South Korean and U.S. Marines from III Marine Expeditionary Force from Okinawa, Japan, fire their machine guns during their joint military winter exercise in Pyeongchang, South Korea, Tuesday, Dec. 19, 2017. More than 400 marines from the two countries participated in the Dec. 4-22 joint winter exercise in South Korea. (AP Photo/Ahn Young-joon)

In vista del summit sul nucleare
ricominciano i giochi di guerra

Centinaia di marines americani e sudcoreani hanno ricominciato le loro simulazioni di guerra nella penisola coreana in vistadel prossimo summit sul nucleare. Summit che vedrà il segretario di stato americano Mike Pompeo incontrare il suo omologo nordcoreano per proseguire la via della distensione e del disarmo accordato nei colloqui precedenti.

Le forze congiunte, che si sono incontrare nell’aera sud-orientale della penisola, condurranno nei prossimi giorni una nuova sessioni di esercitazioni militari che erano state sospese a tempo indeterminato – insieme a manovre militari su scala più vasta – dopo lo storico incontro tenutosi a giugno tra il presidente Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong Un. In seguito all’incontro, una serie di segnali di distensione e pacificazione avevano accompagnato il termine di queste continue prove di forza; in risposta ai test balistici portati avanti da Pyongyang e alle continue minacce lanciate dal dittatore Kim nei confronti degli Stati Uniti e dei suoi partner nella regione del Pacifico. 

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Il ministero della Difesa della Corea del Sud ha detto che circa 500 marines si eserciteranno in operazioni di sbarco, ma in aree ben distanti dal 38esimo parallelo. Ulteriori dettagli non sono stati forniti, ma un ufficiale sudcoreano ha rilasciato alcune informazioni secondo cui le esercitazioni vedranno coinvolte unità del III Marine Expeditionary Force di Okinawa – base strategica degli Stati Uniti per le operazioni nella regione.

Dopo lo storico il summit di Singapore, il presidente americano Donald Trump aveva annunciato la volontà di sospendere ogni azione che avrebbe potuto precludere la via della pacificazione con la Corea del Nord: “Fermeremo i nostri war games” aveva dichiarato. Le esercitazioni, portate a termine regolarmente da Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone, in quell’occasione erano state definite dal tycoon “provocatore” e “molto costose”. A questa decisione erano seguiti importanti segnali anche da Pyongyang, che decise di ritirare alcune batterie di artiglieria pesante dal confine, e della Corea del Sud, che silenziò le batterie di “propaganda” dotate di altoparlanti ad altissimo volume che diffondevano messaggi anti-Pyongyang ogni tempo.

Le esercitazioni sospese comprendevano “manovre di guerra” su vasta scala con operazioni navali, terrestri e di aviazione – Vigilant Ace – che venivano considerate dalla Corea del Nord delle prove generali per un’ “invasione”. La scelta di interrompere queste continue esercitazioni – che fuor di dubbio ha contribuito alla distensione – venne criticata da alcuni analisti militari e membri del Congresso che espressero la loro preoccupazione riguardo un eventuale calo della prontezza delle forze che sarebbero dovute intervenire in caso di escalation. Ora l’opzione di riprendere le normali esercitazioni e di ricominciare i “giochi di guerra”, anche se in scala ridotta, si presenta a ridosso del nuovo incontro al vertice per proseguire la strada del disarmo voluta dagli Stati Uniti; dato che alcuno smantellamento vero e proprio del programma missilistico nord coreano e dei siti interessati è avvenuto o è stato certificato.

Il segretario di stato Mike Pompeo incontrerà presto a New York la sua controparte nordcoreana, il portavoce Kim Yong Chol, per ottenere garanzie degli sforzi di Pyongyang e persuadere Kim Jong-un a rinunciare alle sue armi nucleari. Nel frattempo, la decisione di ricominciare o meno manovre militari su vasta scala è stata rimandata alla dead-line del 1 ° dicembre dal Pentagono.

Il dittatore comunista Kim, durante l’incontro di Singapore, accettò la condizione della “completa denuclearizzazione della penisola coreana” al cospetto del presidente Trump e del presidente sudcoreano Moon Jae-in. Ma ai negoziati non sono seguiti i piani reali di smantellamento e dei cambiamenti sensibili. La fase di distensione raggiunta, che ha visto la completa sospensione dei test missilistici e nucleari e la restituzione dei resti di alcune truppe statunitensi uccise nella guerra di Corea del 1950-53, è stata un grande progresso per i rapporti tra i due Paesi, ha commentato Mike Pompeo, che si è detto fiducioso nel portare a termine questi negoziati che interessano il futuro e la sicurezza nel mondo intero.

Dopo la parole gli Stati Uniti vogliono vedere i fatti: “Non solo completa la denuclearizzazione, ma anche la possibilità di verificare che ciò sia avvenuto”, ha affermato Pompeo. E se Pyongyang non manterrà la parola data, si teme che tutto possa tornare come era prima. Con missili intercontinentali in preriscaldamento nei siti, e bombardieri e carri armati pronti sul 38esimo parallelo.