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Se il sogno di una Corea unita
per molti può diventare un incubo

Il sogno di un Corea unita sfila a Pyeongchang. La manifestazione sportiva sudcoreana è infatti uno dei rari momenti in cui si parla di una penisola riunificata. Per molti un sogno. Per molti altri un problema. Per alcuni attori internazionali un incubo che metterebbe a repentaglio tutta la geopolitica dell’estremo Oriente. Kim Jong-un ha invitato il presidente Moon a Pyongyang tramite la sorella Kim Yo-Jong, ospite per l’apertura dei Giochi olimpici. Kim Yo-jong era seduta al fianco del presidente sudcoreano, Moon Jae-in, mentre le cheerleader nordcoreane intonavano un canto, “uri nun, hana da”, “siamo un tutt’uno”. Secondo un portavoce del governo di Seul, il presidente Moon avrebbe “praticamente accettato” l’invito, anche se poi è stata la stessa Corea del Sud a cercare di smorzare i toni parlando di “creare le circostanze” per il dialogo. Kim Yo-jong e Kim Yon-nam hano scritto sul libro degli invitati messaggi rivolti in favore della riunificazione. Molti sospettano sia pura propaganda, ma quello che è certo è che si tratta di una strategia a lungo termine del leader nordcoreano, Kim Jong-un, che ha scelto da mesi di presentarsi come presidente che non vuole il male dei sudcoreani.

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La questione della riunificazione coreana è un tema che interessa (e preoccupa), a livello strategico, tutte le potenze interessate all’Asia orientale. A prescindere dagli schieramenti politici. Corea del Nord e Corea del Sud hanno rappresentato per decenni non soltanto una frontiera fisica fra due mondi e due sistemi di alleanze, ma anche un modo per confrontarsi evitando che la penisola coreana diventasse un “terzo incomodo” nello scacchiere internazionale. Nessuno sa cosa potrebbe fare una Corea unita. Il 38esimo parallelo ha reso possibile dividere il territorio a metà e creare le condizioni per avere due Stati diversi, politicamente certi del proprio schieramento e rassicuranti per Cina, Stati Uniti, Russia e Giappone. E la creazione di un Stato nuovo, potenzialmente anche forte, potrebbe creare le premesse per un cambiamento nella geopolitica asiatica che oggi nessuno dei grandi attori internazionali vorrebbe prendere in considerazione. 

In Corea esistono posizioni opposte. I due Stati formalmente possiedono ministeri della Riunificazione e hanno come obiettivo strategico quello di rivedere una penisola unita. Ma tra forma e sostanza, la differenza è più che importante. I due Paesi hanno avuto per decenni sistemi economici, culturali, politici e militari del tutto divergenti e molte generazioni sono cresciute con l’idea che dall’altra parte vi fosse un nemico pronto a distruggere chi era al di là del 38esimo parallelo. Quello che preoccupa il Sud è soprattutto l’impatto sull’economia. La Corea del Nord è vissuta per anni sotto un rigido sistema di matrice para-socialista, incentrato su un leader che sceglieva strategicamente i settori economici su cui investire e con un Pil basassimo, pur in crescita, ma totalmente incardinato sulle decisioni di Pyongyang. Il Pil pro capite invece, specie in questi mesi di sanzioni, è di nuovo crollato. E tutto ciò rende impossibile per Seul pensare a una gestione virtuosa di una possibile riunificazione che non mini il sistema economico sudcoreano. La Corea del Nord, al contrario, teme che la riunificazione possa avvenire soltanto attraverso il fallimento del proprio sistema. Appurato che nessuno in Corea del Sud potrebbe accettare un sistema di matrice socialista, e che Pyongyang non accetterà mai di cedere il passo a un governo in cui non sia garantita la predominanza della dinastia Kim, parlare di un sogno nordcoreano di riunificazione paritetica risulta più che altro utopistico.

Se la riunificazione in senso politico appare oggi come un miraggio cui probabilmente non credono, allo stato attuale, né Kim né Moon, non appare impossibile una convergenza d’interessi che faccia sì che le politiche dei due Stati viaggino il più possibile verso la stessa direzione. E cioè mantenere freddo il confine evitando nuova escalation e garantendo a vicenda il fatto che non vi siano provocazioni esterne o intere. Una linea che, a livello regionale, la Cina sta tentando da anni di far avallare da Pyongyang e che da Seul sembrano aver accettato di buon grado. La tensione è stata fin troppo alta per molti mesi, creando un’escalation a cui nessuno è interessato. Pechino vuole che i due Stati collaborino seguendo il più poissbile la linea dettata dal dragone e dunque facendo scivolare anche Seul via dalle braccia di Washington. Una strategia a medio termine che l’elezione di Moon sembrava permettere, ma che l’escalation militare fra Usa e Nordcorea aveva fermato. Soprattutto con i test di Kim e l’arrivo del sistema Thaad statunitense nel territorio sudcoreano. Proprio per questo motivo, Washington, che ha sempre utilizzato la tensione nella penisola coreana per giustificare la sua  presenza militare e per contrastare, di fatto, la geopolitica cinese nel Pacifico, vede nella convergenza fra Pyongyang e Seul un rischio più che un’opportunità. Non è un caso che, parlando ai reporter a bordo dell’Air Force Two, Pence ha sostenuto che il presidente Moon Jae-in “continua a restare convintamente” al fianco e a coordinarsi con gli Usa negli sforzi per contrastare il Nord. 

  • Demy M

    Difficile la riunificazione, come è impossibile una vera pace nella penisola causa interessi strategici e militari Usa nell’area.

  • Pelzen

    La storia non s compie in qualche battuta giornalistica, ma con piccoli passi e grandi pensieri. La Cina, dalla millenaria storia, ha tutto l’interesse di vedere unite le due Core sotto un’unica bandiera. Certi non sarà una cosa rapida e nemmeno indolore, ma ci sarà. Gli scornati saranno gli Usa che dalla seconda guerra mondiali in poi non solo hanno creato disastri insanabili nel breve termine, ma al contempo hanno perso credibilità e spazi nello scacchiere internazionale.

    • misc3

      Al contrario, la Cina e’ il maggiore ostacolo alla riunificazione della Corea, che comporterebbe la presenza di truppe americane al confine cinese.

      • Divoll79

        S le due Coree si riuniranno, le truppe americane saranno gentilemente invitate a tornarsene a casa.

        • misc3

          L’invito sara’ gentilmente rifiutato.

          • Divoll79

            Sono in un paese straniero. Se insistono a restare dove non sono voluti, finira’ male. E forse non per le due Coree…

          • misc3

            Dove non sono voluti? La Corea e’ probabilmente il paese asiatico che ha l’opinione piu’ favorevole degli USA. Lei confonde i suoi desideri con la realta’.

          • enricodiba

            Già i coreani del sud li vogliono cacciare da anni.

        • Mario Verdi

          E vedi la Germania. Non è colpa nostra se tifi per il comunismo che però per te, non vivendo in un paese comunista, eviti come la peste.

    • AlbertNola

      Storia millenaria, cultura Zero! La Cina è uno stato canaglia arrretrato. Viva Taiwan!!

      • Pelzen

        In parte ha ragione, ma questo vale, purtroppo, anche per la nostra cultura e non solo quella tramandata da padre in figlio che ormai è raccontata solo a teatro, ma anche per quella scritta, sempre più faraginosa ed inquinata da pseudo ed illuministiche opere moderne. Stia quindi tranquillo che andremo anche noi ad ingrossare le fila di un mondo di bestiame pronti per il colpo alla nuca appena non serviremo più. Se ne faccia una ragione.!

      • paolo045

        Lei non sa cosa significhi storia millenaria; e lo ha dimostrato con la sua cultura: zero!

        • AlbertNola

          Ho due laure.

  • Alox2

    La riunificazione tedesca e’ l’esempio lampante: cacciato il tiranno Comunista (nonostante la Merkel) e’ tornata in men che non si dica un potenza economica Mondiale: investitori di tutte le parti sono andati nell’ex DDR!
    Il Comunismo porta fame, guerra e disperazione…sono i Kim, gli Xi, i Putin, i Castro etc che devono rendersi conto ma non lo ammetteranno MAI!

    • Demy M

      Finito lo spinello a base di acido muriatico?

      • Alox2

        Fattene una ragione il Comunismo e’ e rimane il tumore maligno delle societa’ da debellare con ogni mezzo e metodo altro che di Mussolini sul comodino…se Putin lo sa’ ti caccia!

        • paolo045

          E quindi, Mussolini non era quel po-pò di dittatore che vogliono far credere!

    • Zeneize

      Tu non sei mai stato nella Germania est. Hanno rifatto tutte le infrastrutture ma l’economia è sempre arretrata, altro che potenza economica mondiale. I danni del comunismo non sono ancora stati sanati.

  • Divoll79

    Si, un incubo per gli americani. Cosi’ non possono piu’ farci la guerra e rischiano di perdere le basi che hanno nel sud.

    • Mario Verdi

      La Germania contraria le tue parole. Non è colpa nostra se i russi, per cui tifi, superano di poco paesi come l’Iran e il Botswana, ma non paesi come l’Italia e gli Usa.

  • enricodiba

    Che a molti rode lo si vede dal fatto che in italia la scena d’apertura delle olimpiadi coreani, le hanno fatte commentare a paolo mieli, che parlottava sulla Corea del Nord e altre storie, ho dovuto cambiare canale, non mi sono neanche potuto gustare la scenografia,per quanto la voce di mieli dava fastidio, grazie rai.

  • L’ultimo dominatore del web

    Naturalmente, l’unificazione tra NK e SK è un processo molto complesso: a
    Sud non accetteranno mai (giustamente) la dittatura comunista di Kim, a Nord l’obeso
    socialista non mollerà mai il potere. Quindi l’unico modo possibile è
    accordarsi con Cina e Russia, lasciare che il popolo nord coreano si ribelli
    come avvenne in Europa dell’Est fra il 1989 e il 1991 ed attendere la naturale
    unificazione del popolo coreano, che comunque è un’unica etnia.

  • Libertà o cara

    Gentile dottor Lorenzo,
    bella e romantica espressione: il sogno!
    Occorre svegliarsi, il dì preme con le sue urgenze!
    Vi sarebbero due concezioni contrapposte da conciliare:
    quella sovietica: lo Stato divinizzato,
    quella occidentale: il cittadino essenza e finalità della politica,
    come conciliarle, quale adottare tra le due?
    Occorre inoltre considerare gli appetiti di potentati nascosti, non per questo meno ferrigni e determinati.
    Un punto, il primo, il più semplice ma il più emblematico:
    il popolo, cioè le singole persone, è da consultare?
    libere elezioni?
    libera propaganda?
    chiusura dei laogai?
    processi agli aguzzini?

    Come vede dottor Lorenzo
    il mettere l’uomo al centro della politica
    porta il processo agli aguzzini!

    La legge del Vietnam impone:
    o si estende la dittatura oppure … guerra ad oltranza!

    Però la DDR è crollata, mai alcun processo, anzi Angela è Kanzlerin!
    Sereno anno … Libertà o cara