Al Shabaab soldiers sit outside a building during patrol along the streets of Dayniile district in Southern Mogadishu, March 5, 2012. REUTERS/Feisal Omar

Somalia, la strage delle spie
Al Shabaab giustizia 5 informatori

In Somalia, Al Shabaab continua a mietere vittime. Ma questa volta, il gruppo legato ad Al Qaeda non ha compiuto un attacco di puro terrorismo. Ad essere stati uccisi, sono state cinque persone, fra cui un cittadino somalo-britannico, accusati di essere spie. Cinque condanne a morte dopo un processo sommario e tutte per la stessa accusa: spionaggio.

A dare per prima la notizia delle esecuzioni è stata la Bbc, secondo cui un sito vicino al gruppo jihadista attivo in Somalia ha rivendicato la morte di questi cinque individui dicendo che tre lavoravano per gli Stati Uniti, una per il governo somalo e un’altra per il governo britannico. Quest’ultima vittima, che è appunto l’uomo con doppia cittadinanza, è stato anche identificato. Si tratterebbe di Awale Ahmed Mohamed, 32 anni, che avrebbe ammesso di aver fornito informazioni ai servizi segreti di Londra, l’MI6, sui miliziani di Al Shabaab operanti nel territorio del Regno Unito.

Queste informazioni sono state fornite all’agenzia Reuters direttamente da Mohamed Abu Abdalla, governatore di al Shabaab per le regioni di Jubba. “Cinque di loro sono stati uccisi pubblicamente oggi pomeriggio dopo aver ammesso lo spionaggio davanti al tribunale”, ha detto il vertice del gruppo terroristico somalo. E ha confermato l’identità del cittadino somalo-britannico: “Awale Ahmed Mohamed, 32 anni, faceva spionaggio per l’MI6 ed era venuto dalla Gran Bretagna in Somalia per fondare lo Stato islamico”.

Sempre secondo rivelato dai leader terroristi, gli altri uomini giustiziati avrebbero fornito informazioni alle forze armate degli Stati Uniti per inviare i droni e bombardare le postazioni di Al Shabaab. Il Pentagono utilizza costantemente i droni per colpire le forze terroriste. E proprio nell’ultimo fine settimana, Washington ha affermato di aver ucciso un miliziano durante un raid. 

La notizia della fucilazione di questi cinque individui rappresenta un ritorno, anche a livello mediatico, di uno dei gruppi terroristi più pericolosi del Corno d’Africa. Nonostante la continua perdita di territorio ad opera delle forze governative e dell’impegno internazionale ad opera di varie potenze, tutte interessate alla Somalia, il gruppo, legato ad Al Qaeda, non sembra intenzionato a cedere le armi. E adesso, con queste cinque uccisioni, dà l’impressione di voler tornare a colpire e farlo anche con eccezionale precisione. Non solo guerra terrorista, ma attacchi mirati che mettono a nudo le operazioni dei servizi britannici e americani.

Regno Unito e Stati Uniti sono fra le potenze più coinvolte in Somalia. Come ricordano i media britannici, ci sono circa 500 soldati statunitensi che operano nel Paese a sostegno del governo appoggiato dalle Nazioni Unite. Ed è anche schierato un numero minore di soldati britannici con specialisti medici e genieri. Si tratta comunque di centinaia di soldati sul campo.

Inoltre, negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno effettuato regolarmente attacchi aerei su obiettivi di Al Shabaab sotto la guida di Africom, il comando per le operazioni degli Stati Uniti in tutto il continente africano. Raid in cui spesso sono morti civili e che hanno provocato un forte risentimento da parte della popolazione.

Ma la Somalia è un crocevia di interessi complesso, dove le potenze coinvolte sono molte. Le forze occidentali sono tutte interessati al controllo del territorio somalo e soprattutto delle sue coste, anche per le fondamentali rotte commerciali che passano lungo la linea costiera occidentale dell’oceano Indiano.

Ma in Somalia, un ruolo sempre più attivo lo sta avendo la Turchia, che da qualche anno ha deciso di penetrare in Somalia trascinando il Paese africano nella propria sfera di influenza. Recep Tayyip Erdogan ha intessuto rapporti sempre più solidi con Mogadiscio.

E non va dimenticata anche l’importanza delle monarchie del Golfo Persico, che in Somalia hanno ingaggiato una lotta senza quartiere per estendere la propria influenza. Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita si sfidano da anni per estendere la propria influenza sul Corno d’Africa. E il governo somalo ha sempre avuto una politica di equilibrio più tendente al Qatar (e non a caso anche alla Turchia). Proprio per questo motivo, l’attentato di Mogadiscio dell’ottobre del 2017, fu subito identificato come un colpo del terrorismo legato alle potenze arabe.

  • montezuma

    Anche per la Somalia dobbiamo ringraziare la banda Clinton e chi l’appoggiava, l’insipienza della CEE/UE e la distrazione italica dovuta a mani pulite e alla debolezza politica ce ne conseguì.

    • Ernesto Pesce

      Il ruolo dell’allora ambasciatore italiano Mario Sica

      • montezuma

        Al di là della motivazione, un ambasciatore agisce in base alle direttive del suo governo.

  • Ernesto Pesce

    non vi viene in mente il governo di Saraj a Tripoli (Libia) ?