lapresse_20161113143455_21295082

Un muro che esiste già

Uno dei punti chiave della campagna elettorale sui quali si è accanita l’anti-propaganda del mainstrem mediatico internazionale è la costruzione del famoso muro di separazione sul confine tra gli Stati Uniti ed il Messico, secondo una aggressiva logica di limitazione dell’immigrazione clandestina verso il Paese a stelle e strisce. Proprio oggi è stata infatti diffusa la notizia di alcune dichiarazioni del nuovo Presidente americano sull’espulsione dal Paese di oltre tre milioni di immigrati clandestini, così come sono stati fatti dei riferimenti circa la realizzazione di questo muro.

LEGGI ANCHE
Israele, giacimenti di gas e Unifil:
gli obiettivi di Conte in Libano
LAPRESSE_20161113143406_21295060 LAPRESSE_20161113143337_21295053 LAPRESSE_20161113143343_21295055 LAPRESSE_20161113143344_21295056 LAPRESSE_20161113143401_21295057 LAPRESSE_20161113143412_21295063 LAPRESSE_20161113143407_21295061 LAPRESSE_20161113143432_21295072 LAPRESSE_20161113143425_21295068 LAPRESSE_20161113143431_21295071 LAPRESSE_20161113143437_21295076 LAPRESSE_20161113143519_21295086 LAPRESSE_20161113143524_21295088 LAPRESSE_20161113143551_21295092 LAPRESSE_20161113143608_21295093 LAPRESSE_20161113143545_21295089 LAPRESSE_20161113143546_21295091 LAPRESSE_20161113143609_21295094 LAPRESSE_20161113143616_21295098 LAPRESSE_20161113143455_21295082

La realtà dei fatti è abbastanza diversa rispetto a ciò che viene sostenuto dai detrattori del tycoon americano. La costruzione delle barriere lungo la frontiera tra Messico e Stati Uniti risale al 1994, sotto la presidenza di Bill Clinton, articolata in tre diverse operazioni messe in atto nei tre stati americani che condividono i 3140 km di frontiera con il Messico: Gatekeeper in California, Hold-the-Line in Texas e Safeguard in Arizona. Secondo gli ultimi dati di riferimento, la lunghezza delle barriere fisiche ad oggi presenti lungo il confine raggiungerebbe i 930km, cui si aggiungono altre aree lungo le quali sono presenti telecamere e sensori elettronici costantemente monitorati dalla US Border Patrol, la forza di polizia che si occupa della sicurezza ed impenetrabilità dei confini continentali americani.

Poco più di dieci anni dopo il piano di Clinton, il governo repubblicano ha avvertito la necessità di incrementare le misure di sicurezza lungo quello che i messicani chiamano il “Muro della Vergogna”. Il deputato californiano Duncan Hunter ha avanzato la proposta dell’allungamento di tale barriera, per un totale di 1123 km da San Diego, in California a Yuma, in Arizona. La proposta è stata revisionata diverse volte prima di essere approvata in via definitiva da entrambe le camere nel dicembre 2006, sotto il nome di “Secure Fence Act”, nome in codice della proposta di legge HR 6061, e firmata dall’allora Presidente George W. Bush. L’opera di ampliamento è andata avanti per circa 4 anni, quindi anche sotto la presidenza Obama, senza che nessuno si sia mai preoccupato di sollevare la questione del trattamento subito dai clandestini che tentassero, spesso invano, di valicare la frontiera per accedere negli Stati Uniti. Migliaia di arresti e decine di morti ogni anno, ma soltanto dopo la campagna elettorale di Trump la stampa si è posta la questione degli ispanici immigrati o potenziali tali. La frontiera, infatti, è volta a contenere il flusso di cittadini centroamericani che, attraverso il Messico, tentano di giungere in America settentrionale: tra essi guatemaltechi, honduregni, salvadoregni e nicaraguensi.

La questione, pur ignorata, è lampante agli occhi dell’osservatore attento. Uno degli esempi più clamorosi di questa separazione, già esistente, è la città di Nogales, divisa tra la contea di Santa Cruz in Arizona e lo stato di Sonora in Messico, tagliata in due da questa barriera alta quattro metri e culminata da filo spinato.

mappaok

La città è tristemente nota poiché, oltre ad essere di per sé vittima fisica di questa separazione, si trova nell’area che registra la maggiore incidenza di morti e arresti nel tentativo di attraversamento del confine. Dati ufficiali riportano di oltre 5000 persone morte nel tentativo di attraversamento, contro le centinaia di migliaia di arresti lungo i punti sconnessi di questa barriera, il 97% dei quali lungo la zona sud-occidentale del confine, in corrispondenza del confine di San Diego/Tijuana tra la California e la Baja California.

  • Roberto Moranduzzo

    Ecco tutta l’ipocrisia dei democratici(solo a parole).Avendo vissuto nel TX ne ero al conoscenza ma mi meraviglio che il grande micheal moore non ne abbia avuto conscenza..Trump alla fine vuole solo incrementare la sicurezza negli USA andate a informarvi cosa é successo e succede a El Paso con i clandestini di origine Messicana.Sono d’accordo che la maggioranza dei Messicani sono dei grandi lavoratori,,visto con i miei occhil, lavorare sui tetti delle case a 40° ,cose che i nostri mammoloni italiani nemmeno si sognano di esperimentare,detto questo,uno stato ha l’OBBLIGO di sapere chi vive e lavora nel suo territorio,tutte le altre elucubrazioni sono senza senso.

    • venzan

      E i lavoratori, se servono, si fanno arrivare in regola.

    • Leonardo Zangani

      Roberto,
      noi tutti qui negli USA conosciamo ed apprezziamo i lavoratori che vengono dal centro e sud America.
      Donald Trump non generalizza su tutti di loro ma specificamente ed a ragione con i delinquenti e criminali.
      L’Italia dovrebbe fare la stessa cosa con gli irregolari che ha sul suo suolo.

  • Fabio Giovanzana

    Gli USA,sono nati,e continuano ad essere un “grande albergo”,costruito sul NIENTE,per necessità,per convenienza comune(nato in condizioni storiche completamente differenti all’Europa).Dopo 216 anni,questa “affinità”,si è verificata solo marginalmente,a certi livelli “economico-culturali”.Grande albergo multiculturale”(“melting pot”),tanto sbandierato,dove l’unica identità,consiste nel pagare il conto,delle varie camere,di diverso prezzo,e troppi clienti “non paganti”,cominciano ad essere un problema per gli altri!.Trump ha il coraggio di dire che all’interno del “grande albergo USA”,le cose non vanno,e chi vorrà rimanere,dovrà adeguarsi al nuovo “regolamento alberghiero”,che prevede maggiore sicurezza interna,meno degrado,l’eliminazione il più possibile della “auto-ghettizzazione ambientale-culturale-religiosa”,in favore di una visione esistenziale,che valorizza il lavoro contro l’assistenzialismo a pioggia,la famiglia tradizionale,l’etica morale,come collante,contro il fanatismo,l’oscurantismo religioso,che separa,che divide,su basi culturali arretrate,avulse da una “pragmatica realtà alberghiera”,che non può concedere,di fare ai vari “ospiti”,quello che hanno sempre fatto a casa loro!!L’Albergo si trasforma in Torre di Babele!!!
    L’Europa,non è nata così,non lo era.Artificialmente,la si vuole fare diventare tale,aprendo le porte all’accoglienza “multietnica”,che realizzerà il progetto,con la differenza che il “grande albergo europa”,si costruisce ABBATTENDO secoli,di cultura,di bio-diversità,….e il fine,non è certo la convenienza comune,visto che tutti avevamo una casa,dove potevamo invitare un ospite,che dopo 4 ore se ne andava…..

    • U.M. Boggio

      Gli Stati Uniti sono una nazione nata da una lotta coloniale contro l’Inghilterra e su principi cristiani di gruppi religiosi avversati nelle patrie di provenienza (la Gran Bretagna in primis, ma poi Olanda, Germania, la Scandinavia). Sono nati nella ricerca della libertà dall’oppressione europea. In seguito, una secolo e più dopo, è avvenuta una vera diaspora di intere popolazioni europee, ancora per l’incapacità dei governi europei di offrire un minimo di sussistenza ai loro cittadini. La Rivoluzione Americana è avvenuta prima di quella Francese ed ha attinto dall’Illuminismo. Quindi gli Stati Uniti sono alla base una nazione europea in tutto e per tutto. La necessità, che fa di necessità virtù, ha permesso l’amalgama di popolazioni e ceti sociali molto differenti, ma con un minimo denominatore comune: l’Europa cristiana. Da allora, visto il risultato positivo, si sono riversati sugli USA milioni di emigranti di ogni dove e non tutti hanno assunto la connotazione di base: europea e cristiana. E’ pur vero che la storia americana presenta ombre quali lo schiavismo e la guerra contro le popolazioni locali; tuttavia, non si può non riconoscere che, da un lato il primo fu abolito, seppur con difficoltà, con la Guerra Civile e il secondo fenomeno è stato ed è oggetto di sforzi compensatori continui. Oggi l’America, è invasa oramai da immigranti che non si riconoscono nella sua cultura originale e hanno, oramai da decenni, preteso che ogni loro particolarismo sia riconosciuto in quella assurda filsofia del “politically correct”. Da qui derivano molti dei problemi americani oggi esistenti, non da ultimo l’emergere di una classe dirigente che non perpetra più gli obiettivi del passato. E, curiosamente, una parte di questa classe dirigente altro non è che quella Liberal che oggi si scandalizza e marcia contro Trump che, seppur ancora in maniera grezza, vuole ripristinare alcuni dei vecchi valori e dare al paese la connotazione di quello che è stata la terra promessa di molti europei oppressi. Sarà troppo tardi?

      • Fabio Giovanzana

        …. Lei scrive:”Sarà troppo tardi?”……Speriamo di no!!

  • Gianni Bi

    Finalmente si è deciso di far conoscere quello che i presunti democratici non volevano far vedere, quello che da decenni tutti noi sapevamo, che i muri che loro definiscono, erroneamente “della vergogna” erano già esistenti in America dal secolo scorso, ma loro, i cosiddetti “democratici” sono come le tre scimmiette, di cui una non vede, una non sente e una non parla. Ipocriti e servi, che non sono altro .

  • luciano Rondina

    Penso a quanti giorni o mesi continuano a rompere i marroni con la storai che trump erige i muri.
    A quante bischerate continuan a scrivere il Fatto e Repubblica nonchè i vari commentatori >TV

  • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

    Quindi Trump, invocando il muro, ha raccolto voti dei democratici?

  • Arvydas

    “culminare” e’ intransitivo, non si puo’ dire “barriera culminata da filo spinato”