La polizia afghana si addestra per combattere i talebani (LaPresse)

La guerra in Afghanistan
e il ritorno dei talebani

La storia dei talebani affonda le sue radici nel grande caos scaturito dall’intervento sovietico in Afghanistan nel corso degli anni ’80. Quella fase della lunga guerra civile afghana ha consegnato alle cronache del mondo l’epopea dei mujaheddin che si opponevano alla decadente Repubblica Democratica dell’Afghanistan e, soprattutto, all’insistente appoggio che i sovietici fornivano. In quella galassia di gruppi emerse la figura di Mohammed Omar che poi divenne noto alle cronache con il nome di Mullah Omar. Lui e i suoi “studenti” (questa la traduzione del nome talebani) negli anni successivi al crollo del regime comunista nel 1992 iniziano una rapida offensiva contro la galassia di signori della guerra locali fino alla conquista di Kabul nel 1997. Nel 2001 l’intervento degli Usa pose fine al suo emirato e, da allora, il Paese è sprofondato in un altro decennio di caos.

Secondo i dati raccolti dalla missione Onu in Afghanistan (Unama), lo scorso anno i talebani hanno rivendicato la paternità di 179 attentati, di questi 112 sono stati target vicini al governo mentre altri 67 sono stati condotti contro i civili. Conti alla mano questi attacchi hanno colpito oltre 1.100 persone causando la morte di 345 individui e il ferimento di altri 821. In realtà, nel suo rapporto, l’Onu dice anche molto altro. Attribuisce ai discepoli del Mullah Omar ben altri numeri: 1.574 persone uccise e 2.800 feriti. Un numero in leggera flessione rispetto al 2016 quando le vittime furono 1.618 e i feriti 3.335. Ma in linea con gli ultimi anni se si considera che nel 2015 i morti furono 1.534 e i feriti 2.500.

Quella messa in campo dai talebani è una strategia di attacco diffusa come si vede nella terza mappa mappa. Chiaramente le province già colpite sono quelle ad est di Kabul. Si nota infatti che i talebani hanno colpito anche oltre confine, nel vicino Pakistan. In generale, però, tutte i distretti sono finiti nel mirino degli “studenti”. Tra gli obiettivi più significativi ci sono ovviamente le forze di sicurezza afghane, in particolare la polizia. Nel caso invece di obiettivi civili i bersagli prediletti restano gli impiegati della pubblica amministrazione. La recrudescenza del conflitto e il conseguente ritorno dei talebani è stato spiegato sostanzialmente in due modi. Da un lato l’esercito e la polizia fanno sempre più fatica a trovare nuovi volontari per fronteggiare l’insorgenza ora spinta anche dall’Isis, e dall’altro i politici non sono mai davvero riusciti ad entrare in connessione con le comunità locali che in alcuni casi sono tornate ad appoggiare proprio i talebani.

 

  • Bragadin a Famagosta

    l’Eterno problema de che? se si vuole vincere una guerra si sa cosa si deve fare..se invece serve tutta sta menata per allungare la produzione di armi all’industria bellica , basta continuare così

    • Gian Paolo Cardelli

      Davvero la menano per produrre più armi? E mi dica: quante navi USA sono andate perse nel conflitto? Quanti ICBM sono stati sparati? Quanti bombardieri strategici sono stati abbattuti? No, perché il costo di fabbricazione di una sola portaerei supera di gran lunga il costo di tutte le munizioni, da quelle dei fucili alle bombe d’aereo, sparate in tutto il conflitto dal 2001 ad oggi…

      • montezuma

        “Cardelli”. Mi spiace dirglielo, ma lei non conosce i dati di spesa di questo intervento. E forse degli altri. Dia un’occhiata, a cominciare dall’Italia e dai Paesi europei. Sono costi (inclusi armi, consumi, usure …) altissimi.

        • Gian Paolo Cardelli

          Talmente alti che l’unico Paese che ha previsto fondi speciali per la Difesa sono stati gli USA… Montezuma: l’industria bellica fa soldi quando vende navi, aerei e mezzi corazzati, non quando vende munizioni ed uniformi…

          • montezuma

            Ribadisco il concetto. Qui si parla ANCHE e soprattutto di aerei, navi e sistemi d’arma in genere.

          • Gian Paolo Cardelli

            No: qui si tenta di far credere che la guerra in Afghanistan la si vuole allungare per favorire le industrie delle armi quando la semplice analisi dei materiali in uso lo smentisce.

  • Albert Nextein

    Ma le ragioni vere, quelle che hanno a che fare coi soldi, alla base di questa situazione marcia, quali sono?
    I giornalisti , pur efficaci nella descrizione degli eventi, lo devono indicare sempre in premessa.
    La gente deve poter capire.

    • montezuma

      Le ragioni vere sono che l’URSS/Fed. Russa voleva/vuole un corridoio all’Oceano Indiano, gli USA … pure. Iran, Pakistan e Cina vogliono le loro fette di torta. In sintesi. L’UE è assente se non che ogni Paese è al traino di altri. In Italia non sappiamo nemmeno di cosa si parla, ma spendiamo fior di risorse per non avere alcun ritorno coerente con i nostri interessi. Sempre in sintesi.

  • Italo Balbo

    Ma che ci facciamo in Afghanistan? Che vivano come meglio credono, abbiamo già i nostri problemi in Italia e di andarsi a ficcare nei problemi in casa d’altri non se ne sente alcun bisogno.

    • montezuma

      Vedere commento/risposta a John C.

  • John C.

    Mah…chi invade paese altrui poi chiama il paese che invade un “problema”. Logiche perverse.

    • montezuma

      Forse, ma quei Paesi, soprattutto islamici, che sono in mano all’anarchia (Afghanistan, Somalia, Libia …), finiscono per diventare base di terroristi e di ogni sorta di commercio ed attività illegale. Contro i quali si deve poi intervenire in un circuito perverso. Sul COME intervenire, siamo d’accordo, occorre maggiore efficacia altrimenti è inutile.