wdf

Tallinn, da periferia del mondo a paradiso della musica

Destinazione Tallinn, la più piccola capitale d’Europa – duemila e cinquecento chilometri lontana da Milano -, destinazione Estonia, lassù tra i paesi Baltici, lungo i confini a Nord del vecchio continente; destinazione musica e dintorni, in questa patria dei cori e di una nuova «rivoluzione pacifica» che sta portando questa nazione confinante con Russia e Lettonia – e via mare Svezia e Finlandia – al centro della scena mondiale nella contemporaneità artistica. Tanto che su di sé richiama sempre di più i fari di mezzo mondo.

Qui, dove il mare luccica e tira forte il vento, dove a volte c’è un freddo cane ma dove se alzi lo sguardo ti sembra di vedere dio nella natura, i colori dell’aurora borealis hanno una colonna sonora. Che in questi anni è decisamente cambiata con l’indipendenza dall’Unione Sovietica. Dal cinema alle improvvisazioni jazz, dai generi nuovi come l’elettronica al teatro sperimentale: festival, rassegne, concerti, promossi in ogni angolo di un Paese che conta circa un milione e trecentomila abitanti (ad aprile ci sarà l’«Estonian Music Days»). Una forza magnetica che sta attirando appassionati, turisti e viaggiatori di ogni tipo ed età. Secondo un’equazione che potrebbe allargare il cuore dei profeti ottimisti della cultura: musica e arte fanno da volano allo sviluppo e danno prestigio. No, non chiacchiere ma numeri, per fare un esempio statistico.

Secondo un recente rapporto sul turismo locale riguardo i flussi dall’Italia all’Estonia, pubblicato dall’Estonian Torium Board, il numero complessivo di arrivi dei clienti non residenti nelle strutture ricettive estoni è stato di 2,06 milioni, rispetto ai periodi precedenti, un incremento registrato del 6,6%; l’indagine inoltre rileva un analogo aumento percentuale sull’anno delle presenze dei non residenti (4,01 milioni) e una permanenza media di quattro giorni (90% degli arrivi nella capitale). Giusto per capire meglio un viaggio nella cultura musicale di questa terra, dove tra le altre fedi e non, c’è l’ateismo e la spiritualità legata a Madre Natura, e per chi segue la «dottrina» quando si muore l’anima finisce dentro gli alberi.

«Il fatto che la cultura qui sia un’attrattiva turistica? fa eco via Skype l’italiano Paolo Girol, che da anni si è trasferito lì ed è professore associato di Composizione audiovisiva presso il dipartimento di Composizione all’Accademia di musica estone a Tallinn . Certamente gli esempi non mancano. C’è il Black Nights Film Festival, diventato uno dei più importanti», ed è in buona compagnia con i più famosi al momento Cannes, Venezia e Berlino, per citarne alcuni. Ma la cosa che colpisce ancora di più come sistema-paese è che ogni scuola, nessuna esclusa, c’è un coro. Già, proprio così: la musica corale è diffusissima, «è stata, e lo è ancora, un collante sociale spiega il compositore , la canzone che tutti sanno è Maamme («il mio territorio», ndr)». Che dopo la riconquista dell’indipendenza, correva l’anno 1991, venne ripristinato come inno nazionale. Una melodia molto semplice che la vicina Finlandia ha adottato per il suo inno strumentale arrangiato in maniera differente. Una curiosità non da poco: periodicamente le più diverse comunità si incontrano in uno stadio a presentare i loro repertori, e a livello regionale l’adunanza avviene una volta l’anno. Cori da primato, tutti sul palco fino a raggiungere 20mila voci.

È l’affascinante mondo della tradizione, che a un certo punto ha avuto un «aggiornamento». Nella nazione dove si coltiva «l’individualismo positivo» – pensare a se stessi non in maniera egoistica ai danni della comunità – a un certo punto, è il caso di dirlo, hanno «cambiato musica», o meglio ne hanno aggiunte altre, proponendo alla scena mondiale qualcosa di diverso. «L’idea di partenza è stata rompere con quel che c’era prima spiega Girol con il sistema sovietico, con quella cultura, con quella educazione. E così sono stati pensati e strutturati nuovi programmi». Non più schiacciati dalla storia, i nuovi compositori si sono sentiti liberi di esprimersi in maniera personale «senza essere necessariamente troppo influenzati dalle avanguardie del Novecento cresciute dal Dopoguerra in poi nel cuore europeo». Le correnti che adesso vanno per la maggiore sono il post-spettralismo e il neo-modalismo. Linguaggi che sarebbero «meno cerebrali, inediti, innovativi continua una ventata di inaspettata freschezza che stata accolta con interesse». Gran fiorire di festival che hanno richiamato appassionati da tutto il mondo: a parte quello della canzone, tra le rassegne: l’«Estonian Music Days» appunto (dal 12 al 19 aprile 2018, organizzato dall’Associazione estone dei compositori), «Afekt festival», «Jazz Kaar» e, nel 2019, la piccola nazione ospiterà «Le giornate mondiali della nuova musica». Tra le star Veljo Tormis, Galina Grigorjeva e Toivo Tulev, preside dei dipartimento di Composizione dell’Accademia di Tallinn.

Per capire che questa terra grande come il Triveneto da tempo non è più un luogo ai confini del mondo basta aggiungere che «un gran numero di compositori di fama internazionale sono volati in Estonia – racconta il professor Girol – nomi come Kaija Saariaho, Georg Friedrich Haas e Ivan Fedele». Polo di attrazione il centro dedicato ad Arvo Pärt, lui il beniamino nazionale, il musicista vivente più eseguito al mondo. «Il dipartimento di composizione è rinato a metà degli anni Novanta – conclude Paolo Girol – e oggi è all’avanguardia, per alcune materie uno dei più richiesti». Nella capitale c’è un teatro che si chiama «N99», si sa quando è stato aperto e si sa già quando chiuderà: «Come indica il suo nome che comprende un numero, chiuderà il giorno in cui verrà dato il suo 99esimo spettacolo».

Luca Pavanel