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Sale sempre di più la tensione
tra la Turchia di Erdogan e la Grecia

La Turchia di Recep Tayyp Erdogan è diventata nelle ultime settimane la protagonista indiscussa sulla scena geopolitica mondiale. È ancora in fase di esecuzione infatti l’operazione militare condotta da Ankara nella parte nord occidentale della Siria.

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La Turchia potrebbe restare impantanata ad Afrin

Sotto il nome di “Olive Branch” l’azione militare dell’esercito turco intende conquistare la città di Afrin, che si trova vicino al confine con la regione turca di Kilis. L’offensiva potrebbe però presto cambiare aspetto. Da una marginale operazione militare condotta al termine di un logorante conflitto, rischierebbe infatti di diventare l’incipit di una nuova escalation militare. Lo stesso Bloomberg riporta come il “rischio di un conflitto nel nord della Siria tra Stati Uniti e Turchia sia sempre più crescente”. Ankara non è però attiva solo nel vicino territorio siriano. Lo sguardo di Erdogan va infatti verso il Mar Mediterraneo.

L’isola disabitata come “casus belli”

Più precisamente verso quelle isole che si trovano lungo il confine del Mar Egeo, dove vecchie questioni territoriali con la vicina Grecia riaffiorano, facendo venire a galla una rivalità storica mai sopita. È questo il caso dell’isola di Imia, situata a pochi chilometri dalla costa mediterranea della Turchia e posizionata tra le isole greche di Lero e Kos. Si tratta in realtà di un’isola più che insignificante, considerata la superficie di soli 10 acri (40mila metri quadrati) e la sua inabitabilità.

Come spesso accade l’isola assume invece ben più importanza sotto il profilo geopolitico, vista la sua posizione “a metà” tra la costa turca e le isole greche. Una contesa che traspare già dalla diversa scelta del nome. Imia è infatti il nome greco, mentre Kardak è quello assegnato da Ankara. L’isola è così rientrata nell’agenda dei due Paesi lo scorso 28 gennaio, quando Il Ministro della Difesa greco Panos Kammenos ha lanciato una corona di fiori al largo di Imia. Il gesto simbolico era in realtà una commemorazione per i tre soldati greci uccisi durante gli scontri a fuoco avvenuti con la Turchia nel 1996. Una crisi diplomatica che era scoppiata proprio per la rivendicazione della sovranità sull’isola.

Le navi turche hanno bloccato il ministro greco

Diversi media turchi hanno diffuso la notizia dell’iniziativa del Ministro Kammenos, aggiungendo che la nave greca si sarebbe poi allontanata nel momento in cui la marina militare turca avrebbe bloccato l’accesso all’isola contesa. In realtà il video della vicenda non chiarisce bene quest’ultimo aspetto. Dalle immagini sembrerebbe infatti che il Ministro greco si rifiuti di muoversi dopo aver ricevuto le intimidazioni da parte turca. Questa vicenda un po’ oscura è poi proseguita con un “poco amichevole” scambio di battute tra esponenti politici turchi e greci.

La Turchia è pronta a “spezzare gambe e braccia” a chiunque si avvicini all’isola

Tra questi si è distinto Ygit Bulut, un consigliere di Stato molto vicino a Erdogan, che all’interno di una trasmissione televisiva, ha minacciato con toni molto accesi il Governo di Atene. “La Grecia conoscerà presto la collera della Turchia, peggio di quella vista ad Afrin, se Atene tenterà mai di appropriarsi dell’isola. Noi spezzeremo gambe e braccia di tutti i responsabili, del Primo Ministro o di tutti i Ministri che oseranno mettere piede su Imia”. Minacce dirette dunque, oltre che una evidente citazione della frase “spezzeremo le reni alla Grecia” pronunciata da Benito Mussolini all’indomani dell’invasione italiana in Grecia. In realtà, allora, quella frase non portò molto bene a chi l’aveva pronunciata.

La tensione tra Ankara e Atene è poi salita ulteriormente a seguito delle dichiarazioni del Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. “Stiamo valutando il da farsi, ma è chiaro che le nostre relazioni ne soffriranno. C‘è un accordo sui migranti che abbiamo firmato, stiamo valutando varie opzioni, inclusa quella di annullarlo. Non possiamo guardare positivamente a un paese che dà riparo a terroristi e golpisti”. Atene è infatti ritenuta colpevole di aver dato rifugio a ben 8 ufficiali che avrebbero organizzato il tentato golpe contro Erdogan dell’estate 2016. Resta ora da capire se questo linguaggio così aggressivo da parte turca rappresenti una concreta possibilità di escalation conflittuale, oppure sia una semplice strategia di Ankara per “mostrare i muscoli” al mondo e scoraggiare così qualsiasi interferenza nei suoi affari (vedi battaglia di Afrin). 

  • Vlado Cremisi

    opportunismo greco

  • L’ultimo dominatore del web

    L’ho già detto e lo ripeto: fuori la Turchia dalla NATO e mai sia ammessa
    in UE!