A Sirte si combatte casa per casa per espugnare i due ultimi quartiere in mano all'Isis DSC_0143

A Sirte, sotto il tiro dei cecchini dell’Isis

Nell’ex roccaforte del Califfo in Libia, stritolata dall’assedio dei governativi, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Prima finisci nel mirino di un cecchino e poi ti ritrovi nel deposito di viveri dello Stato islamico, appena conquistato, dove abbonda la pasta italiana, piatto preferito dalle bandiere nere.

I container di traverso in mezzo alla strada nel quartiere 3, uno degli ultimi capisaldi dell’accanita resistenza jihadista, sono bucherellati come un groviera da raffiche e cannonate. Il cartello con la bandiera nera dello Stato islamico resiste ancora su una delle arterie a due corsie di Sirte, che si infila nella terra di nessuno verso il mare Mediterraneo. L’ambulanza davanti ci fa strada, ma pur arrivando a tutta velocità davanti alle barricate dei container finiamo lo stesso sotto il tiro di un cecchino. Prima fischia un colpo e poi un secondo, in successione. Quando tira il grilletto si sente un «crac» improvviso del proiettile che parte ed in contemporanea il sibilo della morte che ti passa vicino. Per fortuna che i tiratori scelti dello Stato islamico non sono sempre infallibili. Superato l’incrocio della morte, un barbuto comandante salafita che combatte contro le bandiere nere ci guarda stupefatto e sentenzia: «Siete stati fortunati che il cecchino non vi ha centrato. Allah vi protegge».

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Nel quartiere 1, a ridosso del mare, la resistenza jihadista è stata accanita nell’ultima, furiosa, battaglia del 28 agosto. I miliziani dello Stato islamico sono ancora annidati nelle case poco più avanti che si intravedono da un buco nel muro, dove è appostata una vedetta dei combattenti anti Isis. Bisogna parlare sottovoce perché le abitazioni sono talmente ravvicinate, che le bandiere nere possono sentirci e sparare.

I vicoli di Sirte sono coperti da un tappeto di macerie e schegge. Su un cancello hanno disegnato un teschio con le tibia incrociate e nella zona vieni tramortito dal lezzo dolciastro della morte, che ti penetra le narici. I corpi anneriti dal fuoco di due jihadisti sono abbandonati nel corridoio di una casa bombardata dai caccia americani.

«Ho visto la morte in faccia, quando siamo rimasti tagliati fuori nel mezzo della battaglia» racconta Jamal Armeda, 47 anni ben portati, della katiba (reparto) «Martiri del 2011», anno della rivolta contro Gheddafi. «I nemici di Daesh (Stato islamico, nda) ci hanno individuato. Correvo come un pazzo a zig zag e vedevo gli sbuffi dei proiettili che si conficcavano sul selciato attorno ai miei piedi – spiega il combattente di Misurata -. Dentro di me ho chiesto perdono a mia moglie ed i nostri 4 figli. Pensavo di morire, ma ce l’ho fatta» racconta il miracolato.

Ceci Anna britannici nel deposito viveri dell'Isis a Sirte Combattente anti Isis nel distretto 1 di Sirte DSC_0019 Combattente anti Isis recupera con la carriola le granate inesplose nel diretto 1 di Sirte DSC_0021

Armeda ci accompagna nel deposito viveri delle bandiere nere scoperto da poco nel quartiere 1. Ci sono ancora le confezioni di acqua, scatolame, sacchi zeppi di generi alimentari per i miliziani in prima linea. Saltano all’occhio i barattoli di vetro con le olive verdi e pacchi di pastasciutta: spaghetti e maccheroni comprese le confezioni di una marca italiana. Le forniture devono essere arrivate a Sirte all’insaputa della società, che in passato ha sponsorizzato l’Inter. Probabilmente la pasta italiana era stata esportata prima nei Paesi arabi, come quelli del Golfo, e poi,via mare deve aver raggiunto per canali clandestini la roccaforte libica delle bandiere nere. Nel deposito ci sono anche conserve di pomodoro tunisine, i ceci britannici Anna ed una famosa acqua minerale francese.

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Nei quartieri liberati ci si muove il meno possibile in campo aperto per evitare di venire colpiti dai cecchini. Le bandiere nere hanno lasciato alle spalle, ritirandosi, i buchi attraverso le pareti delle case per spostarsi senza essere individuati. Talvolta gli scontri nella fitta zona residenziale sono talmente ravvicinati che si sparano da cinque metri di distanza.

L’obiettivo è liberare la città entro il 12 settembre, festa musulmana del sacrificio, ma non sarà una passeggiata. Un combattente con la mappa satellitare di Sirte sul telefonino indica le zone ancora in mano alle bandiere nere. Una piccola parte del quartiere 1 e l’80% del 3, ultimo caposaldo dell’Isis. Pure la zona residenziale di al Jizza è ancora infestata dai seguaci del Califfo. Le bandiere nere resistono, ma Sirte sarà la prima «capitale» dello Stato islamico a cadere.

  • Pasquale Anastasi

    Non uccidere recita il settimo comandamento della nostra religione.Ma quando degli invasati senza alcuna umanita’ ma con solo come cattiva compagna una religione che sembra fatta apposta per uccidere…allora ci viene incontro la Bibbia che dice:”Occhio per occhio e dente per dente”.Dio capira’ perche’ siamo costretti ad uccidere delle belve ch edi umano non hanno nulla.

    • agosvac

      Il settimo comandamento dice non uccidere, ma non dice “non ti devi difendere da chi ti vuole uccidere”. Non bisogna MAI dimenticare che anche nell’ambito della stessa Chiesa Cristiana ci sono stati ordini religiosi combattenti. Primo tra tutti i Templari che erano monaci combattenti e combattevano alla grande tant’è che ancora oggi gli islamici temono i combattenti che avevano la croce sullo scudo!!!!

      • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

        Della serie cristiani brava gente. Americhe, Congo, prima e seconda guerra mondiale, tutte attività musulmane. Salutaci la menzogna.