(141013) -- TRIPOLI, Oct. 13, 2014 (Xinhua) -- A Libya Dawn fighter waits for orders on his armed vehicle in the Wershfana region in Tripoli, Libya, on Oct. 13, 2014. Heavy clashes continued on Monday between Libya Dawn fighters and local militias in Tripoli's Wershfana region. (Xinhua/Hamza Turkia)

Tripoli oramai precipita nel caos:
si rischia il bagno di sangue

Tripoli è una città messa a ferro e fuoco: la situazione, come raccontano alcuni inviati del quotidiano Al Wasat, sarebbe anche peggiore rispetto a quella del 2011, quando la capitale libica è stata interessata dagli scontri per la deposizione di Gheddafi. Oramai gli scontri proseguono da una settimana. Se fino a sabato si è parlato di trenta vittime adesso le ultime indiscrezioni parlerebbero addirittura di duecento vittime. Il quadro appare comunque abbastanza chiaro, almeno per quanto concerne la situazione sul campo: i miliziani della cosiddetta Settima Brigata vogliono spodestare il governo di Al Serraj ed avanzano da sud a dalla zona dell’aeroporto. Di contro, le milizie fedeli all’esecutivo voluto dall’Onu provano a bloccare la settima brigata, ma lo stesso Al Serraj è stato costretto a chiedere aiuto alle milizie di Misurata.

Chi sono i miliziani della Settima Brigata

Se si mettono a confronto due foto dei rispettivi gruppi che si stanno contendendo il controllo della capitale libica, alcuni particolari drizzerebbero subito all’occhio. Da un lato infatti spunterebbe un gruppo di miliziani armati fino ai denti, ma vestiti con abiti civili e magliette delle squadre di calcio europee. Dall’altro invece, si vederebbe un gruppo di persone in uniforme e divisa schierato con i mitra in mano. Nel primo caso ad essere immortalati sono i miliziani del gruppo dei “Rivoluzionari di Tripoli“, nel secondo invece gli uomini della settima brigata. I primi provano a difendere Al Sarraj, i secondi, come detto, sono i protagonisti principali degli scontri che stanno infiammando la capitale libica. 

La settima brigata viene chiamata dai libici anche “milizia Al Kani”, dal nome del suo comandante Abdel Rahim Al-Kani. Essi rappresentano il principale gruppo che controlla la cittadina di Tarhouna, 50 chilometri a sud di Tripoli. Le tribù di questa località hanno sempre avuto un peso specifico importante, anche a livello politico, nell’area della capitale. La settima brigata nasce a sostegno del governo di Al Sarraj e fa capo proprio al consiglio presidenziale transitorio. Al suo fianco vi è invece la ventiduesima brigata, al cui interno ci sono diversi combattenti di Tarhouna, e che fa capo invece al ministero della difesa. Entrambe le brigate dalla scorsa settimana muovono verso il centro di Tripoli: se all’inizio tutto è sembrato avere la medesima dinamica degli scontri che abitualmente accadono nella capitale libica, ben presto invece la situazione ha iniziato ad essere molto più grave.

Abdel Rahim Al Kani sui social proprio domenica sera ha annunciato di essere pronto a dare l’ultima spallata alle milizie filo Al Serraj presenti a Tripoli. Come dichiarato dallo stesso comandante della settima brigata, l’obiettivo non è spodestare Al Serraj ma liberare Tripoli dalle milizie che attualmente lo sostengono. Secondo la sua ricostruzione, tali fazioni sarebbero responsabili della corruzione, ruberebbero i fondi pubblici arrivati dai proventi del petrolio o dagli esborsi che l’Unione Europea concede per la stabilizzazione del paese. Come si legge su AgenziaNova, Al Kani ha accusato i cosiddetti Rivoluzionari di Tripoli di tenere in ostaggio la capitale con minacce e ritorsioni, ostacolando il ritorno alla normalità della capitale e dell’intero paese. Intanto in città si continua a combattere e la settima brigata avrebbe già il controllo di fuoco dell’aeroporto e della strada verso il centro. 

Al Sarraj costretto a chiedere aiuto a Misurata

A difesa del governo sostenuto dall’Onu, ma che ha tra i principali sponsor Stati Uniti ed Italia, vi sono come detto diverse milizie da sempre vicine ad Al Serraj. Esse sono le stesse contro cui la settima brigata ha avviato le operazioni di guerriglia che oramai hanno lasciato sul campo centinaia di vittime. Ma il governo di Al Serraj ha ben compreso che da sole essere non bastano più. Oltre ai rivoluzionari di Tripoli, guidate da Haytham al Tarjuri, vi sono anche le milizie al Wasi, guidate da Mustafa Qadur, e dai miliziani del gruppo Ghanduia, fazione guidata da Abdel Ghani al Kakli. Durante i giorni di battaglia, queste forze si sono spesso dimostrate scarsamente equipaggiate nonché poco addestrate e sono subito andate in crisi ai primi assalti della settima brigata. 

Per questo motivo il premier Al Serraj è stato costretto domenica sera a richiamare a Tripoli le milizie di Misurata. Si tratta, all’interno delle forze che sostengono il governo voluto dall’Onu, del gruppo più importante e più organizzato. Esso è lo stesso che ha contribuito a far cadere Sirte nel 2011 e ad uccidere Gheddafi, la sua importanza a livello militare lo si vede anche dal fatto che uno dei capi delle milizie di Misurata attualmente è ministro della difesa. Dunque, la chiamata a Tripoli dei miliziani di questa città libica potrebbe apparire forse come l’ultima carta giocata da Al Serraj per difendere il proprio governo. Ma anche da questo punto di vista non mancano episodi misteriosi e che gettano ulteriore inquietudine sulla vicenda. L’uomo inviato da Al Serraj a Misurata infatti, il generale Mohammed Al-Haddad, sarebbe sparito. La sua auto è stata ritrovata vuota e senza nessuno all’interno nella periferia della città: di lui e della scorta nessuna traccia. 

Sta crescendo di ora in ora anche la preoccupazione per un possibile bagno di sangue: si tratterebbe di una guerra civile interna alla Tripolitania, tra due gruppi ben armati ed equipaggiati. La popolazione civile, chiusa in una città resa isolata dai combattimenti, inizia realmente a temere per la propria incolumità. 

I sospetti su Haftar

Ma come mai lo scontro tra settima brigata e le altre fazioni tripoline si è acuito proprio in questi giorni? Se da un lato Al Kani parla di lotta per Tripoli e per eliminare le fazioni accusate di corruzione, dall’altro però la tempistica dell’intervento non può che generare sospetti. E molti di questi sospetti sono destinati a cadere sulla Cirenaica e, in particolare, sul generale Haftar. Quest’ultimo ha assunto da anni il controllo di gran parte della Cirenaica, al suo fianco ha un vero e proprio esercito e non sono mai state un mistero le sue ambizioni di controllo dell’intera Libia. Secondo molti, dietro l’improvvisa avanzata della tribù di Tarhouna (a cui appartiene un quarto della popolazione tripolina), vi sarebbe proprio lo zampino di Haftar

Il numero uno della Cirenaica e braccio armato del governo di Tobruck, rivale di Al Serraj, da mesi sarebbe molto vicino ai comandanti della settima brigata. Ma non solo: come si legge su La Stampa, Haftar punterebbe a stringere alleanze con le tribù di Tarhouna e dei Warfalla, le più numerose della Tripolitania. Una parziale conferma della mano di Haftar sugli scontri di questi giorni, arriverebbe da un episodio accaduto proprio a Tarhouna nello scorso mese di giugno. Le forze di sicurezza fedeli ad Al Serraj in quella occasione hanno arrestato, come si apprende su LibyaObserver, una cellula di spie al servizio di Haftar e del governo egiziano. Forse un’anticipazione di quello che poi sarebbe accaduto a settembre.

La nostra ambasciata parzialmente evacuata

Domenica pomeriggio si sono susseguite voci circa le sorti della nostra rappresentanza diplomatica a Tripoli. Dopo che venerdì un razzo ha colpito un albergo vicino l’ambasciata italiana, si è parlato insistentemente di un’evacuazione del personale ed una chiusura dell’edificio. Circostanza poi smentita, ma con l’emergere di nuovi scontri nella giornata di domenica la situazione è apparsa ancora più complicata. Intorno alle 16 di giorno 2 settembre, gran parte del personale dell’ambasciata italiana è stato evacuato per ragioni di sicurezza. A difesa dell’edificio sono rimasti alcuni uomini della sicurezza: l’ambasciata resta aperta, ma per il personale al momento è quasi impossibile lavorare. 

  • montezuma

    Questi sono i risultati della nostra indifferenza nel 2011, della mancanza di una politica estera mediterranea forte, della nostra assenza di fatto. Quando Trump ha parlato di essere comprimari di una cabina di regia (sic) ci aveva passato un asso alla faccia di Macron. Invece la Francia agisce a nostro danno, mentre noi continuiamo con le beghe interne! E facciamo le comparse altro che regia. Salvini dai un calcio nel c…. a Moavero che si dia una mossa. Noi agli Esteri e alla Difesa finiamo sempre per avere dei … francescani asceti! Con tutto il rispetto!

  • ClioBer

    A meno che non si voglia credere che le tribù agiscano senza coperture, si tratta dell’ennesimo
    ” assalto” della Francia per estrometterci e mettere, definitivamente, le mani sulle risorse libiche.
    Se non ci salva Trump, possiamo mettere una croce sui nostri assets in Libia e saranno altri guai seri per noi.

    • Marco_Seghesio

      L’Italia ha qualche atout, partendo dal fatto che l’ONU, in teoria, e’ dalla sua parte.
      Certo sono cose da giocare bene.

      L’altro atout parallelo e’ quello di operare direttamente, meglio coperti, ma comunque operare in prima persona. Non solo un’Italietta che, da sempre, cerca solo il principe azzurro giusto, come di fatto vedo troppo spesso anche in questo blog.
      La Francia opera, con pazienza, e dopo ben 7 anni, ne raccoglie i primi frutti.

      Infine il tradizionale legame tra Germania e Italia, che da sempre moderava la megalomania francese, non si vede piu’.
      Un conto e’ mettere sul piatto i propri problemi ed i propri interessi, rispetto alla Germania, un altro conto a farle inutili, anzi dannose, “comparsate”. Che ci isolano, al di la’ del gesto apparentemente virile, ma in prospettiva autolesionista.
      Non e’ un caso che, da quando dal 2011 l’Italia era riuscita perlomeno a congelare questo attacco francese di Sarkozy, oggi con Macron ritrova salncio.
      Tra un po’, quando tra 5 anni avremmo qui in Italia milioni di africani, totalmente succubi per petrolio, diventiamo Sahel.
      Ed allora saranno la Francia e la Germania a chiederci di accomodarci nel Terzo Mondo, senza bisogno dei “sovranisti”.
      Con conseguenze che i “sovranisti” (che io definisco meglio come “nazionalisti”) forse non riescono neanche lontanamente a delineare.

  • Flavio Stilicone

    Situazione chiara. Governo sostenuto dall’ONU (USA/Italia) contro ribelli sostenuti dalla Francia(principalmente).

    Visto che qui ha addirittura dietro l’ONU, perché Trump non si impegna a fondo per difendere un governo LEGITTIMO, invece che lanciare missili a casaccio per ostacolarne un altro legittimo in Siria?

    E noi che facciamo? Ci siamo? Moavero si muove nell’ombra o è proprio l’ebete che appare essere? Si era parlato di cabina di regìa USA/Italia, è ora di sbattere le pall3 sul tavolo e fare politica come tutti. E fare politica, quando un governo LEGITTIMO è sotto attacco, vorrebbe anche dire occupare i media ALZANDO I TONI DELLO SCONTRO, denunciando i polletto d’oltralpe eroe dei benpensanti con problemi cognitivi.

    Invece no, i giornali servi, da sempre allineati nel sostenere i crimini dell’umanità perpetrati in Siria nel tentativo di scalzarne il legittimo presidente, qui tacciono … senza vergogna … che schifo!

    • Rifle Leroy

      Haftar ha anche il sostegno dell’Egitto. Che non è un peso piuma.

      • montezuma

        Si ma l’indifferenza della classe politica italiana è uno schifo!

        • Bragadin a Famagosta

          la complicità prego…hai letto oggi il Corrierone?

          • montezuma

            L’indifferenza è quasi la norma. Se dovessi mettere tutte le qualifiche e gli aggettivi … Si, anche la complicità!

        • Sara Jelèna Nobis Tchupatchòva

          Indifferenza, ma soprattutto ABISSALE ignoranza…

          • montezuma

            Anche. Ma è una combinazione di indifferenza, ignoranza, prevalenza delle beghe interne e incapacità decisionale. Una permanenza troppo LUNGA della sinistra al governo è una destra che esprime pochi leader.

      • Emilia2

        E un po’ anche della Russia.

    • Lucci

      Sottoscrivo tutto!

  • Bragadin a Famagosta

    Secondo me c’è lo zampino di micron….un messaggio mafioso alla nostra diplomazia che non vuole le elezioni sponsorizzate dai francesi…

    • Rifle Leroy

      zampino o meno,Haftar era la scelta più ragionevole,ma i nostri governanti hanno sempre sostenuto Al-Serraj. Ora se deciderà di far marciare i suoi amici su Tripoli gli unici che potranno fermarlo saranno gli americani…sempre che abbiano interesse a farlo.

      • AlbertNola

        La Libia dev’essere rasa al suolo, distrutta completamente! Se no siamo fregati.

      • Emilia2

        Haftar sara’ anche stato una scelta ragionevole, ma e’ piu’ vicino all Russia, mentre l’Italia e’ una colonia americana. Non dimentichiamolo.

  • Luigi za

    Libia un Paese tuttora tribale, non certo uno Stato dove regna il diritto. Laggiù comanda solo la forza.

  • fabiano199916

    Sono i Francesi che organizzano, se non ci mandate i kolmuskin o la folgore la Libia non esisterà più..

    • montezuma

      Era necessario prevenire …

      • Bragadin a Famagosta

        come? con napolitano .la boldrini e il corriere?

        • montezuma

          Per dire che si doveva prevenire dal … 1972 se non prima. Certo che negli ultimi 7 anni il malaffare e la malafede hanno avuto campo libero. Come al solito siamo alla gestione (sic) dell’emergenza. L’opinione pubblica italiana non segue quello che accade, è inutile piangere sul latte versato.

  • Rifle Leroy

    2 o 3 settimane fa avevo scritto in un altro articolo,con protagonista macron ma che riguardava la libia, che Haftar era quello messo meglio militarmente. Era facile dunque ipotizzare chi avesse la mano più alta in questo gioco. Cavoli lo sapevo io dal mio pc e non i govern,precedente e attuale ? Bisognava puntare su Haftar, gli egiziani ,che non sono assolutamente scemi ,lo hanno fatto e adesso raccoglieranno i frutti di una scelta azzeccata. Idem i francesi.
    Per gli italiani non resterà che calarsi le brache.

    • ‘Claudio P

      al serraj è quello riconosciuto dall onu e dagli usa, il parere popolare conta zero, come in tutto il mondo. certo che se non usiamo questo riconoscimento per agire ma aspettiamo che lo faccia la francia…

      • Rifle Leroy

        L’onu? va bene posso andare a dormire dopo aver sentito questa.

        • AlbertNola

          Infatti l’ONU fa schifo, bisogna ripulirlo dai paesi islamici che la fanno da padroni.

  • honhil

    Domanda. Se non in Italia, dove andranno a finire tutti i detenuti che, approfittando della situazione, riusciranno a scappare da questo o quel carcere?

  • johnny rotten

    É certo che se l’Italia continua ad appoggiare al serraj, riconosciuto da tutti tranne che dai Libici, dalla situazione attuale gliene verrano solo grane a non finire, altro che business.

  • Rifle Leroy

    La grande lungimiranza delle elitè italiane: puntare su quello più debole militarmente,Al Serraj.

    • montezuma

      I politici italiani non sanno nemmeno di cosa si parla.

      • Rifle Leroy

        Non a caso io ho parlato di elitè,non di politici.

        • montezuma

          Ah “élite”! :-)

  • Andrea Catalano

    Quindi siccome c’è uno stato di guerra, ora è giustificato il blocco navale.

    • AlbertNola

      Le navi nel mediterraneo devono essere evacuate e distrutte. È l’unico modo di evitare l’invasione dell’Italia: 400 milioni di africani stanno facendo le valige!!

  • Matteo Brunetti

    Forza Haftar

  • agosvac

    La situazione attuale della Libia è simile alla Libia prima di Gheddafi: un’accozzaglia di tribù e milizie varie che si scontrano tra di loro. Solo Gheddafi riuscì a mettere tutti d’accordo! Ma dove lo trovi, oggi, un altro Gheddafi, pur con i suoi difetti???

  • scikamo

    Ci attendiamo adesso che Salvini vada a parlare con il governo libico…

    • Bragadin a Famagosta

      ci attendiamo che tu ritorni in manicomio

    • AlbertNola

      Salvini deve parlare col mentecatto Bragadin.

  • scikamo

    Flavio Stilicone.. si è mai chiesto come mai la democratica America non è ancora intervenuta in Libia? Si è chiesto come mai Trump vuole indebolire l’Europa mentre invece Putin ha la sua flotta nel mediterraneo, sostiene il nord africa e la parte sud est del mediterraneo..vedi Vedi Turchia,Crimea e Ucraina. Nemmeno i giornali che lei esalta si impegnano a criticare Putin…anzi… esaltano Salvini che guarda a est indebolendo l’Europa e la sua unione.

  • https://giuseppeisidoro.wordpress.com/ AqueleAbraço

    Entrare rapidamente in gioco dando appoggio logistico e
    rifornendo di armi i sostenitori di Al Serraj o lasciarlo al suo destino, se
    gli va bene, di marionetta manovrata da Macron? Nel primo caso la Libia
    diventerebbe un teatro di guerra permanente, dando il pretesto e il diritto a
    ogni migrante che ci si catapulterà di dichiararsi profugo di guerra; nel
    secondo caso potremo dire addio a tutte le risorse libiche che saranno in mano ai
    francesi. Ci sarebbe una possibilità per salvare capra e cavoli: intervenire
    indirettamente nello scontro militare sostenendo Al Serraj, anche con risorse
    militari USA o nel caso Russe (mettendo in competizione i due cani da guardia
    del pianeta) e contemporaneamente imporre un blocco navale sulle acque italiane
    per scoraggiare ogni tentativo d’immigrazione clandestina.

  • Maximilien1791

    Macron ha fatto la sua mossa contro l’Italia.

    • Rifle Leroy

      Mentre l’italia muoverà contro se stessa.

      • AlbertNola

        L’Italia ha 8 milioni di baionette ed è pronta a conquistare il mondo. Dormi tranquillo.

  • ‘Claudio P

    se avevamo Putin a quest ora le nostre truppe erano a difendere i nostri concittadini e interessi per 130 miliardi di euro, 6anni di flat tax e reddito di cittadinanza…e x fortuna che abbiamo l appoggio dell Onu e degli Usa…

  • Leonardo Zangani

    Non dormiamoci sopra…..questa e’ una manovra decisamente pro Francia come in precedenza provato da Hillary Clinton e soci.
    Se l’Italia non si muove e fa un accordo con Trup per intervenire in Libia per correggere la situazione noi ci troveremmo senza petrolio e invasi (grazie al Diciotti express) da illegali da mantenere a spese nostre.

  • Guido Travaglini

    “Bagno di sangue”? E chissene, tanto i paesi islamici sono tutti così, vedi Siria, Iraq, Afghanistan.