Libia

  • General Khalifa Haftar speaks during a news conference at a sports club in Abyar, a small town to the east of Benghazi. May 17, 2014. The self-declared Libyan National Army led by a renegade general told civilians on Saturday to leave parts of Benghazi before it launched a fresh attack on Islamist militants, a day after dozens were killed in the worst clashes in the city for months. Families could be seen packing up and driving away from western districts of the port city where Islamist militants and LNA forces led by retired General Haftar fought for hours on Friday, killing at least 43 people. REUTERS/Esam Omran Al-Fetori (LIBYA  - Tags: CIVIL UNREST MILITARY POLITICS)

    Il nuovo esercito libico senza Haftar

    Uno dei principali problemi della Libia, riguarda l’esistenza di più fazioni e di più falangi armate che controllano il territorio; ciò che forse si avvicina maggiormente ad un esercito, è la forza guidata dal generale Haftar, tornato nel paese africano dopo la morte di Gheddafi ed a capo di una fazione che risponde al governo di Tobruck e controlla buona parte della Cirenaica. Dall’altra parte, l’esecutivo voluto e riconosciuto dall’ONU guidato da Al Serraj, non ha alcun esercito e si appoggia unicamente ad un gruppo di milizie al cui vertice spiccano le forze di Misurata, molto potenti anche da un punto di vista politico visto che esprimono l’attuale ministro della Difesa del governo con sede a Tripoli; si è appreso nelle scorse settimane come delegazioni di entrambi gli schieramenti sono da mesi al Cairo per cercare un accordo in grado di unificare le due fazioni, arrivando quindi alla creazione di un vero e proprio unico esercito libico.

    Il veto delle milizie di Misurata: “Non vogliamo Haftar”

    Su AgenziaNova vengono riportate alcune dichiarazioni attribuite ad alcuni vertici delle milizie di Misurata; in particolare, come si legge in un’agenzia di stampa, l’accordo tra le due parti non sarebbe così lontano e su diversi punti sarebbe anzi stata trovata un’esatta quadra in grado di nutrire più vigorose speranze circa la formazione del primo vero esercito libico post Gheddafi. C’è però un importante condizione imposta dalle stesse milizie di Misurata: nell’eventuale nuovo esercito di Libia non deve esserci la presenza di Haftar; per i combattenti della fazione facente riferimento alla terza città libica, il generale è il nemico numero uno e va allontanato se realmente si vuol porre in essere un tentativo di unificazione delle forze armate. “C’è un accordo internodichiara un funzionario della fazione di Misurata rimasto però anonimocirca la necessità di unificare le istituzioni militari nel paese in futuro ma senza Haftar”.

    Tra le due fazioni gli attriti sono molto forti, spesso si è anche arrivati a scontri diretti che hanno causato la morte di diversi uomini sia in un campo che nell’altro; in particolare, l’esercito di Haftar ha conquistato a marzo i giacimenti petroliferi di Ras Lanuf, cacciando milizie collegate a quelle di Misurata ed avanzando anche verso il golfo di Sirte. Scontri si sono verificati nel deserto e nel governatorato di Sebah, oltre che a sud di Sirte; ecco dunque il motivo per il quale le milizie fedeli ad Al Serraj hanno posto il veto ad Haftar. Inoltre, la divisione potrebbe essere anche di natura ideologica: alcune fazioni vicine alle milizie di Misurata, hanno spesso dimostrato di essere legate se non direttamente interne a gruppi islamisti contrapposti invece ad un parlamento, quale quello di Tobruck, dove siedono forze che non fanno del riferimento all’Islam il proprio filo conduttore.

    Haftar sempre più proiettato verso le presidenziali?

    Paradossalmente però, la condizione dettata dalle milizie di Misurata rischia di favorire ulteriormente Haftar nella rincorsa alla presidenza del paese, dove l’uomo forte della Cirenaica risulta essere tra i favoriti; già qualche giorno fa infatti, il presidente del parlamento di Tobruck aveva affermato come Haftar, per candidarsi alle presidenziali la cui data è ancora da definire, doveva dimettersi dal suo incarico all’interno dell’esercito. Dunque, la presa di posizione delle milizie di Misurata potrebbe essere vana, visto che il generale avrebbe sempre più velleità politiche e sempre meno militari, così come potrebbe addirittura rivelarsi positiva per lo stesso Haftar: dinnanzi infatti alla richiesta di farsi da parte per poter costituire il nuovo esercito unitario, il generale sarebbe più propenso a lasciare la divisa per provare a diventare il nuovo Capo di Stato, aspirazione peraltro mai nascosta già dai primi anni post Gheddafi.

    E’ pur vero però che, almeno per il momento, le consultazioni presidenziali non sembrano essere imminenti: prosegue la registrazione dei cittadini nelle apposite liste, ma le condizioni di sicurezza per garantire una campagna elettorale ed un’elezione regolare non sembrano esserci minimamente, soprattutto nella zona occidentale e meridionale del paese. Secondo le Nazioni Unite, le presidenziali in Libia dovrebbero però tenersi entro l’anno; difficile dire se questo obiettivo verrà raggiunto, ma soprattutto è ancora più difficile affermare se le consultazioni possano o meno essere in grado di ridare stabilità ad un paese in guerra da sette anni.

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