SIRIA APERTURA

Tensione in Siria: anche l’India
si schiera al fianco di Putin

Venti di guerra agitano i cieli di Siria mentre il Mediterraneo, lentamente,  si affolla pericolosamente. Corazzate americane, sommergibili britannici e cacciatorpediniere francesi salpano e si avvicinano prepotentemente alle coste siriane per punire il dittatore Bashar al-Assad, reo di aver utilizzato armi chimiche contro i civili di Douma.

All’alba di un conflitto globale ogni attore in questione cerca disperatamente di ritrovare i propri alleati prima dello scontro. Lo ha fatto Trump portandosi dietro un pezzo dell’Europa che conta (militarmente), insieme con Israele e le monarchie del Golfo, distanti sul piano ideologico ma molto vicini quando si tratta di affrontare il comune nemico iraniano. Lo ha fatto anche Putin rinsaldando l’amicizia che lo lega ad Assad e ai persiani, con la Cina che si dice pronta a seguirlo se le cose dovessero mettersi male. In queste ore frenetiche la Russia è riuscita ad aggiungere un’importante freccia al suo arco: l’India.

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Indiscussa potenza emergente  in un’area sempre più calda del globo, l’India di Narendra Modi offre così a Putin la propria alleanza. Uno scambio telefonico delle ultime ore sembra aver sortito gli effetti sperati dal Cremlino che ha definito quella tra Mosca e New Delhi una “partnership strategica esclusiva”. Un coinvolgimento diretto da parte degli indiani in un eventuale conflitto sembra altamente improbabile, ma un alleato del genere spaventa non poco lo schieramento opposto.

Il rapporto tra India e Russia sembra dunque rinsaldarsi ulteriormente dopo che il mese scorso, Modi era stato tra i primi capi di stato a congratularsi con Putin per la sua rielezione. In un momento in cui si avvicina lo scontro frontale con gli USA, è strategicamente vitale per Putin avere le spalle coperte. Putin si gioca la carta indiana nell’infinito poker contro Donald Trump. Una decisione accolta favorevolmente anche sul fronte interno indiano. Anche Sonia Gandhi, principale rivale politica di Narendra Modi, ha salutato con entusiasmo la notizia di questo avvicinamento. Commentando l’evento, ha ricordato come l’amicizia indo-russa duri ormai da parecchi anni: da quando “la Russia si ergeva come una roccia per difendere l’India durante la guerra d’indipendenza bengalese” del 1971.

Ma quali motivazioni si celano dietro la decisione di Modi? È davvero conveniente per l’India schierarsi con Putin e abbandonare i partner occidentali?

  1. I BRICS

Innanzitutto Russia e India fanno parte dei cosiddetti BRICS, i cinque paesi emergenti che stanno tentando di  creare un sistema commerciale alternativo a quello basato sul petrodollaro. Risulta quindi prevedibile un appoggio indiano alla Russia in caso di aggressione esterna. Fino al 2016 la Russia ha contribuito al rafforzamento dell’apparato militare indiano per quasi il 70%. Appoggiando il campo sbagliato, Modi perderebbe in un colpo solo un partner di assoluto rilievo nel processo di modernizzazione delle sue forze armate.  Da parte sua la Russia approfitta della controparte indiana per importare tutti quei prodotti che le sanzioni occidentali hanno reso proibitive per le proprie casse statali: farmaci (quasi un miliardo di dollari investiti da Mosca), elettronica (500 milioni) e spezie.

  1. L’amicizia tra India e Siria

La seconda questione riguarda i rapporti di amicizia che legano la repubblica Indiana  alla famiglia Assad. Durante questi sette anni di conflitto l’India è rimasta a guardare soltanto in apparenza. Milioni di rupie sono state investite, in accordo con Damasco, per aiutare la popolazione siriana colpita dalla guerra. Soprattutto nel settore delle infrastrutture e nell’istruzione, l’India ha, in silenzio, fatto la sua parte per aiutare i civili siriani. L’anno scorso il premier Modi aveva lasciato intendere che un tesoretto di 25 miliardi di dollari era pronto per essere investito in infrastrutture in Siria. Inizialmente Assad aveva accettato la generosa offerta ma aveva poi bloccato tutto dopo che alcuni dubbi erano emersi circa la strana amicizia tra Modi a Benjamin Netanyahu. Un rapporto, quello tra india e Israele, che sta aiutando il colosso asiatico, ma che rischia di incrinare i rapporti con la Siria. Storicamente, l’India è sempre stata molto vicina alla causa palestinese; vuoi per affinità tra popoli in cerca di autodeterminazione, vuoi per ragioni meramente strategiche (evitare ritorsioni dal vicino Pakistan).  In cambio la famiglia Assad ha sempre agito come mediatrice per placare i bollenti spiriti degli stati musulmani nell’annoso conflitto del Kashmir. Per questa ragione l’India non si priverà mai totalmente dello storico alleato siriano.

  1. Lo strano rapporto tra New Delhi e Pechino.

La terza questione riguarda i rapporti che intercorrono tra New Delhi e Pechino. La Cina è il principale competitor del subcontinente indiano e molti dei suoi interessi contrastano con quelli dell’India. In questo il premier indiano si è rivelato più scaltro del previsto. Inserendosi nell’alleanza tra Putin e Xi Jinping, Modi cercherà di scavare nelle non poche crepe che iniziano a intravedersi nelle relazioni tra Mosca e Pechino.  Quella di Modi è una decisione che di certo spiazzerà la Cina ma i risultati di questa decisione non sono per il momento prevedibili.

  1. Abbandonare il petrolio saudita?

Quarto e ultimo punto riguarda gli accordi commerciali che l’India ha stretto in questi anni con i paesi del Golfo in materia energetica. Proprio questi accordi sono la ragione per cui l’India non ha mai apertamente sostenuto l’Iran (alleato chiave di Assad). Appoggiare gli Ayatollah avrebbe automaticamente significato un’interruzione degli accordi con le monarchie sunnite il cui petrolio è, al momento, di vitale importanza per l’India. Da quando è salito al governo, Narendra Modi ha iniziato un processo che porterà in breve tempo l’India un paese energeticamente indipendente. Forse Modi ha accelerato troppo i tempi ma la chiamata di Putin urgeva risposte celeri e il petrolio sunnita, in un momento delicato come questo, è un bene che l’India può permettersi di sacrificare.

Fino ad oggi l’India non ha avuto bisogno di gettarsi nell’agone geopolitico mediorientale. È bastato intrattenere relazioni cordiali con tutti, dagli Stati Uniti a Israele, dalla Russia agli Emirati. Gli eventi degli ultimi giorni però hanno costretto anche i riluttanti indiani a guardare con maggior apprensione a ciò che sta accadendo al di là dell’Himalaya.