerra mondiale" (Aìsara, 2008); con Giulietto Chiesa ho pubblicato "Barack Obush (2011), uscito nel 2012 in edizione russa con il titolo «Глобальная матрица» (Global'naja Matrica). Dal 2008 sono condirettore del sito megachip.info. Sono tra i fondatori della web tv pandoratv.it.

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Yemen, strage saudita al mercato
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Boko Haram vittima di sé stesso
4000
Costa d’Avorio, mente jihadista
Cattura_occhi
Sauditi e Isis contro Hezbollah
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Task Force 45, i “fantasmi” in Libia
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Il lato oscuro della Clinton
Jury member actress Sophie Marceau poses on the red carpet as she arrives for the screening of the film "Mad Max: Fury Road" out of competition at the 68th Cannes Film Festival in Cannes, southern France, May 14, 2015.              REUTERS/Benoit Tessier - RTX1CZZO
Marceau contro McCain
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La strana alleanza tra Parigi e Riyad
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Ecco la scuola del Califfo
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Hezbollah vuole la guerra con Israele?
Libya Dawn fighters fire an artillery cannon at IS militants near Sirte March 19, 2015.  REUTERS/Goran Tomasevic
“Libia, avamposto del jihad”
A member loyal to the Islamic State in Iraq and the Levant (ISIL) waves an ISIL flag in Raqqa June 29, 2014.  REUTERS/Stringer
L’Isis accelera e è a un passo dall’Italia
A military vehicle belonging to the presidential guards, which was seized by Houthi fighters during clashes, is seen outside the Presidential Palace in Sanaa January 21, 2015. REUTERS/Khaled Abdullah
Yemen, radiografia di un conflitto
NIK50 - 20010721 - ABOARD USS NORMANDY, AT SEA : (FILES) Members of SEAL Team Two (Echo Platoon) conduct room search and clearing operations during a practice ship boarding and take-down aboard the USS Normandy 21 July 2001. The daily USA Today reported 28 September 2001 that US and British special forces had entered Afghan territory on scouting missions. EPA PHOTO AFPI/US NAVY FILES/SHANE MCCOY/nk-amd-ms
Libia, operativi i reparti speciali
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Jihadisti bosniaci in fuga da Isis
EntrataTunnel
I sopravvissuti di Kuweyres
Occhi2
Isis usa gas mostarda sui civili
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L’anziano kamikaze dell’Isis
Members of al Qaeda's Nusra Front gesture as they drive in a convoy touring villages, which they said they have seized control of from Syrian rebel factions, in the southern countryside of Idlib, December 2, 2014. Picture taken December 2, 2014. 
REUTERS/Khalil Ashawi
Al Nusra usa armi chimiche sui curdi
©PHOTOPQR/LE PARISIEN/ARNAUD JOURNOIS 
 Paris  13/11/2015
Au moins 120 personnes sont mortes dans une serie d attaques simultanees a Paris et au Stade de France. 

Gunmen and bombers attacked restaurants, a concert hall and a sports stadium at locations across Paris on Friday, killing at least 120 people Security forces in front of the Bataclan concert hall
“Isis ci colpirà così”
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Nel lager dello Stato islamico
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“Ucciso Omar al-Shishani”
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Ecco chi sono le “leonesse siriane”
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La strada per Aleppo
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Così Isis alleva i baby terroristi
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Dentro il caos libico
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Il primo bazooka che cattura i droni
libiawar
La Libia sarà il nostro Iraq?
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L’Italia invia elicotteri da guerra in Iraq
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Il teorema saudita per colpire l’Iran
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Tutte le forze in campo in Libia
British Prime Minister David Cameron speaks during a final press conference at an EU summit in Brussels on Friday, Feb. 19, 2016. British Prime Minister David Cameron pushed a summit into overtime Friday after a second day of tense talks with weary European Union leaders unwilling to fully meet his demands for a less intrusive EU. (ANSA/AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
L’incubo inglese in Siria
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Delta Force in Siria
A fighter from Misrata shouts to his comrades as they move to fight Islamic State militants near Sirte March 15, 2015. Militants loyal to Islamic State, the group which has seized much of Iraq and Syria, have established a larger presence in central Libya in recent weeks. Islamic State, which analysts say is splintered into smaller factions in Libya, has sought to exploit turmoil in the major oil producer where two rival governments and their respective allies fight for power.    REUTERS/Goran Tomasevic (LIBYA - Tags: CIVIL UNREST POLITICS)
Libia, misterioso raid aereo
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Tra le montagne senza tregua
MATTEO RENZI ROMA 27-11-2014 PALAZZO CHIGI. FIRMA DI UN CONTRATTO TRA ATR, LA JOINT VENTURE FORMATA DA FINMECCANICA, AERMACCHI E AIRBUS GROUP E LA COMPAGNIA AEREA INDONESIANA LION AIR. AGREEMENT BETWEEN ATR AND THE INDONESIAN COMPANY LION AIR TO BUILD 40 ATR.  - POLITICA, ECONOMIA, ACCORDO,
Le bugie di Renzi sulla Libia
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Così il Marocco combatte il terrorismo
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L’esercito segreto dell’Isis
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Sauditi forniranno missili ai ribelli
Militant Islamist fighters take part in a military parade along the streets of northern Raqqa province in Syria, June 30, 2014.  REUTERS/Stringer
Isis userà sciami di droni esplosivi
Turkey's Prime Minister Tayyip Erdogan speaks to the media during a meeting with Senegal's President Macky Sall at the presidential palace in Dakar January 10, 2013.   REUTERS/Joe Penney    (SENEGAL - Tags: POLITICS) - RTR3CA5T
Per Erdogan i curdi sono come l’Isis
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Libia, la guerra segreta di Hollande
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Siria, la soluzione di Russia e Usa
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Mattatoio Isis
Turkey's Prime Minister Tayyip Erdogan addresses members of the parliament from his ruling AK Party (AKP) during a meeting at the Turkish parliament in Ankara February 11, 2014. REUTERS/Umit Bektas (TURKEY - Tags: POLITICS BUSINESS PROFILE HEADSHOT)
L’Italia si piega a Erdogan
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Isis, un nuovo Califfato in Africa
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Il cessate il fuoco aiuta i terroristi
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Dalla Serie A alla jihad
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I baby kamikaze dell’Isis
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Nel quartier generale di Hezbollah
Turkey's Prime Minister Tayyip Erdogan addresses members of parliament from his ruling AK Party (AKP) during a meeting at the Turkish parliament in Ankara January 28, 2014. Erdogan, keen to maintain economic growth ahead of an election cycle starting in two months, has been a vociferous opponent of the higher borrowing costs sometimes needed to bolster currencies, railing against what he describes as an 'interest rate lobby' of speculators seeking to stifle growth and undermine the economy. REUTERS/Umit Bektas (TURKEY - Tags: POLITICS BUSINESS)
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Le mogli dei terroristi dell’Isis
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Il Rotary per i profughi dimenticati
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Così l’Arabia Saudita “fabbrica” jihadisti
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Guerra, diplomazia e religiosità del petrolio
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Da profughi a jihadisti <br> contro Assad
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La vita eterna dei giovani mujahideen
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Damasco aggira la tregua di Monaco
Assad
Siria, qualcosa non torna
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Cristiani e musulmani contro l’Isis
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Viaggio nella guerra islamica
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I curdi siriani scelgono Mosca
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Grazie dai cristiani di Homs e Aleppo
Caccia-bombardieri-russi-nella-base-aerea-di-Hmeymim-in-Siria-a-30-chilometri-dal-Mar-Mediterraneo
I gioielli russi contro l’Isis
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La ricetta cecena contro l’Isis
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Grozny, sogno di <br>una vita normale
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Così l’Isis recluta con un clic
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Ecco chi finanzia Boko Haram
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L’assedio di Aleppo: Isis scappa in Libia
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Putin, un esercito a sua immagine e somiglianza
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Dalla Cecenia in Siria, con un biglietto di sola andata
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Tornado e reparti speciali: la guerra dell’Italia in Libia
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Le madri dell’Isis
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Ospedali e appartamenti: così la Turchia aiuta Isis
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A Roma va in scena l’operetta dell’anti-terrorismo
British ground crew personnel refuel an Army Air Corp Apache helicopter prior to a mission in Helmand province, Afghanistan November 17, 2007.    REUTERS/Steve Lewis
Il piano degli Usa per conquistare Mosul
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“Vi racconto la mia vita con i tagliagole”
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Perché Isis ha colpito la Damasco sciita
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Tutte le armi dell’Isis
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Confessioni <br>di un jihadista pentito
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L’importanza strategica della Bekaa
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Tutte le vie del tesoro dell’Isis
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Reportage Cecenia <br>Coming soon
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Il piano di Assad per fermare gli insorti
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Ecco perché l’Isis non sarà sconfitto
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Isis, chi comanda (davvero) in Libia
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Israele contro la Turchia: “Aiutate Isis”
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Gli Usa cercano nuovi alleati
Kashmiri demonstrators hold up a flag of the Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL) during a demonstration against Israeli military operations in Gaza, in downtown Srinagar on July 18, 2014. The death toll in Gaza hit 265 as Israel pressed a ground offensive on the 11th day of an assault aimed at stamping out rocket fire, medics said. AFP PHOTO/Tauseef MUSTAFA        (Photo credit should read TAUSEEF MUSTAFA/AFP/Getty Images)
Il generale italiano nel mirino dei jihadisti
A fighter from the Free Syrian Army's Al Rahman legion fires his weapon on the frontline against the forces of Syria's President Bashar al-Assad in Jobar, a suburb of Damascus, Syria July 27, 2015. REUTERS/Bassam Khabieh
Siria, così Cia e Arabia hanno armato i ribelli
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“Siamo in prima linea anche per voi italiani”
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In Siria con i russi a caccia del Califfo
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Jihadi Jack, primo jihadista europeo
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Sulle navi russe <br>in Siria
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Al fronte con i russi. Così combattono l’Isis
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Ecco come funziano <br>i video dell’Isis
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L’offensiva aerea russa <br>in Siria: 5700 missioni
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Biloslavo tra i caccia russi che bombardano l’Isis
A child holds up a plastic toy rifle and waves Hezbollah flag during a rally organized by supporters of Lebanon's Hezbollah to mark Quds (Jerusalem) Day in the southern Lebanese village of Maroun el-Ras, near the border with Israel August 26, 2011. Lebanon's Hezbollah chief Sayyed Hassan Nasrallah, whose group is backed by Damascus, warned that the unrest in Syria will have implications on the whole region if it is not solved through dialogue. "We all support the need for big and important reforms, so Syria can be stronger... this means that all efforts should be combined to calm the situation in Syria and push it towards dialogue and peaceful solution," he said. REUTERS/Ali Hashisho    (LEBANON - Tags: POLITICS RELIGION)
Ecco chi combatte contro il Califfato
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“La mia miracolosa <br> fuga dall’Isis”
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“L’Italia ci ha abbandonato”
4000
In Siria, tra i <br>cristiani in guerra
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“Pagherete per i vostri errori”
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La lotta dell’arte contro l’Isis
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In prima linea a Damasco
 
Trasparenza / Siria, Al fronte coi russi
Kashmiri demonstrators hold up a flag of the Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL) during a demonstration against Israeli military operations in Gaza, in downtown Srinagar on July 18, 2014. The death toll in Gaza hit 265 as Israel pressed a ground offensive on the 11th day of an assault aimed at stamping out rocket fire, medics said. AFP PHOTO/Tauseef MUSTAFA        (Photo credit should read TAUSEEF MUSTAFA/AFP/Getty Images)
“Combattere la radicalizzazione”
Iraqi fighters from the Saraya al-Salam (Peace Brigades), a group formed by Iraqi Shiite Muslim cleric Moqtada al-Sadr, wave their weapons as they leave the holy city of Najaf in a convoy with Iraqi government forces to head to the northern Iraqi city of Tikrit to continue the offensive against Islamic State (IS) group jihadists to retake to city on March 20, 2015. The offensive to push back IS militants from Tikrit began on March 2, and Iraqi forces have only recently reached the city limits where they have been stalled by bombs and entrenched fighters. AFP PHOTO / HAIDAR HAMDANI        (Photo credit should read HAIDAR HAMDANI/AFP/Getty Images)
“L’islam radicale non si fermerà adesso”
Maysa e il suo radicale cambiamento. Questa-foto è stata scattata pochi giorni prima della data in cui sarebbe dovuta per la Siria
Maysa, jihadista mancata
Municipio di Molenbeek
La fabbrica del jihadismo
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I volontari americani in Iraq: “Qui per aiutare”
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Le armi italiane ai pashmerga contro l’Isis
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Irak, attacco finale al Califfato
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Trasparenza / Fronte Kurdistan 2
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I “monuments men” italiani
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I parà italiani in Kurdistan
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In trincea con i curdi
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Trasparenza /Fronte Kurdistan
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“L’Isis si annida tra noi”
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Silvan, città sotto assedio – puntata 1
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Suruc, una città di confine – puntata 2
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I profughi – puntata 3
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Le bandiere Isis in Bosnia? Colpa (anche) dell’Occidente
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Il fronte – puntata 1
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Donne peshmerga – puntata 2
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La chiesa – puntata 3
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I profughi – puntata 4
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Faccia a faccia con lo Stato Islamico
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Su eBay i reperti trafugati dall’Isis
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A Sirte lo Stato Islamico “non esiste”, ma vince
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Libia, il vescovo di Tripoli nel mirino dei tagliagole
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Sirte, la vendetta dello Stato Islamico
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Leon e Mogherini sognano, intanto l’Isis avanza in Libia
Smoke fills the sky over Tripoli after fighting between militias of 'Libya Fajr' (Dawn of Libya) and 'Karama' (Dignity) in Tripoli, Libya, 23 August 2014. ANSA /STR
Le milizie di Misurata: “Roma ci appoggi”
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Tripoli, l’aeroporto distrutto: qui ha inizio la guerra civile
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Quei cadaveri dei clandestini abbandonati sulle spiagge
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Libia, lo Stato Islamico cresce
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“Trattiamo con l’Italia”
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Sotto le bombe di Tripoli
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I barconi della morte
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“L’Italia è nel mirino dell’Isis”
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Trasparenza / Isis in Libia
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La pista da Belluno a Sarajevo
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Le bandiere nere in Europa
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L’estremismo della Bosnia
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“Democrazia? Molto meglio Maometto”
ansa - papa - Pope Francis looks on as he arrives to lead the weekly General Audience in St. Peter's square, Vatican City, 10 April 2013.  ANSA/ETTORE FERRARI
“Minacce contro il Papa per la visita a Sarajevo”
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Trasparenza / Isis in Bosnia
Iraqi Shiite tribesmen brandish their weapons as they gather to show their willingness to join Iraqi security forces in the fight against Jihadist militants who have taken over several northern Iraqi cities, on June 17 2014, in the southern Shiite Muslim shrine city of Najaf. Fighting erupted at the northern approaches to Baghdad Tuesday as Iraq accused Saudi Arabia of backing militants who have seized swathes of territory in an offensive the UN says threatens its very existence.  AFP PHOTO/HAIDAR HAMDANIHAIDAR HAMDANI/AFP/Getty Images
Iraq, in guerra contro il Califfo
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“Ci vogliono distruggere”
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Tra i cristiani in fuga dal Califfo
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Il vescovo di Mosul: “L’Italia ci aiuti a salvare i cristiani”
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“Noi, convertiti a forza con il timbro dell’Isis”
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“Se l’Isis vince, la Siria diventa Kabul”
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Così la benzina del califfo diventa l’oro dei tagliagole
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Lungo la prima linea curda per battere i “mostri dell’Isis”
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Qamishli, i curdi accusano la Turchia: “Aiuta l’Isis”
 
Dvd e gole tagliate: qui l’Isis fa proseliti
email barbieri - donne soldate afgane -
Quelle donne coraggio con burqa e mimetica
Soldiers patrol the street in Paris, Wednesday, Jan. 14, 2015. French police say as many as six members of a terrorist cell that carried out the Paris attacks may still be at large, including a man seen driving a car registered to the widow of one of the gunmen. The country has deployed 10,000 troops to protect sensitive sites, including Jewish schools and synagogues, mosques and travel hubs. (ANSA/AP Photo/Christophe Ena)
Trasparenza / Europistan
  • Mario L.

    Maledizione alla imbecillita’ umana.

  • Alice Tarrini

    Concordo, una follia criminale davvero oltre ogni limite contro un avversario molto più povero e debole. Vigliaccheria pura.

  • Horten

    Dove siamo????? Siamo impegnati a parare il culo al democraticissimo NEW WORLD ORDER!
    Ma non preoccupatevi! Di questo passo saremo “del GATTO” pure noi!

  • Kipelov

    Aggiungo:dove sono i vari Otto-Volante,Nik88nk Alox e tutta l’allegra brigata che ben si spendono per analizzare finanche i peli del fondoschiena sempre e soltanto a discapito di una parte ed a favore dell’altra?Dove sono l’onestà intellettuale e la trasparenza che da sempre li contraddistingue?Come al solito, per molti (troppi) esistono morti di serie a e serie b.
    Il caro sito Bellingcat non si adopera qui per cercare di diffondere immagini all’opinione pubblica?

    • Otto-Volante

      Vedi caro “bluff al 100%”, IO PARLO SOLO DI COSE CHE SÓ…
      Al contrario di “voi” che mettete becco in qualsiasi cosa, sparando caxxate a go-gó.

      Eppoi non ho capito… Quale sarebbe la “colpa” degli USA? Non impedire che si scannino tra di loro???

      Io della “storia” dello Yemen non só una mazza, ED AL CONTRARIO VOSTRO, quando NON só, NON parlo.

      E cmq mi pare che la storia dello Yemen, é fatto di una serie di guerre intestine perenni… Vogliamo dare la colpa agli USA anche di queste?

      I falsi ed gli ipocriti come voi, si levano solo quando gli USA non intervengono, per poi contestare sempre “il come” intervengono. Tutto molto puerile…

      E poi PERCHÉ NON VI LAMENTATE MAI DI TUTTE LE ARMI – BOMBE A GRAPPOLO COMPRESE – CHE LA RUSSIA E CINA VENDONO A TUTTI I GRUPPI ISLAMICI RADICALI MONDIALI???

      Che io sappia Assad, al-qaida, al-nusra, Iran ed i suoi fanatici hezbollah, turcomanni, isis… TUTTI USANO EQUIPAGGIAMENTI MILITARI RUSSI…

      E perché lei, “kipelov”, NON PARLA DELLE “Barrel bombs” di Assad???

      Crede forse che siano meno micidiali delle Cluster-bombs???

      Eppoi mi pare che ANCHE LA RUSSIA NON HA ADERITO ALLA CONVENZIONE ONU CHE VIETA LE “CLUSTER-BOMB”…

      Infatti la Russia stá usando MASSICCIAMENTE le cluster-bomb in Siria, come dimostrano decine di filmati facilmente scaricabili dalla rete… Io ne posto solo uno che fá vedere quanto siano “chirurgici” gli interventi russi in Siria, cercare: “Russia Launches Cluster Bomb Attack – Syria”…

      • Kipelov

        Vede, proprio dalle sue parole si evince che lei parla in misura inversamente proporzionale a quello che sa.Non sa nulla,ma continua a pontificare su tutto e tutti.

        • Otto-Volante

          Mai c’é, o ci fá…

          Io NON SONO ASSOLUTAMENTE ENTRATO NEI FATTI YEMENITI!

          Ormai é talmente invasato, che legge cose che NON esistono…

  • montezuma

    Non è politicamente corretto attaccare o parlar male dei Paesi musulmani. Che so, non stiamo mica parlando dell’America dei Bush o di Reagan. Anche se si parlasse degli usa, il cattivo non sarebbe Obama, ma i suoi “tremendi ” generali. Non stiamo mica parlando di Israele che applica scrupolosamente le regole internazionali, ma viene fatto passare per criminale di guerra. Qui parliamo di massacri voluti e continuati, ma sui TG parlano di tutto (da San Remo ai gay), ma di questo … il nulla assoluto! Quella disgrazia dell’ONU dov’è?