Bashar al-Assad

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    Israele minaccia Assad
    e scuote il Medio Oriente

    “Se Assad vuole sopravvivere, deve mandare via l’Iran dalla Siria”. Non usa mezzi termini il ministro della Giustizia di Israele, Ayelet Shaked, parlando delle future politiche israeliane a margine della conferenza organizzata a Herlyza dall’International Institute on Counterterrorism

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    Siria, gli USA si ritirano dal Sud e consegnano le basi ai russi

    Qualcosa si muove nel sud della Siria, in altre parole la parte del Paese che rappresenta il vero grande nodo da sciogliere per capire se Assad e i suoi alleati potranno avere il controllo sul futuro della Siria. Secondo quanto riporta la testata libanese Al-Akhbar, Russia e Stati Uniti sarebbero giunti a un accordo finora segreto per la ritirata delle truppe statunitensi dal meridione siriano. Le forze americane posizionate nella provincia di Al-Tanf, in prossimità del confine iracheno, dovrebbero ritirarsi dalla regione consegnando le basi proprio alle forze di Mosca, che avrebbero quindi raggiunto lo scopo di liberare la regione dalle forze della coalizione internazionale, in particolare alleggerendo la loro presenza vicino Iraq e Giordania. Secondo le fonti locali, il patto sarebbe stato raggiunto l’otto luglio, in concomitanza con l’incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump ad Amburgo per il G20.

    Qualora l’accordo venisse confermato, il Sud della Siria si trasformerebbe sostanzialmente in un’area sotto il controllo degli alleati delle forze lealiste del governo di Bashar Al Assad. Russi, iraniani ed Hezbollah otterrebbero il controllo di un’area strategica per tutto il territorio siriano, da una parte bloccando ogni tentativo di infiltrazione delle forze israeliane e della coalizione internazionale e, dall’altro lato, avendo via libera nella sconfitta delle ultime sacche di resistenza dello Stato Islamico e dei ribelli siriani. Al-Tanf rappresenta uno snodo fondamentale: un crocevia di confini che per il controllo del territorio e per il futuro del conflitto è di particolare rilevanza. Posto al punto d’incontro tra Siria, Iraq e Giordania, l’area è stata subito presa di mira dalle forze speciali angloamericane, che avevano compreso l’importanza strategica del controllo di un confine così centrale nello scacchiere della guerra. Se la postazione passasse effettivamente in mani russe, questo significherebbe assicurare il collegamento fra Iraq e Siria, e, di conseguenza, permettere l’afflusso di uomini e armi dall’Iraq liberato verso l’ultimo fronte di guerra siriano.

    L’accordo segreto fra Russia e Stati Uniti s’inserisce nel quadro di una definizione del futuro della Siria che, se confermato, vedrebbe a questo punto certo un futuro di una Siria con Assad e i suoi alleati in posizione di netto vantaggio. Il ritiro dal confine meridionale da parte delle truppe statunitensi è certamente da considerare un punto di svolta nel conflitto sul fronte meridionale, e il passaggio di consegne dalle forze americane ai russi, simbolicamente rappresentato dalla cessione della base di Al-Tanf, è rappresentativo di un cambio di passo dopo Astana ma soprattutto dopo gli accordi raggiunti ad Amburgo. Le de-escalation zones stanno prendendo forma, e il sud siriano, con una fascia di soldati russi a presidio dei confini della Siria con Israele, Giordania e Iraq, diventa centrale nella garanzia sul futuro di una Siria ancora legata ad Assad e ai suoi alleati.

    A questo accordo, si aggiungono poi una serie di fatti che, se messi in ordine, dipingono un quadro per la Siria molto diverso da quello prospettato soltanto pochi mesi fa. L’opposizione siriana – quella riconosciuta anche in sede diplomatica e non i ribelli che sono ancora impegnati in guerra né i terroristi – hanno da tempo dichiarato di non considerare più condizione essenziale la deposizione di Bashar Al Assad, e questo è stato confermato anche da fonti della diplomazia russa in svariati incontri. La Turchia, a nord, sta entrando in Siria per sospingere i curdi supportati dagli Stati Uniti il più lontano possibile dal confine turco, e adesso può premere sul Pentagono per fare in modo che gli Stati Uniti non supportino eccessivamente i miliziani curdi, a pena di vedere l’antico alleato turco spostarsi verso una completa autonomia dalla Nato e avvicinarsi a Iran e Russia.

    A questi eventi, si aggiungono poi le notizie di sempre più frequenti consegne di armi e di uomini da parte dei ribelli siriani, che in massa stanno disertando, specie nel nord del Paese, per consegnarsi all’esercito di Damasco. L’annuncio da parte di Trump di finire con il programma della CIA di sostegno alla ribellione siriana ha avuto come conseguenza quella delle defezioni dei ribelli, i quali, privi del supporto politico, economico e militare degli Stati Uniti si trovano evidentemente contro delle forze troppo più imponenti dei propri mezzi. La corsa verso Deir Ez Zour assume ora una duplica importanza, politica ed economica. Chi prende Deir Ez Zour non avrà, infatti, solo in mano l’Est del Paese strappato al Daesh, e quindi il pieno controllo del confine con l’Iraq – e quindi collegandosi a Baghdad e Teheran -, ma avrà anche l’accesso ai più grandi giacimenti d’idrocarburi sul territorio siriano. Assunto il controllo del Sud e dell’Est e assicurato buona porta del nord dall’accordo tra Russia e Turchia, il futuro della Siria passa ora per quell’ultimo bastione dell’Isis.  

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    Chi è Le Mesurier, il fondatore dei caschi bianchi

    Attivi dal 2013, i caschi bianchi siriani  sono stati celebrati e premiati in tutto l’occidente per «il coraggio, la compassione e l’impegno umanitario eccezionali nel soccorrere i civili». Già candidati al Nobel per la Pace e vincitori del «Nobel alternativo» ideato nel 1980 dallo scrittore Jakob von Uexkull, i soccorritori siriani sono diventanti celebri in tutto il mondo grazie all’omonimo documentario-cortometraggio prodotto da Netflix, premiato agli ultimi Oscar nella rispettiva categoria. 

    Un riconoscimento globale delle loro attività nelle zone controllate dai ribelli, nonostante numerose inchieste abbiano messo in luce i controversi legami  dell’organizzazione umanitaria con i terroristi di Al-Nusra, la diramazione siriana di Al-Qaida – che ora prende il nome di Hayat Tahrir al-Sham. Per comprendere la vera identità della protezione civile ribelle, occorre tuttavia fare un passo indietro e arrivare a James Le Mesurier, addestratore e fondatore della nota Ong.

    Chi è James Le Mesurier

    In un’intervista a Il Foglio del 5 ottobre 2016, James Le Mesurier racconta come ha fondato i caschi bianchi siriani: «Il mio background è nei processi di stabilizzazione. Lavoro in medio oriente da circa vent’anni. Ho lavorato in zone di conflitto in tutto il medio oriente, e l’approccio standard dei governi che vogliono stabilizzare degli stati falliti o fragili di solito segue due linee guida: la democratizzazione e il buon governo e il rafforzamento del settore della sicurezza. Ho iniziato a lavorare in Siria nel 2011 e quello che ha iniziato a prendere corpo era il solito lavoro di supporto secondo manuale: sostenere un paese che stava cadendo verso una instabilità drammatica e implementare una serie di programmi di democratizzazione e buon governo per la popolazione siriana».

    I caschi bianchi e Al Qaida

    L’ex soldato, parlando dei corsi di addestramento, sostiene di averne organizzato uno «per Aleppo, il secondo per Idlib. Nel secondo corso, c’erano 21 persone, 19 delle quali sono ancora con i caschi bianchi». Uno di questi è Majd Khalaf mentre l’altro è Raad Salah, oggi a capo dell’organizzazione. Sia ad Idlib che ad Aleppo, tuttavia, la più radicata forza di opposizione armata era proprio Jabhat al-Nusra (Hayat Tahrir al-Sham). Tuttora Idlib è sotto il controllo dei terroristi di Hayat Tahrir al-Sham.

    Sono questi gli interlocutori dei volontari? Alcuni indizi sembrano accertarlo. A maggio i caschi bianchi hanno ricevuto, proprio ad Idlib, un premio dalla formazione terroristica, con tanto di cerimonia organizzata in loro onore. Il video che immortala l’evento è stato diffuso su twitter e ha fatto il giro dei social. In un altro video circolato sul web, il leader di Hayat Tahrir al-Sham, Abu Jaber, ha lodato apertamente i caschi bianchi, definendoli i «soldati nascosti della rivoluzione». 

    James Le Mesurier: dalle attività di mercenario ad attivista «umanitario»

    Come molti altri ufficiali dell’esercito britannico, Le Mesurier ha frequentato la Royal Academy of Military, dove si è diplomato con il massimo dei voti, ricevendo persino la Medaglia dalla Regina. In seguito ha servito l’esercito britannico in molti teatri di guerra. In particolare, ha lavorato come capo dell’intelligence inglese a Pristina, in Kosovo. Nel 2000, Le Mesurier ha lasciato l’esercito e ha iniziato a lavorare per le Nazioni Unite, poiché «l’aiuto umanitario è più efficace» di un esercito nei teatri di guerra, secondo la sua esperienza.

    «Il fondatore dell’organizzazione – scrive la giornalista Vanessa Beeley – James Le Mesurier, si è laureato presso la Elite Royal Military Academy della Gran Bretagna, a Sandhurst, ed è un ufficiale britannico che faceva parte dell’intelligence, coinvolto in in una lunga serie di interventi militarti della Nato in molti teatri di guerra, tra cui Bosnia, Kosovo e Iraq. Egli vanta anche una serie di incarichi di alto profilo presso le Nazioni Unite, l’Unione europea, e nel Regno Unito. Inoltre, ha stretti legami con La Academi, la compagnia militare privata statunitense fondata nel 1997 da Erik Prince».

    Finanziati dal governo britannico

    Con buona pace della narrazione che dipinge l’organizzazione umanitaria come un attore disinteressato e imparziale nel complesso mosaico siriano, i caschi bianchi ricevono cospicui finanziamenti governativi. Come rileva il Telegraph, il Foreign and Commonwealth Office, il dicastero del Regno Unito responsabile della promozione degli interessi del Paese all’estero, rappresenta la «principale fonte di finanziamento» della ong. Questo stanziamento di denaro avviene per mezzo del «Conflict, Stability and Security Fund (CSSF)», un fondo strategico impiegato dal governo all’estero talmente segreto che, lo scorso marzo, l’ex ministro della Difesa conservatore, Archie Hamilton, ha chiesto delucidazioni all’attuale Segretario di Stato per gli affari interni del Regno Unito, Amber Rudd, su come e dove fossero stati stanziati questi contributi – nell’ordine di un miliardo di sterline.

    Rudd ha spiegato che i nomi «dovevano rimanere segreti per non creare imbarazzo» ma ha ammesso che quelle risorse «fanno gli interessi del Regno Unito in aree instabili» e finiscono a gruppi «come i caschi bianchi in Siria, che svolgono un ottimo lavoro». È noto che il governo inglese ha sempre sostenuto la cacciata di Assad e supportato l’opposizione, in favore di un regime change. Non propriamente una donazione disinteressata, dunque.

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