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Dopo un secolo la riunificazione tra Romania e Moldavia è possibile?

La Romania celebra la sua principale festività nazionale per commemorare non tanto l’indipendenza conquistata nel 1878 ma, piuttosto, la cosiddetta Unirea, ovverosia il completamento del processo di unità nazionale coronato, il 1 dicembre 1918, dalla proclamazione dell’annessione della Transilvania e delle province della Bessarabia e della Bucovina, costituenti l’attuale Moldavia, alla madrepatria.

A un secolo dalla celebrazione, nella città di Alba Iulia, della prima “Giornata della Grande Unione”, l’ipotesi di una nuova integrazione del territorio moldavo nella nazione romena non è considerata solo un’eventualità remota ma, al contrario, rappresenta un’eventualità che viene considerata come un’ipotesi percorribile dalle istituzioni di entrambi i Paesi. Nel novembre 2013, ad esempio, il leader di Bucarest Traian Băsescu indicava nell’unione tra i due Paesi il grande obiettivo per la Romania dopo l’ingresso nell’Unione Europea e nella NATO.

A Bucarest e Chisnau, infatti, non mancano i sostenitori di una mossa che cambierebbe notevolmente gli equilibri di potere in Europa Orientale e costituirebbe un importante precedente. Alle suggestioni storiche, in ogni caso, si uniscono considerazioni tattiche di più recente elaborazione. Una porzione significativa della classe politica moldava, infatti, vede l’unione con la Romania come la via più veloce e diretta per l’integrazione con l’Europa, mentre un rafforzamento di un alleato fondamentale per l’assetto securitario regionale troverebbe, con ogni probabilità, l’avallo degli Stati Uniti.

Il voto in Moldavia nel 2018 e il tema dell’identità nazionale

La Moldavia, a partire dalla conquista dell’indipendenza dopo il collasso dell’Unione Sovietica, ha sempre conosciuto forti difficoltà nella definizione della sua identità nazionale, divisa tra le storiche connessioni con la vicina Romania e le istanze perorate dai “moldovenisti”, che ritengono di trarre dalla storia, dalla cultura e anche dalle lingue elementi tali da giustificare la diversità e la separazione tra i due Paesi.

Di fatto, in Moldavia l’idioma nazionale ha somiglianza fondamentali con la lingua rumena: il fiume Prut non rappresenta certamente una barriera idiomatica. Il tema della riunificazione alla Romania ha condizionato profondamente la politica e l’opinione pubblica moldava nel quarto di secolo di indipendenza della nazione: 

Attualmente, il Partito Democratico di Moldavia di cui è espressione il Primo Ministro Pavel Filip risulta un sostenitore cauto del moldovenismo, mentre al contempo il rinfocolamento dell’orgoglio nazionale, rafforzato dalle vellità secessioniste della Transnistria, ha portato all’ascesa del Partito Socialista nelle preferenze politiche del Paese. La maggioranza dei moldavi, di fatto, sostiene l’ipotesi di un graduale ingresso in Europa di un Paese indipendente, come sembra essere dimostrato dalle intenzioni di voto per le elezioni di novembre 2018, che accreditano la leader socialista Zinaida Greceanîi di circa il 50% dei consensi.

L’unione tra Moldavia e Romania: avallo degli USA e stop a Bruxelles?

L’ex Presidente rumeno Băsescu ha tenuto a battesimo nel 2016 il primo partito unionista moldavo, che mira a sviluppare una strategia di lungo termine e convincere i cittadini del Paese che la via più veloce per l’adesione comunitaria passa proprio per la federazione con Bucarest. Scelta che Bruxelles potrebbe accogliere storcendo il naso, dato che comporterebbe l’ingresso dello Stato più povero del continente, depositario di problemi economici e sociali di difficile saldatura col sistema europeo.

A benedire una convergenza della Moldavia con la Romania potrebbero invece essere gli Stati Uniti, come fatto notare da Mirko Mussetti su Limes: nel contesto del crescente interesse di Washington per l’Europa centrale ed orientale, un rafforzamento della Romania, assieme alla Polonia il più fidato alleato statunitense nella regione, non potrebbe che essere visto con piacere e, al tempo stesso, un annessione della Moldavia alla Romania consentirebbe di mettere sotto pressione la filorussa repubblica di Transnistria e allungare il fronte del contenimento contro il Cremlino.