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Siria, la milizia addestrata dalla Norvegia
che adesso vuole rovesciare Assad

Succede anche questo in Siria, dove per anni i cosiddetti ribelli moderati sono stati addestrati dall’Occidente. Che una milizia locale addestrata dall’Occidente, dopo anni, getta la maschera e annuncia il vero obiettivo: rovesciare Bashar al Assad.

È una storia molto curiosa e che collega il deserto siriano addirittura a Oslo, in Norvegia. Ebbene sì, anche la Norvegia ha addestrato centinaia di miliziani siriani. In teoria, almeno stando ai piani di Oslo, per contrastare l’ascesa dello Stato islamico. Tutti parte di una milizia di nome Esercito del comando rivoluzionario (Mat).

Nel maggio del 2016, la Norvegia annunciò l’invio dei suoi soldati in Giordania per fornire “addestramento, consulenza e supporto operativo” ai ribelli siriani nella lotta contro l’Isis. L’incarico faceva parte dell’operazione Inherent Resolve guidata dagli Stati Uniti. Nel giugno del 2017, i soldati norvegesi furono poi inviati direttamente in Siria per intensificare l’addestramento.

Sia il primo ministro Erna Solberg che l’allora ministro della Difesa Ine Eriksen Søreide dissero che il mandato era quello di combattere l’Isis. “I gruppi che addestriamo, combatteranno solo contro l’Isis. Non combatteranno le forze governative e non metteranno in pericolo il processo di pace “, disse l’allora ministro della Difesa.

Eppure, come rivela il quotidiano norvegese Klassekampen, le cose sono andate molto diversamente. E a dirlo, è lo stesso comandante della milizia, che è stato contattato direttamente dal giornale scandinavo.

Muhannad al-Talla, comandante della milizia MaT, ha rivelvato che il suo gruppo è stato addestrato dai norvegesi ad al Tanf, nel sud-est della Siria, dove gli Stati Uniti hanno una delle più importanti basi operative del conflitto siriano. “Fin dall’inizio, sono stato perfettamente consapevole del fatto che stessi combattendo contro l’Isis e contro Assad. L’Isis non è finito, ma è chiaramente indebolito. Ora la priorità è la lotta contro Assad“. E in effetti, già nell’estate del 217, diversi gruppi ribelli, fra cui Mat, hanno lanciato un’offensiva contro le forze del governo siriano mentre il Califfato si stava ritirando.

Anche un portavoce e consigliere del Free syrian army, Ibrahim al-Idlibi, ha confermato al quotidiano norvegese che la milizia addestrata dall’esercito della Norvegia sostenesse pienamente la lotta contro le forze legate a Damasco. Sia contro le forze regolari che contro milizie alleate del governo.

Il ruolo di queste milizie 

I soldati di Al-Talla fanno parte di un gioco di superpotenze molto più grande di loro. Le forze occidentali, in particolare gli Stati Uniti, vogliono che queste si concentrino ad Al Tanf e zone limitrofe per incunearsi al confine fra Siria, Iraq e Giordania. In pratica, devono rappresentare una spina nel fianco nel consolidamento dell’asse sciita fra Baghdad e Damasco. Questo è ormai chiaramente l’obiettivo della guerra. E finita la questione Isis, è caduto anche il velo dell’ipocrisia.

Il portavoce delle Fsa, al-Idlibi, ha detto che sia la milizia Mat che i gruppi ribelli alleati combattono ora “gruppi filo iraniani e sciiti” nell’area. E ha detto chiaramente che la partita continuerà fino a che “la missione sarà completata”. “Al momento, l’obiettivo è controllare la strada principale tra Damasco e Baghdad. Quindi, impediamo l’espansione via terra delle forze iraniane tra la Siria e l’Iraq attraverso il deserto.

Le parole del comandante al Talla rappresentano un segnale inequivocabile delle intenzioni dei ribelli addestrati dall’Occidente. “Non permetteremo mai ad Assad di ottenere la pace. Anche se vincesse la guerra, continueremo a rendere la sua vita impossibile. È un assassino che non può avere potere”. Con buona pace di chi credeva che i ribelli e le forze occidentali fossero lì per combattere lo Stato islamico. 

  • Michele Morini

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