1486711004-trump-jinping

Trump in Cina: una visita chiave
a un anno dal trionfo presidenziale

Il Presidente statunitense Donald J. Trump è atteso da una serie di importanti incontri istituzionali nel corso del suo viaggio in Estremo Oriente che, dal 5 al 14 novembre, lo sta portando a visitare Giappone, Cina, Corea del Sud, Filippine e Vietnam. In un contesto regionale reso particolarmente infuocato dalle recenti tensioni della penisola coreana, in ogni caso, sarà l’arrivo di Trump nella Repubblica Popolare Cinese nella giornata dell’8 novembre ad inaugurare la fase più interessante ed importante della lunga tournee asiatica del Presidente. 

A un anno esatto dallo storico 8 novembre 2016, data dell’elezione che spianò al tycoon newyorkese le porte della Casa Bianca, Trump si vedrà con l’omologo cinese Xi Jinping in un importantissimo vertice bilaterale decisivo per definire i rapporti futuri tra Pechino e Washington, che fa seguito al primo abboccamento di Mar-a-Lago dell’aprile scorso. L’occasione sarà solenne: per la prima volta dai tempi della Guerra Fredda, un Presidente statunitense parlerà faccia a faccia con il leader di un Paese che non fa mistero di aver acquisito un ruolo da superpotenza e di essere pronto ad agire di conseguenza, ulteriormente rafforzato dall’ultimo Congresso del Partito Comunista che lo ha elevato nel suo pantheon a fianco di Mao Zedong e Deng Xiaoping: allo stato attuale delle cose, la Repubblica Popolare non intende venire meno alle sue nuove linee guida nella conduzione dell’agenda diplomatica con gli Stati Uniti. Per Xi e Trump, l’incontro rappresenta uno snodo cruciale dei rispettivi percorsi istituzionali: per il potentissimo Presidente-Segretario giungerà il momento ottimale per mostrare al mondo l’acquisita capacità della Cina di poter trattare da pari a pari con la principale potenza planetaria, mentre per il leader statunitense giungerà l’occasione di poter portare all’attenzione di Pechino tutte le importanti problematiche che gli Stati Uniti ritengono di aver in sospeso con la Cina.

Dalle dinamiche del Mar Cinese Meridionale al tema del crescente deficit commerciale americano con Pechino, pari a 347 miliardi di dollari nel 2016 e a 239 miliardi nei primi 8 mesi del 2017, dalla crisi coreana al tema della grande strategia della Repubblica Popolare e della conflittualità della “via cinese alla globalizzazione” con il sistema a trazione statunitense, le questioni aperte tra i due Paesi sono numerose e di vistosa rilevanza. Se da un lato Trump ha rispolverato, nei giorni precedenti alla visita, i toni della campagna elettorale e iniziato a puntare il dito contro le politiche commerciali di Pechino, dall’altro Xi Jinping, come riporta Ryan Hass del Brookings Institute, mira a far sì che il frutto della visita dell’omologo statunitense possa essere una crescente sintonia tra i rispettivi governi, potenziale base di una cooperazione in grado di aprire la strada a una continuazione delle relazioni commerciali e a un approccio bilaterale costruttivo sulle crisi regionali, Corea in primis

La visita di Trump in Cina, in conclusione, risulterà la più densa e carica di contenuti e significati mai compiuta da un Presidente statunitense nell’Impero di Mezzo dai tempi dello storico viaggio di Richard Nixon del 1972 e del suo conseguente incontro con Mao Zedong. Allora a confrontarsi furono una delle due superpotenze planetarie e una nazione che rompeva un lungo isolamento diplomatico durato decenni; oggi la dialettica sarà tra due Paesi fortemente rivali su determinati temi dell’agenda geopolitica e fautori di due grandi strategie decisamente contrapposte, ma al tempo stesso interdipendenti sotto il profilo economico e che avrebbero tutti gli interessi  ad espandere, nei limiti del possibile, i margini della cooperazione, come dimostrato dal crescente peso cinese nel mercato energetico statunitense. Il fatto che due superpotenze dagli interessi tanto divergenti si trovano a dialogare in una fase segnata da grandi tensioni nel contesto internazionale è di primaria importanza: la “trappola di Tucidide”, il rischio di uno scontro tra la potenza egemone e il potenziale rivale in ascesa, è sempre dietro l’angolo, e spetterà alle leadership di Donald J. Trump e Xi Jinping costruire un sistema di relazioni tali da scongiurarla e far sì che essa resti solo un’eventualità teorica.

  • Demy M

    Spero si comporti da statista e gentleman e non da cafone, come dimostrato in altre occasioni.