Greece's Prime Minister Alexis Tsipras delivers a speech during a rally organized by supporters of the No vote in Athens, Friday, July 3, 2015. A new opinion poll shows a dead heat in Greece's referendum campaign with just two days to go before Sunday's vote on whether Greeks should accept more austerity in return for bailout loans. The podium reading ''We are writing history, NO.''  (ANSA/AP Photo/Petros Giannakouris)

Tsipras limita (ma non vieta) la sharia in Grecia

C’è un Paese, nell’Unione europea, dove la sharia, la legge islamica, ha ancora vigore. Pienamente fino a pochi giorni fa, ora in maniera più limitata, dopo la riforma di martedì. È la Grecia. Dal Trattato di Losanna del 1923, infatti, esiste in Grecia una minoranza musulmana autorizzata a seguire la propria legislazione in alcune materie. L’autorizzazione nacque dopo il tragico scambio di popolazione fra i governi di Turchia e Grecia, quando dal paese anatolico un milione e mezzo di esuli greci furono costretti ad abbandonare le città turche, e circa 300mila musulmani abitanti in territorio greco furono costretti ad andare in Turchia. Un accordo nato a seguito di guerre, persecuzioni e genocidi e che però ha avuto una sua esenzione per la minoranza musulmana della Tracia, regione nordorientale della Grecia, al confine con la Turchia, cui fu permesso di continuare ad applicare la legge islamica per alcune fondamentali materie di diritto privato. Curiosamente, mentre la sharia veniva abolita subito dopo, nel 1926, dalla Turchia laicista di Kemal Ataturk, rimaneva in vigore per i musulmani di Grecia.

Per decenni, la situazione non è cambiata. La minoranza greco-musulmana è rimasta ed è cresciuta in Tracia, raggiungendo le centomila unità, e la sharia ha continuato a essere applicata. Una questione spinosa ma che i governi greci hanno sempre evitato. Ma adesso, con l’arrivo al governo di una sinistra progressista, si pensava che le cose potessero essere finalmente risolte con un approccio del tutto diverso, visto che da sempre Tsipras e Syriza fanno della parità di genere e dell’uguaglianza di fronte alla legge, dei capisaldi della propria piattaforma culturale, prima ancora che politica. E in effetti qualcosa si è mosso, anche se, va detto, in molti si aspettavano qualcosa di più della riforma proposta da Atene. Soprattutto se si pensa che il governo greco si sia mosso non tanto per una propria questione di principio, ma per una motivazione ben più pratica: l’Unione europea. Nel 2015, una donna della comunità greco-musulmana, Hatijah Molla Salli, denunciò al Tribunale europeo dei diritti dell’uomo la legislazione in vigore in Tracia, poiché alla morte del marito non ebbe la possibilità di ereditarne il patrimonio. Dopo aver adito i tribunali nazionali, la donna fu costretta a ricorrere a quelli europei poiché lo stesso Tribunale supremo di Atene diede ragione ai parenti, poiché la legge in vigore era effettivamente quella della sharia. Una situazione che, in Europa, non poteva essere tollerata. Ed è così dunque che si è arrivati alla riforma di questa settimana, anche perché, con tutta probabilità, il Tribunale europeo condannerà la Grecia (la sentenza è prevista per giugno).

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Alexis Tsipras l’ha considerato “un passo storico”, mentre altri del suo partito l’hanno considerata una riforma a metà. Alba Dorata ha votato contro. Il partito di estrema destra, come riportato anche dal Washington Post, ha respinto il disegno di legge proposto dal governo, sostenendo che non sia riuscito a delineare adeguatamente quali poteri sarebbero stati mantenuti dai tribunali islamici che non abbia affrontato la questione dei chierici eletti localmente, ufficialmente senza poteri ma nella sostanza molto influenti. E in effetti, dubbi restano, perché, come affermato anche dagli stessi esponenti musulmani, il problema è la permanenza in Grecia della sharia. Una legge che non è così apprezzata da tutti i musulmani di Tracia, giacché molti chiedevano a gran voce l’applicazione del diritto greco. “Non c’è dubbio che questo sia un passo importante e positivo che aprirà la strada ad un’ulteriore libertà per la nostra comunità”, ha detto al Guardian il deputato Mustafa Mustafa. “Ma mi sarebbe piaciuto che fosse completamente abolito. Nessun altro paese dell’UE ha la sharia”.

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Il problema è che abolirla, ora, significa creare una frizione con il governo di Erdogan che si vuole evitare. A Tsipras mancano la volontà e il coraggio per fare una mossa da cui potrebbero derivare problemi diplomatici con il governo di Ankara. La minoranza musulmana della Grecia ha, infatti, rapporti strettissimi con la Turchia ed è spesso la causa delle tensioni tra i due rivali della Nato. Già il precedente governo aveva esitato a cambiare la legge per timore da un lato di creare dissapori con la Turchia, ma, dall’altro lato, anche per evitare di rafforzare la presa di Erdogan sulla comunità islamica greca. E in questo momento è il presidente turco, e non i diritti umani, a fare la voce grossa nell’Egeo.

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  • bruno

    unione europea e nato (scrivo in minuscolo per disprezzo) vergogna del genere umano come i gulag di Stalin, i lager di Hitler e le atomiche usa contro 2 inermi città giapponesi