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Storia del Paesi che non esistono

I Paesi sono come le persone, nascono e muoiono. Alcuni Paesi sono più fortunati, vengono alla luce in contesti agiati, accolti con tutti gli onori, coccolati e sostenuti da qualche potenza straniera che li avvia verso un prospero avvenire, facendoli entrare a far parte di quello che un tempo si sarebbe chiamato il «consesso internazionale». Altri invece sono meno fortunati. Sono come quei bambini nati un po’ per caso, nessuno li voleva e si trovano senza un genitore che li cresca, ma soprattutto senza un padre che li riconosca. Nascono e basta, sono Stati de facto ma non vengono riconosciuti dalla maggioranza degli Paesi. È la geopolitica.

Al mondo oggi esistono dieci di questi Stati de facto con un riconoscimento parziale o nullo, ma il numero può salire a 12, dipende come si considerano le Repubbliche secessioniste ucraine, la Repubblica Popolare di Donetsk e quella di Lugansk, la cui situazione è ancora in divenire. Sono territori che si amministrano autonomamente, hanno una bandiera e una capitale, spesso battono moneta e forniscono passaporti ai propri cittadini, ma i loro confini e il loro status giuridico non sono riconosciuti dagli altri Paesi, o quantomeno dalla maggioranza di essi.

Secondo il sociologo Max Weber si può definire «Stato quell’entità che detiene il monopolio della violenza su di un dato territorio». Ora è indubbio che molto di questi territori siano assai violenti anzi quasi sempre sono nati in seguito a guerre civili e secessioni varie , ma ciò non basta a farli riconoscere come Stati sovrani. Ed essere riconosciuti dagli altri è una condizione necessaria, almeno secondo la convenzione di Montevideo del 1993. L’articolo 1 definisce i criteri per il riconoscimento della personalità giuridica internazionale. La convenzione richiede che ogni Paese per essere ritenuto tale abbia: una popolazione permanente, un territorio definito, un potere di governo esclusivo e la capacità di intrattenere rapporti con altri Stati. Seguendo questi criteri le Nazioni Unite oggi riconoscono 193 Stati membri (anche se due, Niue e le Isole Cook sono Stati sovrani associati a un altro Stato, la Nuova Zelanda) più due Paesi che hanno lo status di osservatori: lo Stato di Città del Vaticano e la Palestina. Gli altri ci provano. Alcuni anche da decenni, come nel caso del Somaliland o di Cipro Nord. Colpa degli altri Paesi che si mettono di mezzo, reclamando per sé quel pezzetto di territorio che si dichiara invece indipendente. Altri, è il caso del Kosovo, sono riusciti a sfruttare le contingenze geopolitiche e imporre la proprio esistenza nonostante un vicino recalcitrante la Serbia lo consideri ancora una provincia autonoma, forse troppo autonoma, e si metta di traverso al riconoscimento internazionale, che però è stato dato da 115 Paesi tra cui l’Italia. Anche se il suo status giuridico, lo dice la Treccani, rimane ancora incerto e il Paese sopravvive grazie al sostegno della comunità internazionale che garantisce la sicurezza esterna. Altri ancora, come il caso unico di Taiwan, in passato erano stati riconosciuti al punto da avere un seggio all’Onu. Ma la realpolitik l’ha costretto in una zona grigia, crepuscolare: esiste, ci facciamo affari, accogliamo i suoi cittadini e le sue merci, ma non lo riconosciamo politicamente. Insomma, i Paesi sono come le persone: non è detto che piacciano a tutti. Del resto l’articolo 3 della convenzione di Montevideo sostiene che «l’esistenza politica dello stato è indipendente dal riconoscimento di altri stati», per cui avanti, c’è posto quasi per tutti. Questi casi lo dimostrano.

SOMALILAND

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L’estate 1960 doveva essere piuttosto elettrica a Hargeisa, la capitale dell’ex colonia britannica della Somalia. Il 26 giugno di quell’anno il protettorato di Sua Maestà ottenne l’indipendenza come Stato del Somaliland, che governava su questa striscia di terra schiacciata tra l’Etiopia, Gibuti e il golfo di Aden. L’indipendenza durò 5 giorni, abbastanza per far riconoscere il nuovo Stato da 35 Nazioni. Poi, come era nei piani, il 1° luglio il governo votò l’Unione con la Repubblica somala, l’ex colonia italiana della Somalia e l’avventura finì. Almeno fino a quando nel 1991 la Repubblica del Somaliland si è auto-dichiarata indipendente. Da allora il governo di Hargeisa, mantiene il controllo su tutto il territorio ed esercita le funzioni statuali necessarie alla vita dei suoi 3,5 milioni di cittadini. Lo fa più di quanto non faccia a casa sua il martoriato governo di Mogadiscio, che reclama la sovranità su queste terre. Ma ad Hargeisa non ne vogliono sapere. L’unione con quella che fu la Somalia italiana fu volontaria, dicono, e il divorzio dovrebbe essere automatico. Ma così non è, anche perché l’Unione Africana, a cui è stata demandata la questione, teme che l’indipendenza del Somaliland possa dare il via a un domino di recriminazioni in tutto il Continente africano. Così il Somaliland si trova nella situazione di possedere tutti i requisiti previsti dalle convenzioni, ma non viene riconosciuto da nessuno Stato, neanche da quelli che si trovano nella sua stessa condizione. A oggi l’unico ad averlo riconosciuto è il consiglio comunale di Cardiff, in Galles, dove vive una grande comunità di espatriati somali. Ma per le regole internazionali vale zero.

NAGORNO-KARABAKH

Nagorno-Karabakh

Tra i monti del Caucaso orientale si trova la Repubblica del Nagorno Karabakh, territorio a maggioranza armena che si è autoproclamato indipendente il 6 gennaio 1992. Per volere di Stalin durante tutto il periodo sovietico era stato un territorio autonomo appartenente alla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian, figlio del processo di ingegneria delle nazionalità del dittatore georgiano. La situazione attuale fotografa gli accordi di pace seguiti al conflitto tra Armenia e Azerbaigian tra il 1992 e il 1994 con le forze separatiste che controllano con il sostegno indiretto russo circa un quinto del territorio armeno. Il Paese, riconosciuto solo da Abkhazia, Ossezia del Sud e Transnistria, è abitato da circa 150mila persone, ma la sua situazione è lungi dall’essere pacificata: un paio di anni fa sono riprese le scaramucce sul confine che hanno portato all’uccisione di una ventina di soldati di entrambe le parti.

ABKHAZIA E OSSEZIA DEL SUD

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Secondo i geografi di scuola russa, l’Abkhazia, una striscia di terra sull’angolo nord occidentale del mar Nero, è un territorio dal clima subtropicale, anche se molti vivendoci direbbero il contrario. L’Abkhazia è nota per la sua produzione di agrumi, ma per i burocrati sovietici era soprattutto il posto migliore dove trascorrere la villeggiatura estiva, al punto che il georgiano Stalin si fece costruire la dacia non lontano dalla capitale Sukhumi. Fu lo stesso Stalin a eliminare qualsiasi forma di autonomia della zona, annettendola alla Georgia. Etnicamente diversi dai georgiani, gli abcasi tentano da sempre di diventare autonomi. In meno di un secolo hanno dichiarato ben tre volte l’indipendenza: la prima nel 1918, poi nel 1921 e infine il 23 luglio del 1992. Da allora vive in uno stato di conflitto semi permanente con la Georgia, di cui formalmente farebbe parte. L’ultima guerra ha dimezzato la popolazione, oltre 200mila georgiani hanno abbandonato le zone orientali del Paese, mentre i 250mila abcasi hanno in tasca il passaporto russo che gli permette di viaggiare. L’indipendenza è riconosciuta da alcuni Paesi come la Russia, ovvio, ma anche tra staterelli oceanici: Nauru, Vanuatu e Tuvalu. Oppure da nazioni non riconosciute come la Transnistria, il Nagorno Karabakh e l’Ossezia del Sud, l’altra repubblica separatista il cui territorio farebbe parte della Georgia. Qui il conflitto è più recente: nell’agosto del 2008 il governo di Tblisi ha lanciato la guerra dei cinque giorni per riconquistare la repubblica scissionista che nel 2006 aveva unilateralmente dichiarato l’indipendenza con un referendum. Dietro l’Ossezia del Sud, abitati in maggioranza dagli osseti, una popolazione di religione ortodossa che discende dagli antichi Alani, c’è la Russia. Gli indipendentisti infatti sognano l’unione con i fratelli osseti che vivono al di là del Caucaso, nella Repubblica federale russa dell’Ossezia Settentrionale-Alania e l’annessione alla Russia. Intanto, nonostante la leggendaria fertilità del suolo, sopravvivono grazie agli aiuti di Mosca (che rappresentano il 90% dell’economia), vero padrone della regione.

CIPRO NORD

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Sulla bandiera di Cipro capeggia come se nulla fosse la sagoma in giallo dell’isola con quel grande promontorio a Nord est che sembra un dito proteso verso il Mediterraneo. È la stessa dal 16 agosto 1960, l’anno dell’indipendenza dalla Gran Bretagna, e fotografa la storia dell’isola prima dell’estate del 1974, quando il terzo settentrionale del Paese fu invaso dall’esercito turco che puntava a proteggere i cittadini turco-ciprioti. Fu la risposta di Ankara al colpo di stato che aveva appena deposto l’arcivescovo greco-ortodosso Makarios, presidente cipriota, e puntava all’unione con la Grecia dei colonnelli. Nel 1983 quella zona in cui oggi stazionano 43mila soldati turchi si è autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, con capitale Nicosia Nord. Una dichiarazione di indipendenza che secondo la comunità internazionale non ha nessuna validità dal punto di vista giuridico. Oggi il paese è de facto separato dalla linea verde, l’area demilitarizzata presidiata dagli inviati delle Nazioni Unite che divide le due entità. Cipro Nord dove sono arrivati oltre 150mila immigrati dall’Anatolia, oggi vive grazie agli aiuti di Ankara e ai proventi del turismo: dalla Turchia migliaia di persone accorrono per giocare nei casinò dell’isola, vietati invece a Istanbul e dintorni.

SAHRAWI

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La decolonizzazione è un’onda lunga che non finisce mai. Non per il popolo Saharawii almeno. Poco più di mezzo milione di persone che dovrebbero abitare in quella lunga striscia di terra sulla costa dell’Atlantico compresa tra il Marocco e la Mauritania, fino al 1975 colonia spagnola con il nome di Sahara occidentale. Una striscia di terra ricchissima di fosfati (è il primo produttore mondiale), che dal 1991 attende che si tenga il referendum per sancire o meno l’indipendenza della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi. Dichiarata unilateralmente il 27 febbraio 1976 dagli esponenti del Fronte Polisario, la Repubblica Sahrawi è riconosciuta da oltre 75 Paesi ma non dalle Nazioni Unite, che però sostengono la creazione di un’Autorità per il Sahara occidentale che porti al referendum. Oggi il territorio è amministrato dal Marocco che l’ha occupato nel 1975 con la «lunga marcia verde» di oltre 350mila marocchini, anche se nessun Paese ne riconosce formalmente la sovranità. Negli anni di conflitto il Marocco ha edificato sei gigantesche mura di sabbia e pietra lunghe oltre 2.700 chilometri che di fatto segnano il confine tra la zona controllata dalle truppe di Rabat (circa l’85% del Paese) e il territorio desertico in mano al Fronte Polisario, che invece governa dalla sua capitale in esilio, Tindouf, nell’estremo occidentale dell’Algeria.

TAIWAN

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Lo chiamano il «problema delle due Cine» ed è un bel problema. Origina dalla guerra civile che negli anni Quaranta vide fronteggiarsi il Partito comunista di Mao e il partito nazionalista di Chiang Kaishek. Con la vittoria dei comunisti nel 1949 i nazionalisti fuggirono in massa sull’isola di Formosa a 150 chilometri dalle coste cinesi e, con il sostegno degli Stati Uniti, vi fondarono la Repubblica di Cina. Fino al 1971 è stata l’unica Cina riconosciuta dalla maggioranza dei Paesi e possedeva un suo seggio all’Onu. Ma da allora il numero di nazioni che lo riconoscono è in picchiata negli ultimi mesi si sono sfilate Panama e Sao Tomé e oggi sono meno di venti, tra cui una manciata di isole del Pacifico, diversi paesi centroamericani e la Città del Vaticano. Pechino considera l’isola la sua ventitreesima provincia e periodicamente minaccia l’annessione forzata. Di fatto i due governi coesistono con alterne fasi di riavvicinamento, grazie a un sottile gioco diplomatico fatto di silenzi, scaramucce verbali e accordi economici che, finché dura, mettono a tacere le problematiche politiche.

TRANSNISTRIA

mapL’ultimo baluardo del comunismo internazionale si chiama Repubblica Moldava di Pridniestrov, ma è più conosciuta come Transnistria. E, almeno sulla bandiera, rappresenta l’ultima nazione orgogliosamente comunista in Europa: il drappo è lo stesso rosso e verde che fu della Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia e in alto a sinistra sono ancora in bella mostra falce e martello. Davanti al Parlamento di Tiraspol poi se ne sta tranquilla una statua di Lenin che indica il sol dell’avvenire. Anche se il presente in Transnistria è piuttosto cupo: la Repubblica è considerata poco più che un narcostato dedito a ogni tipo di nefandezza e governato da una strana élite legata a un’azienda pubblica, la Sheriff, creata da due ex agenti dei servizi segreti sovietici. Dichiaratasi autonoma il 2 settembre 1990, ha subito intrapreso una guerra con la Repubblica di Moldavia cui lo stato apparteneva, Oggi questa stretta fascia di terra a Est del fiume Dnester non è riconosciuta se non da altri Paesi de facto di area ex sovietica. Ciò non toglie che la sua principale squadra di calcio, lo Sheriff Tiraspol, giochi nelle competizioni europee sotto l’egida della Federcalcio moldava, perché alle volte lo sport conosce ragioni che la politica ignora.

  • carlo

    mettere sullo stesso piano un paese come Taiwan con Abcazia, Ossezia e Transnistria !? il primo è un paese a tutti gli effetti il quale produce tutto e di più esportando tecnologia ed soprattutto di fatto un paese indipendente in tutto e per tutto, nel mentre gli ultimi tre non solo altro che dei territori praticamente occupati i prime due territori da sempre Georgiani occupati dalla Russia, e il terzo appunto la Transnistria appartenente alla Rep di Moldova a sua volta già storicamente appartenuta alla Romania, attualmente pure questa Transnistria occupata di fatto anch’essa dalla solita Russia, noti e famigerati e contorti specialisti in queste cose … le caratteristiche tutte quante specialmente la Transnistria sono le loro economie se così si può dire … basate su traffici illeciti,
    dalle armi alla droga alla tratta della prostituzione e chi più ne ha, più ne metta, una via di mezzo tra un regno alla Al Capone e Totò Riina … per non parlare della Cecenia dell’altro Mafiosone Islamico Kadirov.
    il quale territorio è ancora si ufficialmente facente parte della federazione russa ma ha tutte le caratteristiche delle repubblichette di cui sopra … comunque voglio solo ribadire di come mi sembra al quanto infelice accomunare appunto Taiwan a tutti gli effetti un paese indipendente e prospero con le farlocche entità di cui sopra …

    • Raoul Pontalti

      Se a scuola si marinavano le lezioni di storia e geografia diventa scontata poi la sparatoria a raffica di minchiate. la Gerogia indipendente esistette solo dalla fine de X secolo fino al XV secolo e non comprendeva l’attuale territorio georgiano, bensì solo la parte occidentale (Abkhazia compresa) e parte di territorio oggi turco e includeva popolazioni diverse. I regni e i principati georgiani nati dalla dissoluzione del rrgno unitario divennero per lo più provinciaa persiana, gli altri annessi all’impero ottomano. Nòe XIX secol l’attuale territorio georgiano finiì sotto l’impero zarista che lo lasciò in eredità all’URSS.. Gli Abkhazi parlano idioma diverso dal resto della Georgia pur appartenente alla medesima famiglia linguistica, hanno una storia secolarmente distinta e rivendicano giustamente la propria identità. L’Ossezia meridionale (quella settentrionale appartiene alal Federazione russa ha popolazione indoeuropea (gli antichi Alani eredi degli Sciti (con “i” sola!) un tempo stanziati in Europa) che nulla ha a che vedere con i georgiani e solo le vicende storiche hanno condotto gli Osseti sotto il giogo georgiano. La Transnistria essendo al di là del Nistro (Dnestr) non ha nulla a che vedere geograficamente e storicamente con la Bessarabia che costituisce, ad eccezione della parte meridionale attribuita dall’URSS all’Ucraina, l’attuale Repubblica di Moldavia un tempo facente parte del principato di Moldavia (che a sua vlta comprendeva la parte d Moldavia oggi romena e la Bucovina compresa quella settentrionale oggi parte dell’Ucraina). La Bessarabia non fece mai parte della Romania salvo il periodo tra le due guerre: fu strappata dai Tatari del Khanato di Crimea nel XVI sec. e conquistata dai Russi nel XIX sec. e fu sotto i Turco-Tatari che i moldavi si estesero al di là del Dniestr (Nistro) in terra ucraina (e tuttora la popolazione prevalente della Transistria è di ceppo ucraino). Con poche eccezioni (Taiwan e Repubblica turca di Cipro del Nord) ad es.) le entità statuali de facto originano dalla dissoluzione di imperi i cui eredi in preda a nazionalismi d’altri tempi ed altri luoghi (Europa ottocentesca soprattutto) non riconoscono le specificità storiche, culturali, etniche, linguistiche, religiose di popolazione incluse nei loro confini per fatti meramente politici (cfr Nagorno-Karabagh ad es.) o storici.

      • carlo

        legga bene … prima di tutto a casa mia si chiama Georgia e non “Gerogia” poi sta semplicemente polemizzando su fatti basati praticamente sul nulla … secondo lei dobbiamo disquisire di momenti e avvenimenti storici accaduti in tempi antichi e immemorabili o abbastanza lontani e contestualizzarli con l’oggi ? … rimaniamo in periodi storici più vicini grazie … comunque se così fosse come vorrebbe attestare lei neanche la Russia non dovrebbe essere quello che è attualmente … ma lo è così come lo è a tutti gli effetti … pertanto la inviterei a rimanere sul concreto … e il concreto è che le suddette regioni, Abcasia e Ossezia del sud, sono appartenute amministrativamente alla Georgia da tempo assai lungo come appunto l’Abcasia, appartenenza poi confermata anche ai tempi di Stalin … si legga la storia correttamente … prima che li cacciassero a seguito della guerra del 2008 vi era una forte minoranza di stirpe Georgiana come in Ossezia i quali scrivevano e parlavano guarda un po in georgiano, e scrivevano in alfabeto Georgiano che è ben diverso dal Cirillico come lei ben sa … pertanto lì … di fuori posto se proprio vogliamo essere precisi, è proprio la Russia e i russi in quanto tali assieme ai loro carri armati … dal momento che non centrano un bel nulla come non dovrebbero centrare nulla nell’intero Caucaso ad esempio in Cecenia, per non dire anche di altre parti e invece purtroppo ci stanno e comandano … più o meno la stessa cosa in Ossezia anche se da quanto ne so e ho capito la cosa storicamente è un po più complicata ma anche in quel contesto l’Ossezia del sud apparteneva alla Georgia …
        (un atlante geografico del 1952 che possiedo attesta inequivocabilmente le due regioni in questione all’interno della Rep autonoma sovietica della Georgia)
        stessa cosa circa la Transnistria, dal momento che ha fatto parte della Moldova la quale a sua volta ha fatto parte in passato al regno di Romania … in effetti in Moldova si parla praticamente il rumeno, la bandiera, i colori sono quelli Rumeni così come in Transnistria, dove però è stato imposto anche il russo soltanto perché oggetto di una intensa opera di russificazione forzata e arbitraria ai tempi di Stalin … (fu una costante quello della russificazione di popoli e territori fin dai tempi degli Tzar e ancora di più ai tempi di Stalin, Crimea compresa e non ultimo la zona del Donbass, (ma un po come tutta l’Ucraina centro Orientale) interessata dalla guerra attuale come ben sa …

        • Raoul Pontalti

          Non appigliarti gli errori di battitura per favore! Il tuo sproloquio non risolve nulla perché non spiega le ragioni storiche e politiche per le quali l’Abcasia sia appartenuta alla Georgia medievale (che non era la Georgia di oggi perché priva della Cachezia e della Cartlia costituenti regni a sé stanti) e poi alla Georgia dell’Impero russo, non spiega altresì le ragioni della divisione attuale e per converso le ragioni di un’appartenenza all’attuale Repubblica georgiana. Dell’Ossezia non sai una fava e lo diostri. Della Transnistria sai ben poco e ancor meno della Bessarabia. Per tua cultura personale: l’attuale “Republica Moldova” non è altro che la Bessarabia storica amputata della sua parte meridionale (la quale comprende la storica e stupenda città con resti genovesi e turchi (la fortezza in particolare) di Cetatea Albă (la Città Bianca, la Moncastro di Genovesi e Veneziani, la Akkerman dei Turchi, laБелгород-Днестровск (Belgorod Dnestrovsk) dei Russi, la Asprokastron dei bizantini, etc.) e dunque la foce del Nistro (Dnestr)). LA BESSARABIA NON HA MAI FATTO PARTE DELLA ROMANIA ECCETTUATO IL PERIODO TRA LE DUE GUERRE MONDIALI! La Bessarabbia appartenne al Principato di Moldavia che comprendeva oltre alla Moldavia attualmente romena anche la Bucovina (odiernamente romena) compresa la parte settentrionale (già austroungarica e oggi appartenente all’Ucraina). La russificazione della Transnistria è una tua bubbola! I russi in Transnistria sono quattro gatti residenti più una unità divisionale a difesa della regione, la popolazione prevalente è ucraina e secondariamante moldava, ossia di lingua romena. Chi scrive ha visitato tutte le regioni geografiche citate ad eccezione di Ossezia ed Abcasia (bloccato alle frontiere) e dunque: Georgia, Armenia, Azerbaijan compreso il secessionista Nagorno- Karabagh, tutte le regioni storiche romene ora appartenenti a Stati diversi dalla Repubblica di Romania: Bucovina settentrionale (UA), Bessarabia (MD) compresa quella meridionale (UA) e Transnistria (formalmente MD), Dobrugia meridionale (BG). in particolare a Tighina/Bender città storica della Transinistria il sottoscritto perse un’intera giornata (suscitando le ire del mio sfortunato compagno di viaggio) nella visita del locale museo storico (notevole per dimensioni e tecnica museale e materiale esposto) facendosi illustrare dalla direttrice del museo che parlava francese in modo particolare le vicende dall’invasione russa dei primi dell’800 fino alla secessione della Transnistria dalla Moldavia secessionista a sua volta dall’URSS e tali consocenze acquisite le approfondii poi con studi casalinghi.

          • carlo

            per quanto riguarda lo sproloquio si sta ottimamente esercitando lei con ottima maestria a quanto leggo … ma è in grado di fare solo quello … tanto scrivere per non dire nulla … tempo perso … le riconsiglio e le rinnovo l’invito nell’andare andare a rileggersi la storia correttamente … dei suoi sproloqui campati in aria ne faccio volentieri a meno … il suo è solo tempo sprecato …

            PS: inoltre le rinnovo l’invito, si sforzi nel rimanere nella storia recente … basta partire dall’ultimo secolo passato … altrimenti dovremmo andare a rivangare la storia partendo secondo lei come minimo dalle conquiste dell’imperatore Traiano e non mi sembra il caso … capisco che per un ossessivo pignolo oltre misura come lei sia oltremodo difficile ma faccia uno sforzo grazie …

          • Raoul Pontalti

            Ma ceramente Carlo, di paeesi che non hai mai visto e a stento sai collocare su di una carta geografica e che conosci dalla lettura del Corriere dei piccoli tu puoi impancarti a maestro, altrimenti che bananas saresti?

          • carlo

            ma vai a nanna che è meglio … sei solo un provocatore … consumi solo le dita sulla tastiera per nulla .. tienti le tue lezioni … non me ne fò nulla.
            buona notte eh !? sogni d’oro …

  • Buba17

    “una popolazione permanente, un territorio definito, un potere di governo
    esclusivo e la capacità di intrattenere rapporti con altri Stati”
    ai pro-pal basterebbe leggere queste due righe per capire che lo stato di palestina non esiste. certo è membro osservatore ma i qualche modo dovevano pur giustificare i miliardi che gli regalano.

    • Raoul Pontalti

      Lo Stato palestinese ha una popolazione permanente ad onta di qualche migrazione (come l’ebbe l’Italia) e qualche immigrazione clandestina (coloni ebrei), un territorio definito dalle risoluzioni dell’ONU nono tante le erosioni della potenza occupante, un potere di governo esclusivo limitato solo dalla potenza occupante, l capacità di intrattenere relazioni con altri Stati, ivi compreso quello occupante.

      • best67

        uno stato palestinese non è mai esistito!difatti,prima della guerra del 67,le aree superstiti assegnate allo stato palestinese dopo la seconda guerra mondiale furono amministrate dall’egitto (striscia di gaza) e transgiordania (cisgiordania o west bank) che così divenne giordania!perché?per non riconoscere la partizione con israele decisa dall’onu!

      • Buba17

        quindi l’ onta per qualche migrazione vale anche per gli immigrati arabi venuti dai paesi vicini? non esiste una risoluzione onu che definisca dei confini anche perchè l’ onu stesso ha detto chiaramente che i confini devono essere stabiliti tra le parti durante colloqui di pace (che i palestinesi si rifiutano di affrontare). il governo non è legittimo in quanto il mandato di abbas è scaduto da molti anni e la sua figura non è riconosciuta a gaza. gli unici tipi di rapporti che i palestinesi intrattengono con gli altri stati si hanno solo in due situazioni: quando lanciano razzi su israele e quando vanno batter cassa all’ onu.

        • Raoul Pontalti

          Per migrazione intendevo emigrazione (ed era evincibile dal contesto), aggiungo che è prevalentemente di arabi cristiani.

          • Buba17

            i cristiani se ne sono andati a causa degli islamici per la maggior parte, il caso del libano è emblematico.

          • Raoul Pontalti

            A causa della politica israeliana. I cristiani palestinesi sono mediamente più ricchi degli islamici e hanno meno difficoltà ad integrarsi in USA ed Europa e quindi emigrano più facilmente, idem in Libano, Siria ed Iraq.

          • Buba17

            i dati demografici ti smentiscono. i cristiani aumentano in israele e diminuiscono nei territori palestinesi. non è questione di soldi ma di mentalità: i cristiani si integrano facilmente mentre gli islamici restano un corpo a se.

          • Raoul Pontalti

            Credi pure alla propaganda giudaica…

  • best67

    troppi paesi fantasma!

  • JaegerPanzerE100

    Perfetto e’ ora di richiedere il ritorno della repubblica serenissima di Venezia, riaprire il parlamento piu’ grande d’europa a palazzo ducale di Venezia e designare i confini storici da Bergamo a Pontebba, per istria dalmazia e qualche isola greca ce ne faremo una ragione.