Aleppo

  • Turkey's Prime Minister Tayyip Erdogan addresses members of parliament from his ruling AK Party (AKP) during a meeting at the Turkish parliament in Ankara January 28, 2014. Erdogan, keen to maintain economic growth ahead of an election cycle starting in two months, has been a vociferous opponent of the higher borrowing costs sometimes needed to bolster currencies, railing against what he describes as an 'interest rate lobby' of speculators seeking to stifle growth and undermine the economy. REUTERS/Umit Bektas (TURKEY - Tags: POLITICS BUSINESS)

    Erdogan avanza ad Afrin ma volta lo sguardo verso Aleppo

    Erdogan oramai lo dà quasi per imminente: le truppe turche, aiutate e coadiuvate da quelle dell’ex FSA, sarebbero in procinto di entrare nella città di Afrin, capoluogo del cantone curdo a nord di Aleppo protagonista suo malgrado dell’operazione “Ramoscello d’Ulivo” che, a dispetto del nome, sta lanciando su questo territorio una lunga e cruenta scia di devastazione e morte. Le ultime mappe, confortate da foto e video diffusi sul web, sembrano dar ragione al capo del governo di Ankara: mezzi e uomini sia turchi che ad essi collegati, sono oramai ad appena cinque chilometri da Afrin, la periferia della cittadina curdo – siriana è oramai nel mirino. “I turchi possono entrare ad Afrin quando vogliono si è sbilanciato Erdogan nelle scorse oreStiamo infliggendo una dura lezione ai terroristi del PKK”; che il cantone debba andare alle forze filo turco appare un dato quasi assodato, il problema sarà costituito da quanto potrebbe accadere nell’assetto post bellico della Siria.

    La grande paura degli aleppini di avere nuovamente i filo turchi vicino casa

    Il cantone di Afrin è gestito autonomamente da forze curde già dal 2012, ma le milizie YPG presenti in questa zona appaiono a loro volta autonome anche dal resto delle sigle filo curde presenti nel paese; tutto questo è da ricollegare anche alla stessa conformazione geografica del cantone, vera e propria enclave curda e dunque distaccata territorialmente dagli altri territori a maggioranza curda. Esercito di Damasco e YPG non hanno mai avuto grossi problemi di convivenza ad Afrin, tante volte già prima dell’operazione della Turchia si è parlato spesso di definitiva riconciliazione tra milizie curde del cantone ed autorità centrali siriane; il vento del conflitto ha poi rimescolato nuovamente le carte, con Ankara che ha avuto dalla Russia il tacito via libera per martellare le postazioni delle forze YPG e penetrare quindi nel territorio, fino a raggiungere quasi la stessa Afrin.

    Il comportamento del governo siriano è stato, da un lato, rispettoso in qualche modo dei silenti accordi tra le varie potenze del cosiddetto “Asse di Astana” (Russia – Turchia – Iran), sapendo che questo è di fatto l’unico modo per placare le velleità di Erdogan di spodestare Assad; dall’altro lato però, non ha impedito a molti miliziani curdi presenti a Manbij ed in altri cantoni nel nord del paese, di attraversare i territori controllati dai governativi per giungere ad Afrin e dare manforte contro l’avanzata turca. Ma lo stesso presidente siriano, conosce bene l’importanza di dare in questo preciso momento storico alcune concessioni ad Erdogan e dunque non sembra essere messa in discussione l’attuale impostazione, che vede Ankara ed i gruppi filo turchi avanzare a nord di Aleppo; proprio la metropoli siriana, seconda città del paese e capitale economica in tempo di pace, guarda con non poca apprensione a quanto sta accadendo nel cantone di Afrin.

    Gli aleppini conoscono bene quanto sono in grado di fare le milizie che per adesso Erdogan sta facendo avanzare, assieme ai propri reparti speciali; nel luglio 2012, durante la fase più acuta ed intensa dell’offensiva delle sigle islamiste contro Aleppo, la città è stata di fatto saccheggiata: intere fabbriche smontate, macchinari industriali portati al di là del confine turco, ospedali da cui sono state rubate le attrezzature e, in generale, una popolazione che si è vista privata delle minime condizioni di decenza e dei più importanti servizi. Se è vero che la seconda città siriana è saldamente sotto il controllo di Assad e che, soprattutto, la spartizione del nord del paese non riguarda affatto Aleppo, dall’altro però quei miliziani filo turchi e quelle bandiere turche che avanzano ad Afrin e che si posizionano a meno di 50 km dalla periferia aleppina tornano a fare paura. Il timore è che, nonostante i proclami della diplomazia di Ankara e di Mosca, in fondo i turchi aspirino a mettere quanto meno sotto la propria influenza la produttiva ed industrializzata area aleppina.

    Il sospetto di molti: il “sogno neo ottomano” del 2012 passava da Aleppo e Mosul

    A suffragare questa che, almeno per il momento, è solo una soggezione che porta ad inevitabile timore, è anche quanto da sempre detto in Siria ed in Iraq una volta scoppiata la guerra contro Assad e la quasi contemporanea avanzata dell’Isis nei due paesi: la Turchia, nell’inseguire il suo sogno neo ottomano, non può non puntare ad avere Aleppo e Mosul, due città importanti della regione dalla grande valenza sia storica che economica. Ed in effetti, come sopra accennato, dalla seconda città siriana i turchi tramite le proprie milizie hanno arraffato tutto quanto possibile nel 2012; le milizie finanziate da Ankara e supportate tramite l’apertura della cosiddetta “autostrada della Jihad”, hanno portato al di là del confine una quantità inimmaginabile di prodotti e materiali mentre, proprio grazie all’influenza esercitata sulle sigle ben pagate, il governo turco ha potuto esercitare per diverso tempo un importante condizionamento sulla vita economica e sociale aleppina.

    Sul fronte iracheno, Ankara durante la guerra al califfato ha provato più di una volta ad imporre un controllo militare su Mosul; prima dell’inizio della grande operazione sulla città irachena, terminata nei mesi scorsi con la vittoria sull’Isis, Erdogan ha inviato militari e mezzi nella provincia di Ninive intimando allo stesso governo di Baghdad di non protestare contro la loro presenza: “Il primo ministro dell’Iraq deve pensare a fare il suo lavoro – tuonava il capo dello Stato turco nei giorni in cui Al Abadi rimarcava rimostranze contro i turchi presenti a Mosul – Non deve dire a me cosa devo fare”. Ecco quindi da dove partono i timori aleppini: sono indubbiamente i più pessimisti ad immaginarsi un attacco militare contro Aleppo, presidiata dalle forze d’élite siriane ma anche da militari russi e ceceni, pur tuttavia l’avanzata ad Afrin e quindi a 50 km dalla periferia nord della città suscita timori e malumori.

    In tanti non credono che Erdogan abbia abbandonato del tutto il progetto neo ottomano, oltre all’allontanamento dei curdi dal confine il presidente turco punterebbe sull’annessione della provincia di Idlib e del nord della provincia di Aleppo, circostanza quest’ultima che porrebbe la città pericolosamente vicina ad un ipotetico avanzamento verso sud del confine. Da Damasco si invita però alla prudenza: proprio a metà marzo dovrebbero riprendere gli incontri di Astana, sarà lì che a livello diplomatico si cercherà di porre come principio cardine per il dopo guerra quello del recupero, in tutto il suo territorio, della sovranità da parte delle autorità siriane.

  • aaa

    Sosteniamo i Cristiani di Aleppo

    Ogni anno, soprattutto in paesi a maggioranza islamica, milioni di Cristiani vengono perseguitati e abbandonati per il solo fatto che credono nel nostro stesso dio.

Pagina 1 di 612345...Ultima »