(FILES) In this file photo taken on March 02, 2007, Geir Pedersen (L), then UN special coordinator for Lebanon, walks alongside Hezbollah deputy Hassan Fadlallah (2nd L) and other officials during their tour in the devastated town of Bint Jbeil in south Lebanon. - United Nations chief Antonio Guterres has informed the Security Council that he wishes to appoint the Norwegian diplomat Geir Pedersen as the next special envoy to Syria, diplomatic sources told AFP on October 31, 2018. Pedersen is currently Norway's ambassador to China and has previously served as its envoy to the UN. (Photo by MAHMOUD ZAYYAT / AFP)

Siria, Pedersen si insedia
alla guida della missione Onu

Finita ufficialmente l’era di Staffan De Mistura quale inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria. Il timone adesso passa ad un altro scandivano: il diplomatico svedese infatti, cede il dossier sulla guerra civile siriana al norvegese Geir Pedersen. A partire da questo 7 gennaio infatti, è lui a coordinare le attività dell’Onu volte alla promozione della pacificazione della Siria ed alla mediazione tra gli attori in causa del conflitto. La nomina è in realtà dello scorso mese di ottobre, quando De Mistura annuncia le proprie dimissioni e dal palazzo di Vetro è giunto quindi il nome del sostituto. L’insediamento ufficiale nella missione diplomatica arriva però nelle scorse ore. Pedersen avrebbe avuto, tra le altre cose, la “benedizione” anche della Russia. 

Il diplomatico esperto del medio oriente

È noto sia ad Oslo che a New York: Pedersen avvia la carriera diplomatica nei primi anni ’90 all’interno del ministero degli esteri norvegese. Una scalata importante nel dicastero, che lo vede di recente nominato ambasciatore: dal giugno 2017 infatti, il nuovo inviato Onu per la Siria è a capo della missione diplomatica del suo paese a Pechino. Un incarico che deve quindi lasciare dopo nemmeno due anni, per via però della chiamata giunta dal palazzo di Vetro. Ma anche da queste parti il nome di Pedersen non è di poco conto: dal 2012 al 2017 è lui il rappresentante permanente della Norvegia presso le Nazioni Unite, conosce perfettamente dinamiche e processi insiti nei farraginosi meccanismi di funzionamento delle stanze dell’Onu. 

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La scelta di Pedersen però, probabilmente è dovuta alla sua esperienza diretta in medio oriente: la sua carriera inizia quando la Norvegia è protagonista ad Oslo delle trattative che portano poi ai famosi accordi che, di fatto, sanciscono la nascita dell’Autorità Nazionale Palestinese nel 1993. Pedersen è tra coloro che cura per la Norvegia le trattative, riesce ad avere importanti agganci sia tra i palestinesi che tra gli israeliani. Una conoscenza dell’humus politico mediorientale che determina, nel 2005, la sua nomina a rappresentante del segretario generale dell’Onu in Libano. Nel paese dei cedri nel 2007 diventa anche inviato delle Nazioni Unite per seguire da vicino le evoluzioni sul campo dopo la guerra tra Hezbollah ed Israele l’anno precedente. Dunque Pedersen ha già non poca dimestichezza con gli affari di questa regione: per lui quello in medio oriente è un ritorno. 

Le sfide del nuovo inviato Onu per la Siria

Il mandato di Staffan De Mistura dura quattro anni, durante i quali molte cose sono accadute ma, al tempo stesso, lo zampino dell’Onu appare sempre meno incisivo. La situazione in Siria varia e muta repentinamente, ma grazie al ruolo esercitato dalle singole potenze che hanno uomini ed interessi sul campo. Le Nazioni Unite sono messe ai margini, poco o nullo è il contributo dato per la stabilizzazione della Siria. Anzi, ai colloqui più volte proposti a Ginevra sotto l’egida delle Nazioni Unite, si contrappongono dal 2016 in poi i vertici svolti ad Astana tra Russia, Turchia ed Iran. Anche gli Usa non sembrano intenzionati a dare ampio risalto alla missione diplomatica delle Nazioni Unite.

Il primo obiettivo di Pedersen è quindi quello di ridare slancio e senso al ruolo dell’Onu in Siria. Mentre il paese si avvia ad una fase di decremento conflittuale, con soltanto la provincia di Idlib al momento rimasta fuori dal controllo del governo di Assad, le Nazioni Unite cercano di ritagliarsi un ruolo più dinamico rispetto a quello attuale. Un’occasione, in tal senso, potrebbe arrivare dagli incontri per il confronto costituzionale promossi nelle settimane passate. Raggruppare un numero di attori elevato da far sedere attorno al tavolo per un dialogo politico che inizi a preparare il dopoguerra, è forse la prima e vera sfida di Gerd Pedersen.