Anti-Taliban Afghan fighters watch several explosions from U.S. bombings in the Tora Bora mountains in Afghanistan December 16, 2001. REUTERS/Erik de Castro

La Nato corteggia i talebani
per strapparli all’influenza di Mosca

In Afghanistan è tempo di negoziati. E i talebani, dopo 17 anni di guerra, sono ancora lì, resistono e saranno decisivi per qualsiasi sforzo verso la pace. Nelle prossime ore, a Mosca, la Russia ospiterà un primo round di colloqui. Tra gli invitati, ci sono Stati Uniti, Cina, India, Iran e Pakistan. E i talebani, a meno di sorprese dell’ultim’ora, saranno presenti. L’ufficio politico del movimento in Qatar ha annunciato che una delegazione sarà presente nella capitale russa. La conferma della partecipazione dei guerriglieri è arrivata direttamente dal portavoce dell’ufficio politico, Sohail Shaheen, all’agenzia di stampa Dpa.

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La loro presenza è particolarmente importante. Lo scorso agosto, i tentativi russi di organizzare colloqui internazionali sull’Afghanistan erano falliti proprio per l’invio rivolto ai talebani. Il presidente afghano Ashraf Ghani respinse l’invito di Vladimir Putin insistendo sul fatto che la riconciliazione dovesse essere guidata da Kabul e non subire il coinvolgimento di un gruppo, come i talebani, che negano qualsiasi riconoscimento al governo centrale.

Adesso questa partecipazione ci sarà. Ma è una partecipazione che non avrà come obiettivo quello di essere coinvolti in negoziati, fanno sapere i vertici talebani, che insistono sul fatto che servirà solo a trovare una soluzione pacifica al conflitto. Difficile che questa soluzione possa giungere senza una trattativa, ma è chiaro che questo faccia parte anche della propaganda talebana: estremamente restia a far vedere di scendere a compromessi con i nemici dopo anni di sanguinosa guerra.

 

Ma le trattative ci sono eccome. E a dimostrarlo, è anche il tempo in cui è stata data la notizia. Nello stesso giorno in cui il portavoce dell’ufficio politico talebano annunciava l’invio di una delegazione a Mosca, il segretario della Nato Jens Stoltenberg incontrava a Kabul il presidente Ghani e il vicesegretario di Stato Usa per l’Asia Centrale, Alice Wells. Ed è stato anche annunciato che, nel vertice nella capitale russa, sarà presente una delegazione dell’Alto consiglio di pace. Il comitato venne creato dall’ex presidente afghano Hamid Karzai per favorire la “riconciliazione”, ma sembra che i loro rappresentanti non incontreranno i talebani.

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Ma Stoltenberg non solo ha incontrato i rappresentanti del governo. L’obiettivo del leader della Nato era anche quello di corteggiare gli insorti talebani, invitandoli a partecipare ai negoziati per un motivo preciso: evitare che il loro coinvolgimento fosse frutto della esclusiva volontà politica di Mosca. L’Afghanistan è un ginepraio da cui è impossibile escludere i talebani. La Nato lo ha capito, lo hanno capito anche gli Stati Uniti. E proprio per questo motivo, da parte delle truppe occidentali è arrivato l’input di iniziare a dialogare anche con chi stanno combattendo da 17 lunghissimi anni. Del resto, anche le elezioni hanno dimostrato che il conflitto non accenna a placarsi.

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La fine dell’alleanza fra Pakistan e Stati Uniti, il progressivo scivolamento di Islamabad verso la Cina, i rapporti instaurati fra talebani, russi e iraniani e i problemi legati alla strategia del Pentagono, hanno di fatto reso i talebani una forza non solo potente ma anche senza alcun controllo da parte di Washington. Ma la loro presenza ormai è un dato di fatto da cui è difficile discostarsi. E il Pentagono ne sta prendendo atto. Così, se non sono riusciti a sconfiggerli, adesso l’obiettivo minimo è che non siano dalla parte delle potenze nemiche degli Stati Uniti. Ed è anche per questo motivo che la Nato e Washington stanno cercando di tessere la loro trama. 

Ma la questione non è per niente scontata. I talebani sono in guerra con gli Stati Uniti e hanno un problema estremamente serio con l’insorgenza dello Stato islamico in Afghanistan. Dall’altra parte, la Cina e la Russia possono contare sull’appoggio del Pakistan, Paese che è stato per decenni il dominus del movimento talebano e del terrorismo islamico e che continua a ospitarli. Infine, la Russia ha dalla sua parte molte delle repubbliche dell’Asia centrale che facevano parte dell’ex Unione sovietica. Mentre l’Iran, soprattutto nella parte occidentale, ha i suoi alleati.