Combattenti libici sparano contro le postazioni delle bandiere nere nel dquartiere 1 di Sirte DSC_0211

Tank, cecchini e kamikaze: la battaglia di Sirte continua

SIRTE – Il combattente di mezza età, che ci appare davanti sembra uno spettro. Dal buco di proiettile nella gola il sangue zampilla come una fontana. Si tiene ancora in piedi, ma barcolla. E’ stato appena colpito. Per un attimo i nostri sguardi si incrociano. Sembra chiedermi aiuto, ma sono impietrito. Prima che crolli altri combattenti lo sorreggano per trascinarlo all’ambulanza. La mimetica è inzuppata di sangue. E mentre lo caricano sulla barella l’autista urla all’infermiere nel retro “ferma l’emorragia, ferma l’emorragia”.

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La battaglia per la liberazione del quartiere 1 sul lungomare di Sirte è dura e senza pietà. I vecchi carri armati di fabbricazione sovietica aprono la strada alle katibe, i reparti libici che combattono lo Stato islamico. Il primo tank è piazzato in mezzo ad un incrocio ad un centinaio di metri da una moschea bucherellata dai proiettili. Il cannone si alza lentamente per vomitare una valanga di fuoco. Un boato pazzesco si mescola ad una vampata rossastra. Poi il carro viene avvolto da una nuvola di fumo provocata dalla granata che parte verso le postazioni delle bandiere nere.

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I combattenti avanzano appiattiti ai muri di cinta della zona residenziale e noi dietro, con un fuoco d’inferno da tutte le parti che rende impossibile capire chi spara a chi. Per passare da un edificio ad un altro evitando di finire nel mirino dei cecchini i libici più nerboruti portano delle mazze ,che servono a sfondare i muri. Bisogna “scalare” le pareti più alte con mezzi di fortuna. Un libico anti Isis, che parla inglese, ci porta a vedere, orgoglioso, il cadavere semi carbonizzato di un miliziano del Califfo. “Forse viene dal Chad. Questa è la fine che fanno i seguaci di Daesh (Stato islamico nda). Non permettiamo a nessuno di occupare la nostra terra” spiega Mohammed, che parla bene inglese.

Ad ogni cannonata i combattenti libici di Misurata, alleati del governo di unità nazionale, urlano “Allah o akbar”, Dio è grande. Durante uno di questi show, la vampata improvvisa e rossastra di un’esplosione ci ricorda che la battaglia non è finita. Un kamikaze si è fatto saltare in aria con una macchina minata. Il sangue schizza fino sul soffitto del rudere che ci protegge. E dei brandelli umani del suicida ci piombano sulla testa. I carri armati sulla strada, che erano l’obiettivo del kamikaze, sono intatti. I miliziani dello Stato islamico continuano a bersagliarli, inutilmente, con il fuoco di armi leggere. I proiettili sollevano sbuffi di fumo grigio, ma neppure scalfiscono la corazza.

Carro armato libico in prima linea nella battaglia per la liberazione del quartiere 1 di Sirte DSC_0206 (1) Combatenti libici nel quartiere 1 di Sirte DSC_0233 Combattente libico anti Isis nel quartiere 1 di Sirte DSC_0226 (1) Combattente libico anti Isis armato anche di Go pro DSC_0244 Combattente libico sulla prima linea del quartiere 1 a Sirte mentre spara con uma mitragliatrice DSC_0240 Combattente libico sulla prima linea di Siret mentre spara con uan mirtagliatrice DSC_0234 Combattenti libici sparano contro le postazioni delle bandiere nere nel dquartiere 1 di Sirte DSC_0211 (1) Il comandnate Mustafa al Shebani dela terza brigata indica i foronti della battaglia sulla mappa di Sirte DSC_0186 (1) Pausa nei combattimenti DSC_0249 Postazione di cecchini libici sul fronte del quartiere 1 a Sirte DSC_0248 Prima linea nella battaglia per il controllo de quartiere 1 di Sirte DSC_0212 (1) Prima linea nella battaglia per il controllo de quartiere 1 di Sirte DSC_0216 (1) Combattenti libici nell quartiere 1 di Sirte DSC_0231 Ferito leggero curato in prima linea nel quartiere 1 a Sirte DSC_0252 Carri armati delle forze libiche anti Isis a ridosso della prima linea DSC_0193 (1) Scizzi di sangue del kamokaze esplsoo con una macchina minata sulla prima linea della battaglia per il controllo del quartiere 1 a Sirte DSC_0219 (1)

Dal palazzo in prima linea i combattenti libici sparano con tutto quello che hanno verso le case ancora occupate dalla bandiere nere infilando le armi nelle inferriate delle finestre. La zona residenziale è ridotta ad uno scheletro di cemento annerito e fumante dagli aspri scontri. Dopo 5 ore di battaglia torniamo indietro, ma uscire dal fronte non è facile. Un pick up stracolmo di giovani combattenti, che dovrebbe aprirci la strada si infila in un viale battuto dai cecchini. Un proiettile si infila da dietro nella nostra ruota di scorta, ma con un’accelerata siamo in salvo.

  • bonoitalianoma

    Chissà che quando avranno raccolto tutti i cocci si potrà rivedere il “vaso di Pandora” pari all’originale.