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Tutte le piste dietro l’omicidio
del leader dei serbi Oliver Ivanovic

L’omicidio di Oliver Ivanovic, leader politico dei serbi di Kosovo, avvenuto a Mitrovica nella mattinata di martedì, rischia di far scoppiare il pandemonio in un’area già gravemente instabile.

I primi dettagli sull’omicidio parlano chiaro: quattro o forse cinque colpi di pistola sparati alle 8 e un quarto di mattina da alcuni attentatori a bordo di un’auto davanti alla sede del partito “Serbia, democrazia, diritto” (Srbija, demokratija, pravda-Sdp).

Ivanovic era stato recentemente rilasciato dal carcere, detenuto in base ad accuse ritenute da parte serba infondate. Una faccenda controversa che aveva inizio nel gennaio 2014 quando Ivanovic veniva arrestato per presunti crimini di guerra commessi durante i conflitti balcanici degli anni ’90 e condannato a nove anni di reclusione nel gennaio 2016 da una giuria della Eulex in Kosovo (European Union Rule of Law Mission in Kosovo). Il 12 febbraio 2017 però il Tribunale d’Appello di Pristina annullava la condanna e ordinava un nuovo processo ma a Ivanovic venivano tolti i domiciliari soltanto ad aprile dello stesso anno. In passato Ivanovic aveva ricoperto il ruolo di Segretario di Stato per il Ministero serbo per gli affari del Kosovo.

I primi elementi dell’agguato e le reazioni

I primi dettagli parlano chiaro, in primis la “simbologia” dell’omicidio, messo in atto davanti alla sede del suo partito. I colpi vengono sparati da un’auto in corsa che verrà poi ritrovata abbandonata e bruciata a Zvecan, poco a nord di Mitrovica.
Ci sono poi i precedenti, non è infatti la prima volta che Ivanovic finiva nel mirino del terrorismo: nel 2005 un ordigno esplosivo veniva trovato sotto la sua auto utilizzata per lavoro mentre lo scorso luglio la sua auto privata era stata data alle fiamme a Mitrovica.

In risposta all’omicidio di Ivanovic, la Serbia ha immediatamente annunciato la rottura delle consultazioni con il Kosovo, mediate dall’Unione europea, mentre il direttore dell’Ufficio serbo per il Kosovo, Marko Djuric, ha definito l’omicidio “un attentato terroristico che bersaglia l’intero popolo serbo e che lo spinge verso il conflitto”.

Nel frattempo il presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha convocato un consiglio di sicurezza d’emergenza e dovrebbe rilasciare una conferenza stampa in giornata.

Anche le autorità kosovare hanno condannato l’attentato definendo “inaccettabile” l’uso della violenza. Il presidente kosovaro Hashim Thaci ha chiesto che gli assassini vengano rapidamente identificati e arrestati e ha inoltre esortato la popolazione della parte settentrionale della regione a collaborare con le autorità. Condanne anche da parte dell’Unione europea.

Sasha Radulovic, leader dell’opposizione serba, ha affermato su Twitter che attende l’arresto degli attentatori e ha tenuto a ricordare che in Serbia e a Mitrovica al potere c’è il Partito Progressista Serbo e che a Pristina i progressisti vanno a braccetto con l’esecutivo di Ramush Haradinaj. Radulovic ha poi rincarato dichiarando di attendere azioni e non parole.

Un possibile riferimento a una serie di vicende avvenute dopo la scarcerazione di Ivanovic, quando il politico si candidava alle elezioni locali. Durante la campagna elettorale Ivanovic aveva pubblicamente criticato il Governo di Belgrado guidato dal Partito Progressista, accusandolo di favorire soltanto il partito “Srpska Lista” a discapito di altri. Le elezioni venivano vinte in tutte e dieci le municipalità dalla Lista e prendeva accordi politici con l’esecutivo di Pristina guidato dall’ex miliziano dell’Uck, Ramush Haradinaj, già noto alle cronache per un mandato d’arresto nei suoi confronti da parte di Belgrado, che lo accusa di crimini di guerra.

Le possibili conseguenze

È indubbio che le dinamiche in cui si muoveva Ivanovic erano complesse e ben poco limpide. Il politico serbo aveva avversari e nemici, non soltanto tra i kosovari, ma anche tra l’aera progressista serba, come appare da alcune vicende precedentemente citate.

Molte sono le piste ipotizzabili: terroristi kosovari che avevano un conto in sospeso con Ivanovic dai tempi della guerra del 1998-99? Estremisti kosovari che non gradivano l’operato del politico a favore dei serbi nell’area kosovara? Oppure nemici all’interno della stessa area serba che non apprezzavano i duri attacchi nei confronti dei Progressisti? Una cosa è certa, si tratta di un omicidio pianificato da tempo e messo in atto con precisione quasi chirurgica, come mostrano i primi elementi emersi.

La prima evidente e inevitabile conseguenza dell’omicidio è la rottura dei negoziati tra serbi e kosovari, mediati dall’Unione europea; Belgrado ha infatti già annunciato il ritiro della propria delegazione.

Il grosso rischio è che l’area venga risucchiata in una spirale di violenza con lo scoppio di scontri tra serbi e kosovari in un momento in cui Il Kosovo è tra l’altro alle prese con enormi difficoltà interne, dalla crisi economica e l’elevato tasso di disoccupazione (in particolare giovanile) al problema dell’islamismo radicale e dei jihadisti di ritorno.

È infatti fondamentale ricordare che i predicatori islamisti trovano terreno particolarmente fertile tra i giovani kosovari delusi dalle istituzioni. L’ideologia islamista radicale è in costante aumento nell’area e non è certo un caso che il Kosovo abbia il più alto numero di foreign fighters in Europa in rapporto alla popolazione. Un eventuale conflitto tra serbi e kosovari potrebbe essere cavalcato dagli islamisti radicali kosovari che andrebbero così a creare un curioso e paradossale agglomerato di islamismo e nazionalismo kosovaro tutto in chiave anti-serba. L’omicidio rischia inoltre di incrementare le tensioni tra Usa e Russia, i primi da sempre affianco dei kosovari e con Mosca vicina ai cugini serbi. I Balcani sono terra di conquista per entrambi e la zona è una vera e propria polveriera. Non a caso la Prima Guerra Mondiale ebbe inizio nei Balcani.

  • Istriano

    La Mogherini? Poverina, deve stare a bacchetta dello “zio Sam”…a distribuire sorrisi e baci a noti criminali, Thaci &Co.