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Wikileaks, anche Obama contro Putin

I festeggiamenti del Partito democratico per storica nomination di Hillary Clinton come prima candidata donna alla Casa Bianca, sono stati offuscati dallo scandalo sulle migliaia di mail pubblicate da Wikileaks sabato scorso, che hanno messo in luce le trame messe in atto dai vertici del partito per far trionfare la nomina della ex first lady americana su quella dello sfidante Bernie Sanders.

Il capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, Robby Mook, alla vigilia dell’apertura della convention democratica, lunedì scorso, aveva cercato di superare l’imbarazzo incolpando i russi di essere dietro l’operazione di Wikileaks. Un imbarazzo che, nel frattempo aveva già mietuto la prima vittima, la presidente del Comitato Nazionale Democratico (Dnc), Deborah Wasserman Schultz, la quale invece di presiedere la convention era stata costretta a dimettersi dal suo incarico. Il giorno dopo le accuse al Cremlino sono rimbalzate sulle colonne del New York Times. Secondo il quotidiano statunitense, l’attacco ai server del Partito democratico sarebbe, infatti, arrivato proprio da hacker russi ingaggiati “presumibilmente dai servizi segreti di Mosca”.

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E la psicosi del complotto internazionale non ha risparmiato neppure il presidente degli Stati Uniti. Barack Obama, che stasera è atteso a Filadelfia assieme al suo vice, Joe Biden, in una intervista alla NBC News non ha escluso un coinvolgimento russo nella vicenda. Certo, non si è trattato di accuse formali. Ma alla domanda del network americano sulla esistenza o meno di una “volontà del Cremlino di influenzare le presidenziali” del prossimo 8 novembre, il presidente degli Stati Uniti ha risposto che “tutto è possibile”. “Quello che sappiamo è che i russi violano i nostri sistemi, non solo quelli governativi ma anche quelli privati”, ha continuato Obama, affermato come, a suo avviso sia “possibile che il capo del Cremlino, Vladimir Putin, preferisca il repubblicano Donald Trump ad una presidente democratica come Hillary Clinton”. In più, ha sottolineato Obama, “Donald Trump ha più volte espresso ammirazione per Vladimir Putin”.

Per il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, invece, la Clinton sarebbe talmente coinvolta nello scandalo, che pur di evitare di affrontarlo sta cercando “di addossarne la responsabilità ai russi”. In effetti, lo scandalo delle mail ha provocato, negli scorsi giorni, un vero e proprio terremoto politico, che ha evidenziato come le primarie del partito siano state tutt’altro che imparziali. Assange, che ha già negato il coinvolgimento degli hacker russi nell’operazione in un tweet sull’account dell’organizzazione, ha annunciato, inoltre, in una intervista rilasciata alla Cnn, che Wikileaks sarebbe pronta a mettere in rete “molto altro materiale”. Per il fondatore di Wikileaks, che in passato ha espresso la sua avversione per la candidata alla Casa Bianca in diverse occasioni, tanto da attribuirle la responsabilità della “persecuzione” nei suoi confronti, ha quindi ribadito che i democratici starebbero usando lo spauracchio del complotto internazionale in stile Guerra Fredda per “deviare l’attenzione” dal contenuto delle e-mail.

Se nei giorni scorsi da Mosca nessuno aveva replicato alle accuse del responsabile della campagna elettorale della Clinton, la replica del Cremlino alle affermazioni di Obama, invece, non si è fatta attendere. “Il presidente Putin ha detto ripetutamente che la Russia non ha mai interferito negli affari interni, in particolare nei processi elettorali, di altri Paesi”, ha dichiarato oggi in merito alla vicenda il portavoce del Cremlino, Dmitrj Peskov.