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Tuzla

IL LAGO CHE UCCIDE

di Giovanni Masini. Fotografie di Ivo Saglietti.

Da Tuzla (Bosnia-Erzegovina)

“Non fronda verde, ma di color fosco; non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti; non pomi v’eran, ma stecchi con tosco”. Così Dante Alighieri, nel XIII canto dell’Inferno, introduce la pena dei violenti contro se stessi: i suicidi. Chi in vita peccò contro il corpo e la salute, per la legge del contrappasso, nell’Ade è destinato a una selva di alberi dove nulla sopravvive.

I versi danteschi ben descriverebbero il lago di ceneri di Tuzla, nella terza città della Bosnia. A pochi chilometri dalla più grande centrale a carbone del Paese sorge un allucinante deposito di rifiuti a cielo aperto, dove per decenni si sono accumulate le scorie derivanti dalla combustione della lignite: decine di ettari di terreno dove galleggiano acqua e ceneri, ricche di metalli pesanti letali per l’uomo e per l’ambiente.

Non vi nuotano pesci, gli arbusti seccano e gli alberi sbianchiscono. La mistura di acqua e ceneri, convogliata dalla centrale attraverso una tubatura quadrupla, viene scaricata nel terreno senza protezione per il suolo né per la falda. 

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UNA CENTRALE FUORI CONTROLLO

La prima pietra del grande impianto termoelettrico fu posata nel 1959 ma in quasi sessant’anni poco o nulla è stato fatto per combattere l’inquinamento che ne fuoriesce. Le autorità protestano che si tratta di un’infrastruttura strategica: la Bosnia ha ancora un’elevata dipendenza dal carbone e la centrale di Tuzla, gestita dall’azienda pubblica Elektroprivreda, assicura energia a tutta la regione.

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Il prezzo di questo servizio, però, è drammatico. Nell’aria è presente una concentrazione di polveri sottili fuori da ogni norma mentre le ceneri vengono disperse nel lago, contaminando le colture e la fauna locale. Secondo il “Centro per l’ecologia e l’energia” le acque del lago hanno un ph di 11, prossimo a quello dell’ammoniaca: “Qualsiasi forma di vita vi è impossibile – spiega il coordinatore del programma per l’energia e il cambiamento climatico, Denis Žiško – Come non bastasse nel vecchio sito di stoccaggio delle ceneri sono anche stati sotterrati 3mila metri cubi di amianto derivanti dalla demolizione di una torre di raffreddamento.“ A poca distanza dal lago, infatti, sorge un lago prosciugato da cui nei giorni ventosi si alza una polvere velenosa che ricopre i villaggi più vicini.

 

I METALLI PESANTI PRESENTI NELL’AMBIENTE

Nell’indifferenza quasi totale delle istituzioni, alcune associazioni ambientaliste hanno dato vita ad un’intensa campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica, avviando, pur a fatica, i primi studi scientifici sull’inquinamento della regione.

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Il professor Abdel Đozić, docente di ingegneria ambientale all’università di Tuzla, convive ogni giorno con l’ostilità di colleghi ed istituzioni proprio per la sua attività di ricerca e di denuncia. In collaborazione con il Cee ha raccolto i dati sull’incidenza di tumori e patologie cardiorespiratorie fra la popolazione. Uno studio del 2018 ha rilevato la presenza di arsenico e cadmio – connessi all’insorgere di diverse forme di tumori – nel terreno, nel particolato, nelle colture e nei pesci. Nei capelli degli abitanti della zona sono state trovate tracce di metilmercurio, un elemento estremamente tossico, oltre che di molti altri metalli pesanti.

 

LE CONSEGUENZE SULLA SALUTE PUBBLICA

I dati sullo stato di salute della popolazione sono se possibile ancora più eloquenti: se a Solina, località della regione dove il livello di inquinamento è particolarmente basso, solo il 7% degli abitanti è colpito da una patologia cardiovascolare, nei villaggi più vicini alla centrale questa percentuale sfiora il 70%.

A Solina nel 15% delle famiglie si conta almeno un morto di tumore: nei quattro villaggi più vicini alla centrale la percentuale è quasi tripla. Le patologie più frequenti sono il carcinoma ai polmoni e quelle cardiovascolari. 

 

“La percentuale di incidenza per mortalità e malattie dovute a una lunga esposizione a metalli pesanti contenuti nelle ceneri, nella polvere e nell’aria è in media del 34% fra chi vive vicino alla centrale. Fra gli abitanti di Solina è del 2% – conclude Đozić – Le autorità della centrale non commentano il nostro studio, dicono che io e gli attivisti lavoriamo per gli stranieri. Ma è una menzogna”.

 

LA RABBIA DEI RESIDENTI

Nel villaggio di Bukinje gli annunci funebri riportano molti nomi di persone non ancora giunte ai sessant’anni. A Divkovici, che si va spopolando, la maggior parte dei bambini soffre di disturbi respiratori. Fra loro anche i figli di Goran Stojak, rappresentante della comunità locale. “Quest’acqua è veleno puro – dice camminando sulle sponde del lago, dove la cenere si è ormai solidificata – Ho provato a chiedere all’ispettorato che dovrebbe proteggere i cittadini ma non fanno niente e non vogliono fare niente. Ci ridicolizzano, ci prendono in giro: li sento dire che di notte vedono la luce verde (delle radiazioni, ndr) che viene dalla nostra zona.”

 

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LE AUTORITÀ TACCIONO

Contattata da Gli Occhi della Guerra, la direzione della centrale non ha risposto; le autorità municipali di Tuzla non hanno invece nemmeno voluto ricevere i cronisti. A complicare ulteriormente la situazione è la corruzione e la cronica lottizzazione degli incarichi nella dirigenza della centrale, che rende difficile a questa o a quella forza politica denunciare la situazione. 

L’unico a rispondere alle nostre domande è stato il viceministro federale dell’ambiente, Mehmed Cero. Nel suo ufficio di Sarajevo, però, il viceministro si è trincerato dietro l’incompetenza del proprio ufficio, che pure in linea gerarchica dovrebbe essere il più potente. Candido, spiega che le leggi esistenti sono sufficienti ma che il vero problema è la loro applicazione: tuttavia aggiunge che non è compito del governo farle applicare. Infine non esita a scaricare la responsabilità dei mancati controlli sulle autorità municipali e cantonali di Tuzla, oltre che sull’ispettorato federale e sull’istituto idrometeorologico di Bosnia. Insomma, tutti colpevoli meno il governo di cui è rappresentante.

L’evasione dalle responsabilità delle autorità locali è particolarmente sconfortante se si considera che nel 2017 l’Organizzazione mondiale della sanità ha inserito Tuzla fra le tre città europee con la peggiore qualità dell’aria. Un vero e proprio suicidio, come già Dante aveva capito con profetica lungimiranza.

 


ivo_sagliettiFotografie realizzate da Ivo Saglietti

Nato a Toulon, Francia, Inizia la propria attività a Torino come cineoperatore, producendo alcuni reportages di tipo politico e sociale. Nel 1975 inizia ad occuparsi di fotografia, lavorando nelle strade e nelle piazze della contestazione e nel 1977 si trasferisce a Parigi. Da qui iniziano i suoi viaggi come reporter-photographe, dapprima con agenzie francesi, in seguito per conto di agenzie americane e per magazines internazionali ( Newsweek, Der Siegel, Time, The New York Times ), per i quali “copre” in assignement situazioni di crisi e di conflitto in America Latina, Africa, Balcani, Medio Oriente. Leggi tutta la biografia