(FILES) In this file photo taken on December 30,2018, shows a US soldier riding an armoured personnel carrier as a line of US military vehicles patrol Syria's northern city of Manbij. - US President Donald Trump on January 7, 2019 sought to end fears of an abrupt US pullout from Syria, saying the fight against the Islamic State group was not over and that withdrawal would be done in a "prudent" manner."We will be leaving at a proper pace while at the same time continuing to fight ISIS and doing all else that is prudent and necessary!" Trump tweeted. (Photo by Delil SOULEIMAN / AFP)

Truppe Usa in Siria e Iraq per monitorare l’Iran

Secondo quando annunciato a dicembre dal presidente Donald Trump, gli Stati Uniti, “dopo aver sconfitto lo Stato islamico”, sarebbero in procinto di lasciare definitivamente la Siria. È davvero così? La realtà, come spesso accade, è un po’ più complessa degli annunci del tycoon. Alcune fonti interne dell’amministrazione americana hanno riferito all’autorevole Foreign Policy che Trump sta considerando l’opzione di mantenere una piccola forza statunitense in una base nella Siria sud-orientale, lontano da ciò che rimane dello Stato islamico, al fine di contrastare la presenza dell’Iran nel Paese.

Sempre secondo Foreign Policy, che mette in dubbio la legalità dell’operazione statunitense, si tratterebbe di una missione completamente diversa per le forze speciali americane attualmente impiegate in Siria a supporto dei curdi siriani – che potrebbe accrescere le possibilità di uno scontro diretto fra Stati Uniti e l’Iran. A tal proposito non è affatto un caso se, nei giorni scorsi, il presidente Trump abbia dichiarato di voler mantenere alcune truppe in Iraq per lo stesso scopo: sfidare Teheran.

“Voglio tenere d’occhio l’Iran”

In un’intervista rilasciata al programma Face the Nation della Cbs, Trump ha sottolineato l’importanza per gli Stati Uniti di avere una base militare chiave in Iraq che, secondo lui, è cruciale per la sorveglianza delle attività della Repubblica islamica.

“Abbiamo speso una fortuna per costruire questa incredibile base, tanto vale mantenerla”, ha detto riferendosi alla base aerea di Ain al-Asad nell’Iraq occidentale, che ha visitato lo scorso dicembre. “E uno dei motivi per cui voglio mantenerla è che voglio osservare l’Iran, che è il vero problema”, ha sottolineato Trump nell’intervista trasmessa domenica. “Siamo stati in molte località del Medio Oriente in grande difficoltà, ognuna delle quali ha problemi per via della nazione terroristica numero uno al mondo, che è l’Iran”. Alla domanda se avesse pianificato di usare le forze Usa in Iraq per “colpire” l’Iran, Trump ha risposto: “No…tutto quello che voglio fare è poter guardare”. Immediata la replica del presidente iracheno Barham Saleh, che ha attaccato Donald Trump per i suoi commenti. 

L’avamposto americano nel sud della Siria

La medesima strategia vale per la Siria. Il luogo individuato dall’amministrazione americana per mantenere un piccolo contingente nel Paese è stato teatro, un paio di anni fa, di un pericoloso incidente che ha (quasi) portato allo scontro tra le forze statunitensi e iraniane. Si tratta di al-Tanf che, come spiega Mauro Indelicato su Gli Occhi della Guerra, è da almeno tre anni sede di un avamposto guidato dagli Usa, nel cui accampamento risultano essere presenti anche soldati di altre nazioni occidentali, Gran Bretagna e Norvegia in primis. Nato in funzione anti Isis, la base di al Tanf di fatto impedisce il ricongiungimento territoriale tra Siria ed Iraq.

Come spiega Indelicato, infatti, la base occupata dagli americani è di estrema importanza strategica perché sbarra di fatto la strada tra Damasco e Baghdad, impedendo fisicamente l’avvio del cosiddetto “corridoio sciita”, capace di mettere in comunicazione terrestre Siria, Iraq ed Iran.

Presenza dubbia sotto il profilo legale e costituzionale

C’è da dire che le le forze militari americane non sarebbero autorizzate a prendere di mira attori statali – come l’Iran – a meno che non siano attaccati e rispondano per difesa, come ha osservato su Foreign Policy Melissa Dalton del Centro per gli studi strategici e internazionali.

Per Matthew Waxman, professore alla Columbia Law School e già funzionario presso il Dipartimento di Stato, il Dipartimento della Difesa e il Consiglio di sicurezza nazionale, la presenza degli Stati Uniti in Siria è stata per lungo tempo dubbia sotto il profilo costituzionale. “L’amministrazione Trump non ha offerto alcuna chiara giustificazione riguardo il diritto internazionale per gli attacchi aerei in risposta all’uso di armi chimiche di Assad”, ha sottolineato l’esperto.

Il problema del Presidente Trump sta nel fatto che, al fine di mantenere il piccolo contingente americano presso la base di al-Tanf in funzione anti-iraniana – ora che lo Stato Islamico sotto il profilo militare è stato sconfitto – dovrà con ogni probabilità ricevere l’autorizzazione del Congresso. “Il Congresso non ha autorizzato alcuna missione anti-Iran in Siria. La verità è che la base legale per la presenza militare degli Stati Uniti in Siria è piuttosto traballante” ha spiegato a Fp un collaboratore del Senatore Bernie Sanders. Riuscirà the Donald a superare quest’ostacolo?