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“Vi racconto la mia vita con i tagliagole”

La città di Atma e la Shari’a House sono degli hub di transito e di smistamento dei combattenti nel nord della Siria.

Ma nonostante la funzione di questa base, secondo i racconti di Said – il jihadista pentito che abbiamo incontrato Grozny – risulti essere meramente logistica, anche qui il grado di violenza che caratterizza i miliziani di Daesh è estremo.

 

È proprio qui infatti che Said guarderà in faccia per la prima volta l’orrore del Califfato. “Tre giorni dopo il mio arrivo ad Atma”, inizia a raccontare Said, “verso le 11 di sera, gli uomini dell’Isis hanno fermato un bus con alcuni rifugiati siriani che si stavano dirigendo in Turchia”. “Li hanno fatti scendere dall’autobus e li hanno portati al secondo piano della Shari’a House”, racconta, “qui li hanno fatti sedere a terra, erano circa 12 persone. Un jihadista tunisino faceva loro delle domande a proposito della loro religione, chiedeva loro se fossero salafiti”.

“Quattro di loro hanno dato risposte sbagliate: così li hanno sbattuti dentro un’altra stanza con delle porte di metallo”, continua. “Poi hanno preso il telefono del quarto ragazzo e hanno trovato delle immagini di alcuni soldati in posa con i carri armati del governo di Assad, assieme ad un video in cui comparivano delle bandiere della Repubblica Araba Siriana”, racconta Said con voce emozionata. “Così hanno iniziato a picchiarlo”, prosegue, “il ragazzo aveva 16 anni, al massimo 17”. Said racconta che dopo averlo pestato, alcuni jihadisti hanno preso da parte alcuni membri del gruppo e gli hanno comunicato che erano tutti liberi di andare, eccetto i quattro ragazzi, che dovevano restare lì. “La mattina dopo i quattro sono stati portati in un luogo poco distante e lì sono stati decapitati” continua il suo racconto quasi sussurrando, con la voce rotta, “poi mi hanno mostrato il video della loro esecuzione sul telefonino di uno dei miliziani, me lo mostravano ridendo, per loro era una cosa normale, divertente”.

https://www.youtube.com/watch?v=rRVX0eAdwAE&feature=youtu.be

A quel punto, racconta Said, “ho iniziato ad avere i primi dubbi su quello che stavo facendo e i primi ripensamenti sul fatto che avevo giurato di obbedire fino alla fine dei miei giorni ad un uomo che neanche conoscevo e sul fatto che loro avevano i miei documenti e che quindi non ero più padrone di me stesso”. “Mi sono reso conto di essere in trappola, non sarei potuto tornare immediatamente indietro o scappare via”, racconta a questo punto Said, “perché avrebbero ucciso e decapitato anche me”.

Per questo Said accetterà di essere trasferito, come previsto, dopo 6 giorni, assieme agli altri miliziani, nella “Caucasian House”, la base dei combattenti appartenenti all’Emirato del Caucaso, nella città di al Quaryatayn in Siria. “Qui in due settimane mi hanno insegnato come maneggiare un fucile”, racconta Said, “nel periodo in cui sono stato lì, ci siamo scontrati sia con l’opposizione dell’Esercito libero siriano, con cui ci contendevamo il campo di addestramento, sia con l’esercito di Assad”.

“Quando sei appena arrivato”, continua, “non ti mandano immediatamente a combattere al fronte, nelle prime linee, per questo io sono stato assegnato al pattugliamento dei confini”. Said ci racconta della sua vita ad al Qaraytayn. Una vita con poche regole, ma da rispettare alla lettera: non si poteva lasciare la base e l’utilizzo dei cellulari e di macchine fotografiche era proibito. A tutto il resto, pensava lo Stato Islamico: Said, infatti, non percepiva alcuno stipendio, ma il Califfato provvedeva a tutte le sue necessità, dal cibo all’alloggio, alle armi. Hai mai ucciso qualcuno, gli chiediamo? “No, per fortuna non sono arrivato a questo punto”, risponde sorridendo appena.

Ma di esecuzioni a sangue freddo Said ne ha viste almeno due. La prima, appena arrivato ad Atma. Della seconda esecuzione a sangue freddo ci mostra addirittura il video, che ha ancora conservato nel suo telefonino. Nelle immagini che scorrono sullo smartphone si vedono alcuni ragazzi siriani inginocchiati a terra. “Avevano quattordici anni appena”, ci dice Said. Un uomo li stordisce uno ad uno con un colpo secco alla testa, sferrato con il calcio del fucile. Poi la sventagliata di proiettili alle spalle. I corpi esangui delle giovani vittime si accasciano uno dopo l’altro sul pavimento della stanza spoglia con le pareti di cemento armato. “Prima di ucciderli li hanno insultati, li chiamavano spie e infami”, ci dice Said mentre scuote la testa, “la verità è che erano solo bambini”.

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  • Steel Glove

    Contrasto al terrore islamico. C’è chi lo definisce guerra di religione, chi scontro di civiltà, chi semplicemente legittima difesa da un bieco terrorismo fine a se stesso, chi un conflitto come un altro scatenato da meri interessi economici e territoriali, chi semplicemente una pura invenzione architettata da media corrotti, servizi esteri deviati o poteri forti interessati. Sta di fatto, però, che comunque la si chiami, sta producendo sofferenze e morti reali e che, soprattutto, ha già varcato senza resistenze i confini di casa nostra. Ma quali chances di vittoria potrebbe mai avere un nemico travestito di nero che combatte la guerra privo di un esercito organizzato, di navi, aerei, carri armati e divise? Molte direi! Perché non esistono armi più potenti della folle ideologia, della cieca devozione, dell’ignoranza più oscura, della disperazione più totale o della semplice pazzia. E non vi è soldato più feroce e combattivo di colui che nutre disprezzo per la propria e l’altrui vita o che ambisce a ricompense eterne garantite per fede. E’ se ciò non dovesse bastare a farci rabbrividire e metterci in guardia per il futuro allora basta dare uno sguardo alla fabbrica degli zombi, la scellerata creazione di un esercito di bambini privati della loro infanzia ed innocenza, al cui posto è stata innescata una carica di odio senza fine pronta ad esplodere nel tempo e dovunque contro tutto ciò sia diverso dai loro creatori.

    • giuseppe brunetti

      ” Ma quali chances di vittoria potrebbe mai avere un nemico travestito di nero che combatte la guerra privo di un esercito organizzato, di navi, aerei, carri armati e divise?” Domanda ben posta, direi… Forse perché manca la reale VOLONTA’ POLITICA di combatterlo? Forse perché esistono regimi come quello turco o quello saudita “a ben altre faccende affaccendati”? Se bastasse a fare i kamikaze per vincere le guerre il Giappone a quest’ora sarebbe padrone dell’Asia…

      • Steel Glove

        Salve Giuseppe. Certo! Anche queste cose hanno il loro importante peso il che, rende tutto ancora più difficile e pericoloso.

  • Horten

    “L’ Emirato del Caucaso”. Questi dovrebbero poi tornare in Dagestan e Cecenia a fare quello che fanno in Africa e Medio Oriente??? Immagino cosa accadrebbe se al posto di Kadirov ci fosse la Boldrini.
    La Shoah delle popolazioni autoctone di quelle regioni mentre Rai, Repubblica, La Stampa, Huffingtonpost, etc. ci parlerebbero di Barbie che ha tradito Ken con Big Gim nella migliore delle ipotesi.
    Nella peggiore i morti verrebbero attribuiti a Putin o all’islam sciita o al Papa.

    • Kipelov

      Oppure i soliti detrattori scriverebbero che la russia non rispetta i diritti delle minoranze.Lo stanno già facendo anche qui sui forum.Intanto la russia agisce,con buona pace del politically correct occidentale(e per fortuna,ma questo è un mio parere personale).Si potrebbe anche discutere sui mezzi adottati in certi contesti, ma con un nemico quale l’Isis si è visto quanto contino le buone parole ed i concetti di democrazia e stato civile.D’altronde, il fine ultimo in guerra(perchè lo siamo, a dispetto dei buonisti piddini) è l’eliminazione del nemico.In questo, i russi non devono ricevere insegnamenti da nessuno.Ci hanno già provato,in cecenia:si è visto che fine hanno fatto, i cari terroristi del caucaso.Qui invece esistono ancora italioti che vedono nella russia ed in Putin tutti i mali del mondo:i primi che aprono bocca,protetti(per ora) dal garantismo della società occidentale.Non hanno capito che la cara vecchia europa sta diventando un califfato islamico a tutti gli effetti.Con la connivenza delle autorità locali.Ma no,noi invece ci inchiniamo a chi l’isis l’ha creato e non sta facendo nulla per fermarlo.

    • giuseppe brunetti

      Riuscite a tirare in ballo la Boldrini anche in questi casi? Certo che è difficile leggere tante scemenze in un solo post…

      • Kipelov

        Mah, caro Giuseppe… scemenze mica tanto. Al di là di una preferenza politica, mi sembra che l’esempio calzi comunque.. Qui anche i terroristi sono “risorse ” a discapito totale dei cittadini italianitalianiinvece chi sgarra paga e.. i pericoli per la società vengono tolti dalla circolazione… Con ogni mezzo.Se poi un nostro ministro dichiara pubblicamente che “i nostri usi e costumi “devono adeguarsi ai nuovi arrivi… la differenza in stile ed atti concreti è palese, a mio modesto avviso

  • giuseppe brunetti

    E’ cmq interessante che Said testimoni che l’ISIS non si scontra solo con l’esercito di Assad ma anche con l’Esercito libero siriano (che secondo i filo Putin sarebbero “terroristi” al pari dell’ISIS…)