NEW YORK, NY - SEPTEMBER 21:  Burmese opposition leader Aung San Suu Kyi speaks to the media following a meeting with United Nations Secretary-General Ban Ki-Moon at the U.N. on September 21, 2012 in New York City. The 67-year-old Nobel laureate has also met with U.S. President Barack Obama and U.S. Secretary of State Hillary Clinton since arriving in the states. At a ceremony in the U.S. Capitol Aung San Suu Kyi received the Congressional Gold Medal.  (Photo by Spencer Platt/Getty Images)

Violenza senza fine

Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991 e leader della National League for Democracy (NLD), il principale partito d’opposizione alle elezioni legislative di domenica prossima in Birmania, in uno dei più grandi raduni della sua formazione politica che si è tenuto ieri a Thingangyun, nel distretto di Yangoon, ha denunciato più di cento casi di violazioni e soprusi durante la campagna elettorale iniziata l’otto settembre scorso.

Davanti a migliaia di persone, scese in strada per uno degli ultimi raduni pre-elezioni, il numero uno della NLD, senza mai citare i suoi avversari dell’Union Solidarity and Development Party (USPD) – la formazione emanazione dei militari, che dal 2011 dopo la fine della dittatura è al potere – ha spiegato che in questi due mesi di campagna elettorale diversi candidati e militanti del suo partito sono stati oggetto di minacce e impedimenti, che vanno dalla distruzione dei manifesti di propaganda, fino ad attacchi armati.

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La settimana scorsa, Naing Ngan Linn, candidato in queste elezioni e già membro del Parlamento nelle fila del partito della Aung San Suu Kyi, è finito in ospedale a Yangoon dopo essere stato attaccato da alcuni uomini armati di spada mentre partecipava ad un tour elettorale nel distretto di Thaketa. L’uomo ha riportato gravi ferite alla testa e alle braccia. Insieme a lui anche altri tre membri della NLD sono rimasti lievemente feriti.

Nonostante questo clima di intimidazione, secondo molti sondaggi, il partito guidato dal premio Nobel per la pace, ha buone probabilità di vittoria. Anche se, grazie ad una legge del 2008 fatta appositamente dai militari, ad Aung San Suu Kyi è negata la possibilità di diventare presidente del Paese in quanto madre di due cittadini britannici. Inoltre, sempre secondo quanto prevede la Costituzione, il 25 per cento del totale dei seggi in parlamento -senza neanche partecipare alle elezioni – è riservato ai militari della vecchia giunta militare.

A queste elezioni legislative, che chiameranno al voto oltre trenta milioni di cittadini, si sfideranno più di 90 partiti politici, con un totale di 6.065 candidati. Per vigilare sull’esito corretto di questa tornata elettorale, come più volte chiesto anche dalla stessa Aung San Suu Kyi, ci saranno più di diecimila osservatori di organizzazioni nazionali ed internazionali. Tra loro anche 470 diplomatici delle 32 ambasciate presenti in Birmania e 183 membri di nove diverse organizzazioni non governative che da tempo lavorano nel Paese. I giornalisti stranieri accreditati saranno 290.

Ma il timore di irregolarità rimane altissimo. E il ricordo delle elezioni del 1990, vinte dalla NLD con 392 su 492 seggi e mai riconosciute dalla sanguinaria dittatura militare birmana, è ancora molto forte. E fa ancora paura.