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“Velo è propaganda degli islamisti”

Islam e laicità, un tema molto complesso e dibattuto in quest’epoca segnata in maniera drammatica dal terrorismo islamista. Paradossalmente, mentre in Occidente si fa sempre più strada, in maniera pericolosa, “l’Islam politico” più radicale, in alcuni stati arabi questo fenomeno viene contrastato in maniera vigorosa. Inoltre, nel Vecchio Continente la propaganda degli islamisti si manifesta in maniera sempre più efficace e preoccupante. Casi emblematici quelli legati all’uso del velo e del burkini.

Ne abbiamo parlato con Sherif El Sebaie,  Italo-greco-egiziano di fede musulmana, esperto di Diplomazia Culturale, rapporti euro-mediterranei e politiche sociali di integrazione. Nel 2008 viene ufficialmente invitato dal Dipartimento di Stato Usa a partecipare all'”International Visitor Leadership Program”, un programma di scambi professionali per leader internazionali e nel 2015 è stato scelto dall’Università della Virginia, a seguito di bando, come uno dei 10 Fellow del Simposio Internazionale di Arte Islamica. È inoltre opinionista di Panorama.

Come dimostra questo video, nell’Egitto laico del 1953 il presidente Gamal Abd el-Nasser si prendeva gioco del movimento islamista dei Fratelli Musulmani e ironizzava sulla possibilità che le donne potessero essere obbligate a portare il velo. Che cosa ne pensa?

Penso che se un politico egiziano facesse oggi lo stesso, identico, discorso, non si scatenerebbe certo in sala la risata con cui all’epoca furono accolte le battute del presidente Nasser. A partire dagli anni 70, infatti, il suo successore Sadat ha lasciato mano libera al movimento dei Fratelli musulmani nelle moschee e nelle università proprio per contrastare l’eredità laica e filocomunista nasseriana, e il risultato è che oggi la maggioranza delle donne – per convinzione o a causa della pressione sociale – è velata. Sono stati proprio i Fratelli musulmani a intendere, in origine, la diffusione del velo come segno della presa che hanno sulla società e una dimostrazione di forza nei confronti del governo, anche se oggi si è ovviamente persa la memoria di questo significato politico, e vige la convinzione – veicolata dagli islamisti – che il velo sia una prescrizione religiosa. E’ curioso comunque notare che all’indomani della deposizione del Presidente islamista Morsi, dopo un anno fallimentare di governo dei Fratelli musulmani, molte donne hanno scelto di togliersi il velo.

Il Corano impone l’uso del velo?

La questione è tuttora dibattuta dalle stesse autorità religiose islamiche, anche alla luce dell’interpretazione dei termini con cui si fa riferimento all’atto di velarsi nel Corano. Ci sono diversi teologi musulmani, sebbene siano in minoranza al momento, che hanno iniziato il processo di decostruzione dell’obbligatorietà del velo nel mondo islamico, affermando che i versetti invitano semplicemente alla modestia, al “coprire le parti belle” come recita uno dei versi del Corano. Quello che però mi preme sottolineare è che, a prescindere da ciò che imporrebbe il Corano, le donne musulmane – in particolare in Egitto – avevano iniziato già negli anni venti a svelarsi. Fu Hoda Shaarawi, pioniera del femminismo egiziano, a togliersi il velo che copriva il suo volto al ritorno da un convegno femminista a Roma. Nei decenni successivi, c’è stata una totale emancipazione dei costumi di abbigliamento in ambito urbano. Tant’è vero che se si guardano le foto dell’epoca, incluse quelle scattate nelle classi femminili della facoltà di teologia islamica o le foto di famiglia di autorevoli esponenti religiosi, non compaiono donne velate. Il processo del “ri-velamento” è iniziato negli anni ’70, e si è rafforzato negli anni ’90 con il ritorno in patria, a seguito della guerra del Golfo, di molti immigrati che lavoravano da decenni nelle petromonarchie dove velarsi fa parte delle abitudini e dei costumi locali.

L’estate scorsa si è molto parlato di burkini in spiaggia: credi che faccia parte del corredo estetico imposto dagli islamisti? In Egitto è vietato? Dovremmo prendere esempio dall’Egitto? 

Il burkini come marchio e modello abbastanza recente è frutto di un processo di marketing commerciale che si adegua alle regole estetiche imposte o propagandate dagli islamisti, che impediscono alle donne di andare in spiaggia con un normale costume da bagno. Anche qui, se uno va a vedere foto e film degli anni 50 e 60 non troverà nessuna donna egiziana andare in spiaggia totalmente vestita, però a seguito del processo di “islamizzazione dei costumi”, oggi questa è la normalità nelle spiagge pubbliche egiziane e quindi non è vietata in Egitto. Però in Egitto ci sono anche le spiagge (e le piscine) private, come quelle degli alberghi, resort, villaggi turistici, dove l’amministrazione spesso vieta – con tanto di appositi cartelli – di fare il bagno vestite o con il burkini. Si tratta in realtà di un modo per permettere a chi non vuole adeguarsi alle mode islamiste di avere uno spazio in cui esercitare la propria libertà, perché la realtà è che laddove si diffonde il burkini, a finire discriminate sono proprio quelle che scelgono di non indossarlo. Credo quindi che si debba piuttosto prendere esempio dagli errori dell’Egitto, che non ha vietato certe abitudini alloctone quando si era ancora in tempo.

L’Occidente in molti casi sembra quasi simpatizzare per islamisti e Fratelli Musulmani. Non pensi che dovrebbe stringere rapporti con l’Islam più “laico”? 

Il problema è che gli Islamisti sono organizzati, strutturati in associazioni e partiti, e profumatamente finanziati da paesi che hanno interesse ad estendere la propria egemonia geopolitica. L’Islam “laico” – proprio perché non interessato a fare politica facendo leva sull’etichetta religiosa – non è strutturato in associazioni con il “marchio confessionale” che tanto piace alle istituzioni occidentali per motivi elettorali, finanziari e mediatici. D’altronde è molto più spendibile mediaticamente un’ eletta con il velo di una che non ce l’ha. Basti vedere cosa succede nei comuni italiani: il dialogo è solo con il mondo delle moschee, dell’associazionismo di chiaro stampo confessionale, i musulmani laici vengono demonizzati come soggetti che cercano visibilità mediatica (e di certo il precedente di chi è passato da una posizione di moderazione laica allo sparare a zero sull’islam non aiuta) e prontamente messi da parte in quanto ritenuti “non abbastanza musulmani”, e in questo purtroppo istituzioni occidentali ed islamisti la pensano allo stesso modo. Come ha detto il politologo Bassam Tibi: lo stato (in quel caso tedesco) sceglie il dialogo con l’Islam politico a scapito dei musulmani laici, e facendo questo, uccide ogni prospettiva di Islam europeo.

A Torino la Sindaca Chiara Appendino sostiene che per integrare i musulmani bisogna implementare una finanza conforme alla Sharia che li favorisca nel comprare casa. Cosa ne pensa?

Mi sorprende che proprio lei, laureata alla Bocconi in economia, non sappia che le banche islamiche sono una minoranza del sistema bancario negli stessi paesi musulmani. Quindi mi sfugge come possa la finanza islamica, e i prodotto finanziari conformi alla sharia, aiutare ad integrare i musulmani. Semmai potrebbero servire a lei per far quadrare il bilancio del comune, ma almeno si abbia il coraggio di dirlo apertamente: abbiamo bisogno dei fondi del golfo per mandare avanti la baracca, senza nascondersi dietro buone (e vacue) intenzioni. Quello che serve per integrare i musulmani sono strumenti culturali che li facciano identificare nel paese che li ha accolti e faccia scoprire al contempo la ricchezza della loro cultura al paese ospitante. La realtà è che la Sindaca Appendino ha dimostrato in più occasioni di non discostarsi da quella visione radical chic che non riesce a guardare i musulmani al di fuori della lente velo-moschea-sharia e aggiungerei Kebab. Non a caso l’attuale giunta è impegnata ancor più di quella precedente nel dialogo con il mondo delle moschee, estromettendo del tutto qualsiasi voce che non si uniformi a questa visione dell’Islam.

In molti paesi arabi, così come in Egitto, Siria e Russia, l’associazione dei Fratelli Musulmani è considerata un’organizzazione terroristica. Dovrebbe essere così anche in Italia? Pare invece che abbiano trovato spazio nei partiti, anche con ruoli importanti…

Sono convinto che il movimento dei Fratelli musulmani rappresenti l’incubatore ideale dell’estremismo jihadista. E la loro esperienza di governo in Egitto, con le conseguenze patite dal paese dopo la loro deposizione, dimostra che sono ancorati ideologicamente ad un’ideologia violenta e discriminatoria. So perfettamente che alcune guest star occidentali dei raduni degli islamisti si affannano a spiegare che il movimento dei Fratelli musulmani è pacifico e non violento. Ma questo cozza con la loro storia che aveva visto nascere un braccio armato che si è macchiato di diversi assassini politici, cozza con il fatto che molti jihadisti siano passati dalle file della Fratellanza e – più recentemente – con le 70 chiese bruciate in Egitto dopo la loro deposizione, il jihadismo virulento che si è scatenato mentre esponenti dei Fratelli dichiaravano ambiguamente che “tutto questo si fermerà quando l’ex-Presidente, attualmente in carcere, tornerà a Palazzo” etc.

Come giudichi l’operato del generale al-Sisi dal suo insediamento ad oggi?

L’operato sul piano ideologico è ottimo, sul piano economico molto meno. El Sisi insiste molto sulla necessità di riformare il discorso religioso parlandone apertamente con i massimi vertici religiosi islamici, ribatte sul fatto che non ci debbano essere distinzioni su basi religiose tra egiziani, ed è stato il primo presidente a recarsi annualmente in Cattedrale a porgere gli auguri natalizi ai cristiani egiziani, promuovendo al contempo una legge che facilita la costruzione delle chiese. Ma la performance sul piano economico dopo la svalutazione della lira egiziana, l’aumento folle dei prezzi, etc mette a dura prova gli strati più poveri della popolazione. Francamente non lo invidio: governare un paese capace di aumentare di un milione di abitanti in sei mesi, dove l’analfabetismo è endemico, dove il turismo è fermo, e che ha attraverso ben due rivoluzioni non è proprio una passeggiata. Però spiegare in Occidente quanto sia difficile governare un paese come l’Egitto, e di quanto siano pericolose le alternative ai militari, visto la debolezza e divisione del campo laico, è una dura impresa. C’è sempre chi è pronto a farti passare per “amico del dittatore”. Cerchiamo però di essere realisti: come stanno la Libia, lo Yemen, la Siria, l’Irak dopo che si è cercato o si è riusciti ad abbattere i regimi precedenti?

L’Egitto sembra aver ridimensionato la sua dipendenza dall’Arabia Saudita, cominciando ad acquistare il petrolio dall’Iraq. Ricordiamo le diverse posizioni sul conflitto siriano e il voto dell’Egitto in sede ONU a fianco di Russia e Cina, che fece infuriare i sauditi. Qual è la strategia geopolitica di al-Sisi a suo parere? 

I sauditi hanno sostenuto l’economia egiziana, e se non fosse per il loro aiuto dopo la deposizione degli islamisti, l’Egitto avrebbe rischiato scenari che non voglio manco immaginare. Però anche i sauditi hanno i loro interessi geopolitici, e un bravo presidente deve sapere mediare fra gli interessi del paese che governa e quelli dei suoi vicini. A quanto pare El Sisi sembra esserci riuscito, visto che le forniture di petrolio saudita hanno appena ripreso. Acquistare petrolio dall’Irak serve però a diversificare, ed avere garanzie per il futuro. Credo che El Sisi cerchi di fare l’interesse dell’Egitto barcamenandosi in uno scenario geopolitico complicatissimo e mutevole come può essere solo quello del Medio Oriente. I rapporti con i russi servono a bilanciare quelli con gli americani, che hanno dimostrato nell’epoca di Obama di non essere alleati affidabili: erano pronti ad accettare gli islamisti al potere purché ci fossero certe garanzie geopolitiche e finanziarie. Una follia, perché gli islamisti prima o poi svelano la loro vera faccia, e credo possa anche risparmiarmi di fare degli esempi.

Al-Sisi sembra avere un certo certo feeling con il presidente Usa Donald Trump e la vittoria del tycoon è stata accolta con un certo favore dai media egiziani. Sarebbe stato lo stesso con Hillary Clinton al potere? 

Non credo proprio. L’amministrazione Obama, di cui la Clinton faceva parte, era quella che insisteva per la deposizione di Mubarak nonostante i rischi che si potevano ben immaginare. Ed è quella che avrebbe accettato un Egitto islamizzato in cambio della salvaguardia dei propri interessi. In effetti, subito dopo la deposizione di Morsi, l’amministrazione Usa sospese gli aiuti militari. Trump ha espresso interesse a dichiarare i Fratelli musulmani un’organizzazione terroristica e a sostenere militarmente ed economicamente il governo egiziano. Questo coincide con gli interessi strategici dell’Egitto, da cui la sintonia con Trump.

Ultima domanda: il Premier Gentiloni, già da Ministro degli Esteri, non è mai stato tenero nei confronti del governo egiziano e di Al-Sisi. Le cose sono migliorate ora? 

Lo capiremo se e quando l’Ambasciatore italiano farà ritorno al Cairo.

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  • Tobi

    l’islamizzazione (e nella sua forma più radicalizzata, il wahabismo) procede in Europa soprattutto attraverso grossi flussi di denaro (petroldollari) verso società ed enti “culturali”. Evidentemente anche alcuni politici italiani beneficiano di questi soldi, altrimenti non farebbero certe dichiarazioni contro l’interesse dell’Italia e prima ancora della nostra libertà. Vedrete che con certi politici corrotti l’islam non avrà bisogni di jihad per entrare in Italia. La sharia sarà introdotta democraticamente. Banalmente.

  • Ling Noi

    Gentiloni, da buon demente cattosinistro europeo, è contro Al-Sisi e parteggia per i terroristi islamici.

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Insultando gli altri cosa credi di edificare?

  • Gianni Fazion

    Tutta la sinistra parteggia per i terroristi islamici, ce l’hanno nel DNA, per loro i terroristi sono persone normali che sono state sfruttate nel passato, nel presente e nel futuro. Quando molti stati occidentali hanno rapporti privileggiati con stati canagli…. questa è la conseguenza. Si prostituiscono per un cucchiaio di petrolio. Molti stati che hanno come religione l’Islam, sono tolleranti di altre religioni e del modo di vita degli occidentali, ma certi stati dovrebbero essere messi all’indice e resi impotenti senza ma, senza se, senza forse.

  • telepaco

    L’Appendino, demente radical chic al potere, è una vera nullità. D’altronde cosa ci si poteva aspettare da una che prima di entrare nel M5S era simpattizzante di SEL? Una deficiente che da quando fa il sindaco di Torino si è occupata solo di musulmani, di integrazione a senso inverso, di diete vegane nelle scuole e di amenità simili. Non un solo cambiamento in meglio è stato notato dai miei amici e conoscenti a Torino negli ultimi 8 mesi, non si è occupata di nulla per quanto riguarda quartieri degradati a maggioranza straniera. Questa è più stupida del suo predecessore, e ho detto tutto….

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Per il degrado e la mancanza di senso civico in Italia non puoi sempre incolpare gli stranieri.

  • dottor Strange

    le moschee non sono luoghi sacri, sono un mix fra basi militari e sezioni di partito. dentro le moschee si nascondono armi e si ammazza o si tortura. gli imam non sono l’equivalente dei preti, sono semianalfabeti (pagati da sauditi e Qatar) che si autoproclamano “capi della preghiera” e diffondono l”estremismo. in Uzbekistan (ci sono stato, sono un girellone…), dopo una grossa rivolta (sedata nel sangue) nel Fergana, hanno risolto la questione in tre mosse: 1) l’università islamica di Taskent è l’unica ad interpretare il corano, chi non è d’accordo va a lavorare in miniera. 2) non sono ammessi predicatori stranieri. 3) ogni imam scrive la “predica” (prima di dirla in moschea) e la fa leggere alla polizia; se non piace alla polizia, l’imam va a lavorare in miniera. In Europa siamo più fessi del governo uzbeko! in Italia dovremmo adottare due provvedimenti: 1) niente moschee; 2) niente imam. punto.

    • TheoGattler

      3) niente islamici

    • ca.bo.

      Giusto. Se uno si proclama imam al massimo predichi in casa sua. In America chiunque può autodefinirsi nipotino di Cristo. Però si affitta il tendone e paga il suolo pubblico (e lo si sorveglia). In proposito perchè non si pretendono dai rom questa locazione e la Tarsu? Vedrete che se ne andranno da soli.

  • la-gazza

    tra i vari dilettantismi dei 5 stelle non vorrei che ci fosse anche quello di farse prendere in giro dalla taqiya, come ha iniziato a fare la Raggi dopo la manifestazione davanti al colosseo qualche tempo fa… anche il Pd non arriva a tanto, tant’è che prende sempre tempo…

  • Sergio

    Sbaglia e tanto però tutti si preoccupano di cosa fa la Raggi a Roma.

  • paracelso

    anche lì appendino si rivela una piccola ruffiana serva di qualcuno, quello che dice non ha senso, in quanto la finanza islamica non è interessata alle cazzate popolari che lei racconta

  • azo

    Le moschee, non sono altro che come le parrocchie delle chiese di trecento anni fa, quando i papi, i cardinali e i vescovi, avevano i loro eserciti e quando inventarono l`ESORCISMO, per bruciare o assassinare coloro che avevano altri ideali. Pensate un po con che gente vogliono farci convivere!!!

  • Raoul Pontalti

    Intervistare un uomo di Al Sisi sulla Fratellanza musulmana è ome intervistare Di Pietro su Berlusconi…

  • ca.bo.

    Al di là delle singole opinioni, nello specifico stretto resta buona la considerazione che il velo è un mezzo di propaganda: con questo sistema nel giro di un decennio s’è impadronito della sola città turca che guardava a occidente. Non solo induce le ultime refrattarie a coprirsi a scanso di guai, ma offre a Erdogan il termometro della sua popolarità, senza bisogno dei sondaggi di Pagnoncelli (e questo è un buon motivo per proibirlo – lo stesso per il burkini, a meno che non gli si conceda qua e là un pezzetto di spiaggia per la tolleranza… ammesso che ce ne sia però anche uno per i naturisti…!). In generale però, ancora non riesco a capire le posizioni del Movimento 5 stelle: vuol chiudere le frontiere o no? Vuol rimpatriare di corsa sospetti terroristi e delinquenti di mezza tacca o no? Vuole o no darci il diritto di difenderci o no? Vuole o no rispedire i rom slavi, rumeni e bulgari nei paesi da dove son venuti o no? Provino i nostri politici a restare oltre 30 giorni in una qualsiasi nazione extra CE. Si ricordino che Germania e Austria diventarono naziste per due motivi principali: il desiderio di vendicarsi dei francesi e la disoccupazione che cercò il suo agnello sacrificale negli ebrei scappati a ovest da paesi schifosamente antisemiti, prima fra tutte la Romania e la Polonia.

    Dovrò votare per forza Salvini o la Meloni?

  • ca.bo.

    Ma quante volte ho scritto ‘o no’? Quando imparerò a rileggere prima di spedire, soprattutto se un pò mi girano?