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Lo schiaffo di Trump all’Europa
Lo scontro si fa sempre più duro

Donald Trump non ama l’Unione europea, questo è certo. E lo ha dimostrato sin dall’inizio della sua campagna elettorale per la Casa Bianca. Ma lo ha anche fermato anche con le sue rime azioni da presidente. Ha sostenuto la Brexit, ha minacciato i dazi contro l’Europa, ha attaccato Angela Merkel e sostiene apertamente i movimenti sovranisti che sono considerati la spina nel fianco dell’establishment europeo.

L’Ue a Trump non piace. Non gli piace perché preferisce trattare fra singoli Stati e non i trattati multilaterali. E non gli piace anche perché rappresenta un blocco sostanzialmente contrario alla sua strategia economica e politica per il Vecchio continente. Che è quella di avere alleati certi e non un blocco contrapposto con cui dover scendere a patti. E se a Trump non piace l’Unione europea, di certo il sentimento è ricambiato, visto che i leader europeisti (in particolare Emmanuel Macron e Angela Merkel) rappresentano rivali non solo politici ma anche ideologici del leader americano. E lo hanno dimostrato con dichiarazioni e gesti anche di aperta sfida nei confronti del capo della Casa Bianca.

Nel corso degli anni, fra le due sponde dell’Atlantico non c’è stato un dossier in cui non vi sono state divergenze estreme. Lo è stato nei rapporti con Vladimir Putin, ma anche sul clima, sull’Iran, sui migranti e sulla scelta di sostenere i movimenti cosiddetti “populisti”. Trump è diventato, in pochi mesi, il simbolo dell’Europa critica verso Bruxelles. Ed è anche a Washington che sono legati molti, se non tutti, i movimenti sovranisti. Che vedono nel leader americano il simbolo di una politica diversa, basata su quell’America First che vogliono applicare anche nel proprio Paese.

In questa eterna sfida fra Trump e l’Europa, s’inserisce l’ultimo schiaffo del tycoon all’Unione europea, che ha deciso di declassarla a livello di organizzazione internazionale. L’ufficio del protocollo del Dipartimento di Stato ha infatti scelto di diminuire l’importanza dell’Unione Europea con una mossa apparentemente di forma, ma invece molto più sostanziale di quanto si possa credere.

Nell’ordine di preferenza di cene, ricevimenti, celebrazioni, momenti solenni, la’Unione europea è sempre stata considerata come uno Stato. Una scelta dettata dal fatto che i Paesi hanno un ruolo di primo piano rispetto alle organizzazioni internazionali. E con quella scelte, l’Ue era considerata alla stregua di una potenza e con uno status paritario rispetto alle superpotenze mondiale, Stati Uniti compresi. Un modo che serviva anche a dimostrare una sorta di benevolenza da parte di Washington verso l’Europa intesa anche come blocco unitario.

Da oggi, non sarà più così. Il Dipartimento di Stato, senza neanche avvertire i funzionari europei, ha infatti declassato lo status dell’Ue. Che adesso tornerà al fianco dell’Unione africana e non più a quello di Cina, Russia o Stati Uniti o delle altre potenze europee.

Come riporta il Washington Post, tutto sembra essere iniziato con i funerali di George Bush senior. Perché da quello che si è saputo, l’Unione Europea non è mai stata ufficialmente informata del declassamento. In quell’occasione, l’ambasciatore dell’Ue David O’Sullivan non era stato chiamato nell’ordine tradizionale dei funerali di Stato e aveva sospettato che qualcosa non andasse per il verso giusto. Stessa cosa è accaduta poi a un evento successivo. I funzionari europei hanno poi iniziato a indagare e hanno scoperto che l’Unione europea, a partire dal 30 ottobre, era relegata dopo gli Stati nazionali.

Da parte dell’America, tutto tace. Mentre il protocollo europeo segnala che ci sono dei contatti per i chiarimenti. Ma quello che è certo è che nessuno è stato informato. Secondo il Washington Post, “alcuni diplomatici europei hanno affermato di non considerarlo particolarmente importante, soprattutto in considerazione del lungo elenco di disaccordi sostanziali tra le due parti”. Ma è chiaro che il messaggio lanciato dalla Casa Bianca ha un significato puramente politico: è l’ennesimo schiaffo di Trump a un’organizzazione che ritiene del tutto inutile se non anche avversaria.

Una scelta che è stata criticata dai democratici. “Qualcosa del genere, anche se si trattava di protocollo, rischia di essere vista come un’offesa più deliberata o un segno di mancanza di rispetto per l’importanza del ruolo politico dell’Unione europea”, ha dichiarato Amanda Sloat, ex funzionario dell’amministrazione Obama e un esperto di Europa presso la Brookings Institution. “Qualunque cosa venga fatta dall’amministrazione che sembra ridimensionare o denigrare in qualsiasi modo l’Unione europea è motivo di preoccupazione e interpretata negativamente”.