Cattura

Stasera si parte

Sento distrattamente la frase: “Stasera parte per l’Africa…” e subito cattura la mia attenzione, ma la probabilità che altri candidati avessero presentato proposte in Africa è molto alta, quindi non mi scompongo.

Una frazione di secondo più tardi arriva: “…sul delta del Niger…”, e a quel punto il tempo si ferma.

Stavamo parlando del più e del meno con l’amico e collega Simone Bergamaschi, ci fermiamo, lo guardo, e un’altra interminabile frazione di secondo dopo arriva la conferma.

Sento il mio nome, mi alzo dal fondo della sala, ancora intontito dalla comunicazione improvvisa ed inaspettata.
Il mio amico Luca, che da giorni mi ripeteva che sarei stato sicuramente tra i vincitori, si tira su e mi apostrofa con un sonoro “Te l’avevo detto!”.

A seguire, una serie di emozioni indefinibili si accavallano alla stanchezza di due notti quasi insonni a causa dell’afa milanese e dei plotoni di zanzare fameliche che imperversano nella zona.

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E pensare che fino all’ultimo ero incerto sia sulla mia partecipazione che sulla mia presenza a Milano.
Avevo poi calcolato la spesa in caso di selezione, che seppur esigua, poteva essere risparmiata, alla luce delle poche entrate degli ultimi tempi.

Avevo ragionato sul fatto che sì, gran bella cosa sulla carta, ma probabilmente sarà solo l’ennesimo concorso con già scritti i nomi dei vincitori.
E anche se non lo fosse stato, la statistica mi diceva che le probabilità erano decisamente basse.
Situazioni già viste, delusioni già assaporate varie volte in passato.

Ci ho pensato su, poi ho trovato motivazioni aggiuntive, come il piacere di rivedere un vecchio amico e di conoscere nuova gente con la mia stessa passione.
Dai, facciamolo!
E ho fatto bene a crederci.

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Pesco tra i vari progetti in cantiere, alcuni fermi da anni, di quelli che se mi capitano in mano mi viene un groppo al cuore per il dispiacere di non averli mai potuti realizzare.
Mi capita in mano la Nigeria. Chissà come sarà la situazione oggi.
Veloce ricerca, un paio di contatti e qualche telefonata al volo per
capire la fattibilità.
Sembra difficile, si potrà fare?

Tanto non vinco, ma se dovessi vincere il modo lo trovo, come sempre
d’altronde.
Mandiamo un pò e vediamo cosa succede… e il resto della storia lo conosciamo.

Ma soltanto ora, a freddo, posso dire che l’emozione e la gioia di aver vinto è stata superata dalla consapevolezza che finalmente qualcuno ha riconosciuto questa strana professione, hobby, malattia che ci porta a ficcare il naso in posti dimenticati, difficili e pericolosi.

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E ha riconosciuto noi, moderni cantastorie figli di un dio minore, sempre a caccia di qualche benefattore che possa permetterci di partire, per dar voce a chi non la ha, a chi vive ai margini del nostro mondo ovattato e fin troppo fasullo, il tutto con quattro soldi in tasca e con occhi colmi di passione e meraviglia.

Ed è per questo motivo che sono ancora più contento di averci creduto.

 

 

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