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Somalia, se gli aiuti internazionali
finiscono nelle mani dei jihadisti

Gli aiuti internazionali in favore della Somalia non finirebbero nelle mani del governo né delle organizzazioni che aiutano la popolazione, ma direttamente nelle mani di al-Shabaab, il gruppo terrorista affiliato ad al-Qaeda. Il terrorismo islamista, in sostanza, si finanzia attraverso gli aiuti delle Nazioni Unite. La notizia arriva dalla Cnn, che ha pubblicato un’inchiesta in cui si conferma quanto sospettato da molti. Si parla di milioni di dollari, cifre importanti, specialmente per un Paese poverissimo come la Somalia . Le fonti sarebbero ex membri di al-Shabaab e funzionari dell’intelligence somala.

Secondo quanto reso noto dall’inchiesta americana, il gruppo fondamentalista, attivo in Somalia dal 2006, utilizzerebbe due metodi per ottenere queste risorse. Da una parte, uno dei metodo più diretti e brutali è quello dei check-point sulle poche arterie stradali ancora utilizzabili in molti territori del Paese. I terroristi, organizzando blocchi stradali ogni giorno, arrivano a estorcere quotidianamente migliaia di dollari minacciando chiaramente di morte chiunque non consegni il denaro. Dall’altro lato, un metodo diverso ma altrettanto utile sarebbe quello dell’imposizione diretta di vere e proprie tasse a quei commercianti che trasportano generi alimentari e beni di prima necessità da vendere nelle città in cui sono concentrati gli sfollati.

Come spiega l’inchiesta, colpire questi commercianti ha uno scopo preciso. Gli sfollati che si rifugiano nei campi allestiti in molte città della Somalia,in particolare a Baidoa (circa 250 chilometri a nordovest di Mogadiscio) ricevono dalle Nazioni Unite una somma di circa 90 dollari al mese per comprare  i beni di prima necessità venduti da quei commercianti locali che i terroristi tassano. Come spiegato da Agi, “nelle intenzioni dei funzionari Onu questi pagamenti diretti avrebbero evitato i problemi legati alla gestione dei convogli internazionali carichi di cibo e altra merce, sempre bersaglio di attacchi e furti”. Una spiegazione che si traduce più che altro in un’ammissione della mancanza di volontà delle Nazioni Unite di garantire queste risorse, dal momento che risulta difficile credere che all’Onu non sapessero che i terroristi di al-Shabaab avrebbero utilizzato il controllo delle strade per colpire i negozianti allestendo un racket sanguinario su questi beni.

Secondo quanto accertato dalle Nazioni Unite, ogni posto di blocco riesce a guadagnare circa 5mila dollari al giorno attraverso le estorsioni. Incontrato in un luogo segreto alla periferia di Baidoa, un ex esattore delle tasse di al-Shabaab, catturato in una recente operazione delle forze di sicurezza somale, ha confermato questo racket, riferendosi in particolare alle due maggiori fonti di guadagno: la strada per Baidoa e l’arteria principale che collega la capitale Mogadiscio con la regione del Basso Scebeli. Il prigioniero ha spiegato come, per ogni sacco di riso consegnato alla città da commercianti privati, al-Shabaab prenderebbe quasi la metà della differenza nel prezzo di un sacco, che vende per 18 dollari a Mogadiscio e 26 dollari a Baidoa. Cifre esorbitanti, se si pensa che un singolo rifugiato ne prende 90 al mese.

Una strategia non nuova per i signori della guerra della Somalia, che già nei primi anni ’90 aveva manifestato la volontà di controllare totalmente questo traffico lasciando morire di fame migliaia di persone al solo scopo di trarre profitto da queste estorsioni. Le organizzazioni umanitarie, disperate e senza reali appoggi internazionali, si arresero all’evidenza e furono costrette a pagare i terroristi per riuscire a garantire il passaggio alle persone moribonde e affamate. L’intervento militare scaturito da quella tragedia, tuttavia, non risolse nulla. La Somalia non si è mai più ripresa e oggi rivive quell’incubo di milioni di persone a rischio fame e sotto la scure dei nuovi signori della guerra, i fondamentalisti islamici di al-Shabaab.


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