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Sopravvivere a Skid Row

(Los Angeles) Nel giugno 2017, Robert Ford sedeva in un taxi, di fianco a lui la borsa contenente i suoi pochi averi. Mentre la macchina procedeva verso il centro, Robert osservava i cartelli colorati, il riflesso del sole sulle auto elettriche, gli smartphones impugnati da passanti coi capelli tinti di blu, e tutti i cambiamenti avvenuti nella più grande città della West Coast durante gli ultimi 30 anni, mentre lui si trovava in prigione.

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Rimesso in libertà all’età di 65 anni, Robert Ford non aveva dove andare. Ecco perché, seduto sul sedile posteriore del taxi, si aggrappava all’indirizzo lasciatogli dal suo agente di custodia.

“Los Angeles Mission, 303E sulla Quinta strada”, gli aveva detto. “ È una missione cristiana a a Skid Row, hanno un programma apposta per le persone come te”.

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Ma quello che Robert ha trovato quando è arrivato all’ingresso del centro di accoglienza lo ha scioccato a tal punto che subito ha ordinato al tassista di riportarlo al motel. Di fronte alla missione e nelle strade circostanti, centinaia di senzatetto erano ammucchiati sui marciapiedi ricoperti di sudiciume. Alcuni gridavano al vuoto e altri defecavano lungo i muri corrosi dall’urina. Fitte file di tende e rifugi di fortuna si stendevano isolato dopo isolato. Robert Ford aveva riconosciuto l’odore di crack e metanfetamina.

“Per l’amor del cielo, che diavolo era quello?” chiese al telefono al suo agente di custodia quella sera. “Mi dispiace” rispose lui. “Avrei dovuto avvisarti”.

Infatti l’ufficiale non aveva detto a Robert che negli ultimi trent’anni, in California la carenza di abitazioni accessibili era lentamente ma inesorabilmente andata aggravandosi, né che le strade di Skid Row erano ora il maggior punto di ritrovo per i senzatetto di tutti gli Stati Uniti. In quest’area di nemmeno un chilometro quadrato, fino a 2mila senzatetto cercano di sopravvivere, dormendo su pezzi di cartone, in tende o in centri di accoglienza.

“Siamo sopraffatti, lasceremo ancora molte persone per strada stanotte”, racconta Nadia, una volontaria della Los Angeles Mission, mentre osserva le centinaia di persone in fila di fronte al centro sotto il sole estivo, speranzose di riuscire a trascorrere lì la notte. “Skid Row ha sempre avuto una cattiva reputazione, ma ultimamente la situazione è andata completamente fuori controllo”, si lamenta. In appena sei anni, il numero di senzatetto nella contea di Los Angeles è schizzato da 32miila a 57mila.

“Il problema non ha fatto altro che peggiorare da quando ho cominciato a lavorare qui”, spiega il cappellano Dwight Lewis nel suo angusto ufficio al pianterreno del centro. Da allora sono passati quindici anni. Sui muri alcune foto lo ritraggono mentre battezza i residenti o consegna loro un diploma: segnano le fasi di avanzamento del corso di riabilitazione di un anno offerto dalla missione. “I servizi offerti dalle missioni come la nostra spiegano perché i senzatetto si accalcano a Skid Row”, dice. È un luogo di indicibile violenza, ma è anche un’ultima spiaggia: il quartiere in cui i senzatetto vengono quando hanno esaurito ogni risorsa, quando non gli rimane più nessuno a cui rivolgersi.

Ecco perché, dopo aver superato la sua iniziale repulsione, anche Robert Ford è tornato a Skid Row.

Da un anno oggi è membro del programma della Los Angeles Mission e vive nel centro di accoglienza, dividendo il suo tempo fra il lavoro e lo studio della Bibbia. “Le persone qui sono state meravigliose con me”, dice seduto su una piattaforma di carico sul retro dell’edificio. “Mi aiutano con le mie pratiche. Presto riceverò la mia pensione da veterano e troverò un lavoro”. Di fronte alla missione, la clinica Joshua House cura la sua epatite C e gli fornisce libero accesso alle cure oftalmiche e odontoiatriche. Fra i due edifici, in una strada poco frequentata, uomini vestiti di stracci forzano i parcometri per raccogliere qualche moneta. “Ci siamo uniti a questa missione per vivere rettamente e seguire la volontà del Signore, ma non appena mettiamo piede fuori ci troviamo di fronte questo inferno, fatto di follia e droga”, dice Robert. “La scorsa settimana abbiamo organizzato una veglia per Terry Green, un ospite morto per avvelenamento da droghe e alcol. Non molto tempo fa, in appena sei settimane, quattro dei nostri ospiti sono morti”.

Nell’inferno di Skid Row, i centri di accoglienza sorgono qua e là come isole si salvezza. Pettinato in modo impeccabile, Joey Weinert, 37 anni, ci guida nella visita alla Midnight Mission, la più antica organizzazione benefica di Skid Row. “Questo centro fu fondato nel 1914 per distribuire cibo e in più di un secolo non abbiamo mai mancato un pasto”, dice. “E’ alla fine del XIX secolo che questo quartiere si è guadagnato la sua triste reputazione, quando furono aperti molti hotel di basso livello per ospitare lavoratori stagionali di passaggio a Los Angeles. Ben presto vi si sono riversati gli alcolizzati e i senzatetto di tutta la città, e l’apertura del centro di accoglienza ha attratto ancora più persone in stato di bisogno.”

A mezzogiorno, 600 persone si riversano nella mensa al pianterreno. Venticinque anni, dipendente dalla metanfetamina, David Mesa si costringe a fare almeno un pasto al giorno. “La met toglie l’appetito e costa meno del cibo”, spiega. “Con i cristalli puoi stare sveglio per diversi giorni consecutivi. Se dormi vieni rapinato.” All’altro capo del tavolo Larry, 54 anni, annuisce in segno di conferma. Impiegato della Midnight Mission, Larry supervisiona i membri del programma che hanno tolto anche lui dalla strada nel 2014. “Cammina per Skid Row, e vedrai che le persone si suddividono in base agli stessi due criteri che vigono in carcere: la loro droga preferita e la razza”, ci dice. “Questo è esattamente il motivo per cui questo quartiere è una prigione a cielo aperto.”

Sfortunatamente, nessuno di questi criteri è di aiuto se sei una donna a Skid Row. A circa cinquanta donne è stato concesso di fermarsi per la notte nel cortile del centro. Non avranno un letto caldo, ma almeno avranno un posto sicuro dove dormire. “Spesso le donne dormono insieme per evitare problemi”, spiega Linda, 40 anni. “Dormiamo a turno per fare la guardia e cerchiamo di non trovarci mai da sole a Skid Row.” Accanto a lei, anche la quarantacinquenne Rochelle viene a dormire qui per paura delle aggressioni sessuali. “Dobbiamo stare costantemente in guardia quando uriniamo per strada, quando ci cambiamo i vestiti o quando ci laviamo”, balbetta. Avvolta in stracci sudici, la sua gamba sinistra emana un tanfo mefitico. “I nostri corpi sono contaminati”, dice Linda. “Tutti finiscono per ammalarsi vivendo in mezzo a feci e urine”.

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I problemi di igiene di Skid Row non potrebbero essere più urgenti. Il quartiere ha solo nove bagni pubblici accessibili di notte: un decimo del minimo necessario stabilito dalle Nazioni Unite per i campi profughi. Nonostante le regolari operazioni di pulizia effettuate dal comune, le strade di Skid Row sono cosparse di escrementi, e i focolai di malattie si diffondono senza risparmiare gli assistenti sociali che girano per il quartiere. Nel 2015, al reverendo Andy Bales, presidente della Union Mission, furono amputati il piede destro e parte del mento dopo aver contratto l’Escherichia Coli.

Nel tentativo di contenere questa emergenza, i residenti del comune di Los Angeles hanno approvato, nel novembre 2016, un piano da 1,2 miliardi di dollari per costruire 7mila nuove case popolari entro il 2026. Inoltre a marzo 2017, la contea di Los Angeles ha votato per raccogliere centinaia di milioni di dollari in favore dei senzatetto, e per aumentare la capienza del ricovero d’emergenza. Le organizzazioni benefiche di Skid Row hanno accolto con piacere il mutato atteggiamento delle autorità, da una politica sulla sicurezza di stampo repressivo a una nuova attenzione per le condizioni socio-economiche dei senzatetto. Molti tuttavia, considerate le dimensioni del problema, condannano l’inadeguatezza di queste misure.

“Questo dibattito è totalmente insensato”, sostiene Chris Mack, un agente locale del Wesley Health Center. “Costruendo 7.000 nuove abitazioni, ridurremo il numero di senzatetto di Los Angeles al massimo a 48.000, e questo solo fra dieci anni! Non risolverà il problema alla radice”. E le radici sono profonde. La California si è ritrovata ad affrontare una carenza cronica di abitazioni accessibili sin dagli anni Sessanta. A fronte di una stagnazione delle entrate che dura da vent’anni, gli affitti continuano a crescere a un tasso allarmante. Tutt’altro che confinata nei quartieri residenziali della Silicon Valley, questa inflazione affligge l’intera California: l’aumento è del 10% dal 2017 al 2018 per un monolocale a Los Angeles, del 12.4% a Oakland, del 15% a Long Beach e Anaheim, del 11.5% a San Diego.

“La contea di Los Angeles manca di almeno mezzo milione di case accessibili”, dice Alisa Orduna, responsabile delle politiche per i senzatetto all’ufficio del sindaco di LA Eric Garcetti dal 2015 al 2018. “I senzatetto sono solo la parte più visibile di un problema ben più grande: in California gli affitti sono diventati così cari che noi siamo allo stesso tempo lo Stato più benestante del Paese, e quello con gli standard di vita più bassi”, ci dice sulla terrazza di uno Starbucks Coffee di Santa Monica. Di recente Alisa si è trasferita in questa città costiera dalle magnifiche spiagge per svolgere il suo nuovo lavoro, sempre al servizio dei senzatetto, con la speranza di riuscire infine a cambiare le cose.

Riguardo a Los Angeles e Skid Row, teme che sia già troppo tardi.