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Trump chiama Duterte

Donald Trump ha invitato il presidente filippino Duterte alla Casa Bianca. Un invito che ha lasciato sorpresi molti osservatori dell’agenda politica del tycoon, che non si aspettavano nel breve termine un incontro con il discusso presidente delle Filippine. L’invito è giunto a Manila durante una conversazione telefonica fra i due leader. Una conversazione che toccato molti punti fondamentale dell’agenda dell’amministrazione americana nel Pacifico occidentale, in particolare la crisi nordcoreana.

I media filippini hanno voluto subito dare una forte eco alla notizia, risaltando l’importanza del colloquio avvenuto fra Duterte e Trump. Secondo le fonti locali, la conversazione è stata molto amichevole in cui i due leader hanno parlato di tutte le preoccupazioni della ASEAN, l’Associazione delle Nazioni del Sud Est asiatico, riguardo l’escalation del conflitto con la Corea del Nord e quanto questo possa pesare su rapporti politici del Sud-est asiatico con Cina e America. Trump ha voluto affermare il ruolo dell’alleanza fra Stati Uniti e Filippine. Un’alleanza che per il presidente americano non deve essere solo utile ora, per via della crisi con la Corea del Nord, ma anche a lungo termine, grazie soprattutto alla vicinanza con la Cina.

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Duterte aveva già espresso forte preoccupazione per quanto stesse avvenendo in Corea. Per Manila, la crisi con Kim Jong-un poteva e può ancora avere conseguenze catastrofiche ed ha più volte sollecitato l’ASEAN ad impegnarsi in maniera più incisiva e constante per spegnere le prime avvisaglie di conflitto prima che possa deflagrare in una guerra su vasta scala. Duterte ha poi chiesto a Trump di fare tutto il possibile per contenere il proprio impegno militare, senza giungere a un aumento della militarizzazione della crisi che possa provocare incidenti con effetti impossibili da prevedere.

Durante il colloquio telefonico, i due leader hanno poi parlato del grave problema che affligge le Filippine: il narcotraffico. Duterte ne ha fatto un punto centrale della propria politica, mettendo in atto una vera e propria guerra alle bande criminali. In molti hanno tacciato il governo del leader filippino di eccessi, di aver messo in piedi una guerra più che una repressione del fenomeno. Ed in effetti, i numeri sono quelli di un vero e proprio conflitto civile più che di operazioni anti-droga. Da quando è salito al potere, i morti per la lotta al narcotraffico sono saliti a circa 7mila, di cui 2500 sono quelli uccisi per mano degli agenti di polizia coinvolti nella vasta operazione anticrimine. Duterte lo aveva promesso, con lui il traffico della droga sarebbe stato messo in ginocchio e avrebbe fatto qualsiasi cosa per distruggerlo. Ha mantenuto le promesse, e lo ha fatto con una violenza che non ha lasciato spazio al diritto, se non alla forza.

Trump si è detto molto contento della conversazione ed ha apprezzato in particolare la franchezza delle parole di Duterte. Un Duterte che aveva iniziato a volersi svincolare dall’alleanza con gli Stati Uniti per abbracciare di più l’orbita di Mosca, ma che ora sembra (forse) voler tornare all’ovile della Casa Bianca. A novembre, Donald Trump sarà in visita ufficiale nelle Filippine proprio per l’incontro tra gli Stati Uniti e gli Stati dell’ASEAN. Un incontro che sarà molto importante per gli equilibri dell’area del Sud-Est asiatico ma anche per comprendere le mosse di Trump con la Cina. A novembre l’incontro ASEAN vedrà anche la presenza di Cina, Corea del Sud, India, Australia e Giappone. Sarà quindi una riunione particolarmente importante che metterà nello stesso tavolo i più importanti attori dell’Estremo Oriente. Si parlerà di Sud-Est asiatico, ma è chiaro che l’evoluzione della tensione nella penisola coreana e soprattutto i rapporti poco cordiali tra Washington e Pechino saranno la chiave di tutto il meeting.

Un meeting in cui Trump sembra ora interessato a trovare alleati che siano disposti a fare fronte comune contro la Cina, vero obiettivo della politica estera dell’amministrazione americana in Estremo Oriente. La militarizzazione della crisi coreana e la volontà di ristabilire forti legami con Manila sono segnali e con tutta l’ASEAN sono segnali importanti della rotta intrapresa da The Donald. È la Cina l’obiettivo principale, e queste mosse ne sono una testimonianza evidente.