Russia

  • LAPRESSE_20170513152408_23081131 (1)

    “I ribelli siriani combattono con l’Isis”
    E adesso Mosca minaccia ritorsioni

    Le forze dell’esercito siriano, con il sostegno delle forze speciali e dell’aeronautica della Russia, continuano senza sosta l’offensiva per distruggere le ultime postazioni dello Stato islamico nei pressi della città di Deir Ezzor. La liberazione del governatorato è essenziale: qui si annida l’ultima vera roccaforte dell’Isis e qui i terroristi hanno imposto la loro ultima linea di difesa. Per le forze siriane, russe e iraniane, la presa di Deir Ezzor non solo rappresenta la fine di un incubo, ovvero dello Stato islamico come forza militare sul campo, ma anche una chiave strategica per il futuro della Siria e dell’Iraq. Conquistare la città non significa infatti soltanto riconsegnarla alla Siria liberata, ma soprattutto costruire un ponte terrestre fra l’Iraq e la Siria, ma, invia generale, fra Teheran e il Mediterraneo.  Proprio per questo motivo, la corsa per arrivare primi alla liberazione della città e della provincia diventa fondamentale: chi la conquista può avere il lasciapassare sul futuro del Paese e soprattutto la chiave della fine della guerra che da sei lunghissimi anni devasta Iraq e Siria. Russi, iraniani e s siriani lo sanno, ma lo sanno anche statunitensi, curdi e forze ribelli. Proprio per questo motivo, Deir Ezzor ha attratto non soltanto i maggiori sforzi delle truppe alleate di Assad, ma anche di quelle della coalizione internazionale, che cercano di rimediare al fatto che l’esercito siriano stia infliggendo al Califfato la sconfitta finale.

    Questa differenza di vedute sulla liberazione della Siria e, in particolare, del governatorato di Deir Ezzor, è stata denunciata dalle ultime dichiarazioni del portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov. Il funzionario russo ha detto, in sostanza, che le Forze Democratiche Siriane (Sdf per l’acronimo in inglese), sostenute dagli Stati Uniti e dalla cosiddetta coalizione internazionale, hanno raggiunto il nord della provincia di Deir Ezzor senza di fatto combattere con le truppe dello Stato islamico. L’agenzia russa Sputnik ha riportato le parole del portavoce: “Voglio prestare particolare attenzione al fatto che i combattenti delle Forze Democratiche Siriane avanzano da nord in direzione di Deir Ezzor e agevolmente si uniscono alle unità dell’Isis. I nostri droni e le attività di ricognizione non hanno registrato nessuno scontro armato nell’ultima settimana tra l’Isis e una terza parte, ovvero le Forze Democratiche Siriane”.

    A questa denuncia molto preoccupante da parte del ministero della Difesa della Federazione russa, si aggiunge inoltre la notizia, confermata dallo stesso portavoce, secondo cui le truppe regolari dell’esercito siriano avrebbero subito colpi di artiglieria e di mortaio sula riva destra dell’Eufrate da parte delle Sdf, proprio mentre entrambe le forze, in teoria, starebbero liberando la città di Deir Ezzor dall’occupazione delle milizie nere del Califfato. In pratica, secondo la nota del portavoce russo, le forze siriane e quelle speciali di Mosca si troverebbero sotto il fuoco incrociato di jihadisti e Sdf, dal momento che queste ultime, invece di impegnarsi nel confronto con i terroristi, sembrano più interessate a fermare la liberazione da parte dell’esercito siriano. Esercito siriano che, fino ad ora, ha già liberato l’85% della città e si sta preparando a ripulire anche i villaggi intorno. Se gli attacchi alle forze siriane continueranno, Mosca ha minacciato di colpire duramente le forze curde Ypg e quelle siriane della Sdf, di fatto dichiarando guerra alle forze sostenute dalla coalizione internazionale.

    Questi attacchi arrivano a pochi giorni dall’accusa da parte del Pentagono secondo cui i raid dell’aeronautica russa avrebbero colpito miliziani delle Sdf invece di postazioni terroristiche. Secondo il comando americano che si occupa delle operazioni in Sira e Iraq, le forze armate russe non avrebbero “prestato attenzione” agli obiettivi dei loro bombardieri, colpendo indistintamente tutto quello che c’è vicino alle rive dell’Eufrate, facendo in modo di fermare l’avanzata delle Sdf nella città siriana. Il ministero della Difesa russo ha negato l’accusa confermando di aver comunicato al Pentagono già ore prima dell’attacco il luogo in cui questo sarebbe avvenuto, e che quindi l’aeronautica di Mosca non aveva alcuna responsabilità. I rimpalli di accuse, smentite, denunce e notizie ambigue dimostrano, ad ogni modo, un solo fatto: la narrazione sulla guerra siriana sta ormai evidenziando tutte le sue contraddizioni, quelle denunciate da pochi ma che, purtroppo, si rivelano ogni giorno più corrette.

  • Deir Ezzor

    Ecco tutte le tattiche russe
    per colpire l’Isis a Deir Ezzor

    Deir Ezzor è la Berlino della Siria. Come nella capitale tedesca, russi e Alleati facevano a gara per giungere per primi e per imporsi sul futuro della Germania, così oggi russi e Alleati 2.0 (leggasi coalizione internazionale) accerchiano il governatorato di Deir Ezzor per conquistare il futuro della Siria

  • Il missile balistico sudcoreano Hyunmu-2 lanciato durante un'esercitazione

    Il piano di Russia e Cina
    per arginare Pyongyang

    Le recenti sanzioni votate dall’ultimo Consiglio di Sicurezza dell’ONU contro la Pyongyang sono piuttosto dure. Esse prevedono una riduzione del 30% sulle esportazioni di petrolio greggio e raffinato nel Paese; un divieto alle esportazioni di gas naturale e dei materiali tessili nordcoreani nonché uno stop ai nuovi permessi di lavoro rivolto ai cittadini della Corea del Nord nel mondo (oltre 90.000 le persone che lavorano attualmente all’estero). Questo è il risultato di una mediazione serrata tra gli Stati Uniti, Cina e Federazione Russa e, nonostante le sanzioni imposte, è molto diverso da ciò che gli USA avrebbero voluto imporre al regime. 

    L’iniziale bozza redatta dalla diplomazia americana comprendeva il congelamento dei beni di Kim Jong-un e il divieto di viaggiare all’estero a lui e a tutti i funzionari coreani, oltre ad ulteriori sanzioni. La bozza autorizzava gli stati membri delle Nazioni Unite a ispezionare le navi nordcoreane nelle acque internazionali e a imporre un embargo petrolifero totale, che avrebbe gettato il Paese nella miseria. Un’iniziativa bloccata sul nascere dal presidente russo Vladimir Putin e dal Ministro degli Esteri Lavrov.

    Russia e Cina vogliono la stabilità nella regione

    Ciò che Russia e Cina non vogliono è una guerra nella penisola coreana e l’instabilità nella regione. “Le priorità di Russia e Cina sono chiare – spiega l’analista geopolitico Pepe Escobar su AsiaTimesstabilità a Pyongyang, nessun cambio di regime, nessuna drastica alterazione della scacchiera geopolitica né una profonda crisi dei rifugiati”. Importante in questo senso comprendere ciò che è successo la scorsa settimana all’Eastern Economic Forum di Vladivostok, che ha avuto luogo a soli 300 chilometri dai test missilistici di Pyongyang.

    Appuntamento ignorato dall’opinione pubblica occidentale ma evento chiave per comprendere cosa accadrà nell’imminente futuro. “Ciò che Russia e Cina propongono – osserva l’esperto – sono essenzialmente dei colloqui a 5 + 1 (Corea del Nord, Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud, più gli Stati Uniti), in territorio neutrale, come confermato dai diplomatici del Cremlino. A Vladivistok Putin ha disinnescato a suo modo l’isteria militare avvertendo che fare un passo oltre le sanzioni significherebbe un invito al cimitero”.

    Cooperazione con Pyongyang e nuove infrastrutture

    Mosca e Seul hanno concordato l’istituzione di una piattaforma commerciale trilaterale che coinvolga Pyongyang al fine di investire nelle infrastrutture e nei collegamenti in tutta la penisola coreana e con l’Estremo Oriente russo. E il primo paese a voler incrementare la cooperazione con Pyongyang è proprio la vicina Corea del Sud. Il Primo Ministro sudcoreano Moon Jae-In ha proposto la costruzione di “nove ponti” di cooperazione tra Seul e la Corea del Nord che riguardano il “gas, le ferrovie, le costruzioni navali, la creazione di gruppi di lavoro, l’agricoltura e altri tipi di cooperazione”.

    Moon ha aggiunto che tale cooperazione trilaterale mira alla creazione di progetti comuni nell’Estremo oriente russo. Come racconta Escobar, Moon sa che “lo sviluppo di tale area promuoverà la prosperità dei due paesi e contribuirà anche a cambiare la Corea del Nord, creando la base per l’attuazione di accordi trilaterali”.

    Una ferrovia che colleghi Seul al Continente

    Durante il Forum si è parlato molto anche di trasporti e nuove infrastrutture. Seul vorrebbe una rete ferroviaria che la colleghi al Continente; penalizzata dall’isolamento della Corea del Nord, la Corea del Sud, infatti, mira alla costruzione di linea ferroviaria trans-coreana che la colleghi alla Cina e alla Federazione Russa. Mosca è assolutamente favorevole alla soluzione prospettata. 

    Il presidente Vladimir Putin ha sottolineato che “l’attuazione di queste iniziative non solo sarebbe economicamente vantaggioso, ma consentirebbe di rafforzare la fiducia e la stabilità nella penisola coreana”. La strategia di Cina e Russia è quella di integrare e coinvolgere la Corea del Nord nello sviluppo di importanti reti di comunicazione e cooperazione; per farlo però serve la stabilità politica, non la guerra. 

Pagina 1 di 2612345...1020...Ultima »