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L’Italia accontenta Russia e Usa
E adesso sfida gli “alleati” europei

Difficile accontentare tutti, soprattutto Russia e Stati Uniti, che in questo momento tendono a polarizzare il mondo. Ma l’Italia ci sta provando, sperando che possa riuscire a realizzare quello che potrebbe essere un vero e proprio capolavoro diplomatico. L’ultimo esempio, in ordine di tempo, è arrivato dal viaggio di Sergei Lavrov a Roma e gli incontri con il suo omologo Enzo Moavero Milanesi e con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Sul tavolo molti dossier aperti. La Libia, sicuramente, dove la Russia gioca un ruolo essenziale per la stabilizzazione della crisi, come confermato dallo stesso ministro degli Esteri italiano. Mosca ha un legame profondo con Khalifa Haftar: ed è attraverso il canale del Cremlino che passa la possibilità del maresciallo della Cirenaica di scendere a patti con Roma. Ma oltre alle crisi internazionali, che vanno dall’Africa settentrionale al Medio Oriente passando per l’Ucraina e le sanzioni, c’è un tema che è particolarmente caro a tutti: il gas.

L’Italia, come spiegato più volte su questa testata, si trova al centro della sfida fra Russia e Occidente per  l’approvvigionamento energetico. Posta al centro del Mediterraneo, il nostro Paese è importante per diverse ragioni. Innanzitutto per il suo mercato interno, molto ricco e in via di cambiamenti visto che il contratto con l’Algeria scade tra pochi mesi. Poi come via d’accesso del gas dai grandi giacimenti del Mediterraneo orientale, dell’Africa e anche russi verso il continente europeo. Infine, è essenziale anche per l’importanza assunta da Eni e tutte le grandi aziende che operano nella costruzione delle pipeline e dei terminali. La tecnologia italiana è all’avanguardia. E gli accordi energetici fra Italia e Paesi produttori passano anche per questo tipo di contratti.

In un’intervista ad Agi, Lavrov ha spiegato che la Russia sta valutando “il coinvolgimento di aziende italiane nella costruzione dell’infrastruttura per il trasporto del gas ai Paesi Ue”. Due i due grandi progetti: il raddoppio del Nord Stream e il completamento del Turkish Stream. Infrastrutture che per Mosca sono fondamentali e che preoccupano, inevitabilmente, gli Stati Uniti e i Paesi aderenti al blocco economico e politico di Washington. Più gas russo arriva in Europa, più la Russia assume un peso rilevante all’interno della politica del Vecchio Continente. E soprattutto aumentano i rapporti positivi fra il Cremlino e i diversi governi europei. Una possibilità che la Nato e gli Stati Uniti guardano con estrema preoccupazione, soprattutto in una fase di ritiro strategico dell’America da molti settori del mondo.

Come spiega La Verità, fulcro dei progetti russi sull’Europa è Gazprom e tutte le società a essa collegate. E l’Italia è pienamente coinvolta, come da tradizione, nella sfida del gas. “A Saipem, quando era ancora controllata da Eni (che fu la prima società occidentale a stringere accordi con commerciali con il Cremlino per la fornitura di gas naturale), erano stati assegnati i lavori del South Stream, il gasdotto sotto il Mar Nero, pensato da Gazprom per portare il metano dalla Russia direttamente in Europa centrale aggirando l’Ucraina e con la Bulgaria come punto d’ acceso, che però è stato bloccato dall’Unione europea” spiega il quotidiano.

Questa bocciatura da parte dell’Europa ha colpito dunque in maniera molto incisiva gli interessi italiani. Una perdita di introiti che aveva anche un carattere politico: la Russia doveva essere esclusa dal gas europeo e nessuno poteva entrare a far parte della galassia dell’oro blu di Mosca. In primis l’Italia, che in questo modo avrebbe influito sensibilmente sull’approvvigionamento di gas verso la Germania. Che proprio grazie al blocco del South Stream si è consolidata come hub del gas russo in tutto il continente.

Ma in questi mesi, con il completamente della parte off-shore del Turkish Stream, che collega i giacimenti russi alla Turchia passando per i fondali del Mar Nero, si torna a parlare insistentemente di una rotta meridionale del gas russo. E Saipem è di nuovo interessata. Saipem ma anche Snam, che già ad aprile ha iniziato a discutere con Gazprom di un coinvolgimento nei progetti russi nel bacino del Mediterraneo per le nuove rotte del gas verso l’Europa.

Questo coinvolgimento di aziende italiane nei progetti russi è fondamentale per capire il ruolo assunto dall’Italia in questa grande guerra che si sta consumando per l’approvvigionamento energetico in Europa. Un mercato ricco e sempre più privo di risorse. Quindi un mercato in cui la domanda crescerà di pari passo con la diminuzione dell’offerta interna. Ed è qui di essenziale capire non solo la sfida tra gli esportatori, ma anche fra i Paesi che avranno i terminali dei diversi gasdotti, così come le commesse su chi li realizzerà.

L’interesse russo è quello di rispondere alle sanzioni europee e dell’Occidente attraverso gli accordi energetici. La convinzione di Mosca è che, in qualsiasi caso, il gas russo è molto più conveniente, allo stato attuale, di quello di qualsiasi altro Paese. Ma la sfida lanciata da Unione europea, Stati Uniti e altri Paesi esportatori è molto accesa. E l’Italia sta cercando di accontentare tutti per evitare non solo di rimanere esclusa dagli accordi sull’energia, ma anche per non inimicarsi nessuno. Non può dipendere esclusivamente da nessuno: ma per farlo, è obbligata a giocare da equilibrista.

L’esempio è dato dalla quasi contemporanea approvazione del Tap (che collegherà l’Azerbaigian all’Europa ed è fortemente sponsorizzato dagli Stati Uniti), del progetto East Med (che collegherà i giacimenti del gas orientale, israeliani in particolare, con Grecia e Italia) e con il viaggio di Lavrov a Roma e conseguenti accordi sul gas russo. Un gioco complesso in cui l’Italia ha tre obiettivi: diversificare, accontentare le grandi potenze e strappare fette di mercato contro gli avversari interni all’Unione europea, Germania in testa.