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Siria, il lento ritorno alla vita

I palazzi sono gusci vuoti, scheletri grigi e ocra di corpi ormai andati. L’odore dei calcinacci si mescola all’aria secca di una terra in perenne equilibro tra il caldo del deserto e la brezza mite del Mediterraneo che ormai odora di altro. Homs una volta era la città più stravagante e bizzarra della Siria; oggi è una carcassa che ricomincia lentamente a respirare e vivere.

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Foto di Giorgio Bianchi

Lo scricchiolio delle ruote profana la breccia di una strada che esiste appena, ma che rimane l’unica striscia possibile fra un cumulo di macerie e un altro. Siamo ad Al Hamediya, il cuore di Homs, a un passo dalla città vecchia.

Un cane che abbaia, una nuvola di polvere dietro a un’auto già andata, facce arabe smunte senza sorriso… la Siria che ricomincia a vivere è un animale ferito dentro e fuori, pieno di voglia di tirare avanti ed esistere.

Il rombo rozzo di un vecchio BMP si fonde in quello di una ruspa impegnata in lavori stradali: la guerra abbassa la voce; la normalità prova a parlare.

Ciuffi d’erba incolta circondano i pilastri dei palazzi vuoti e pericolanti. Ferri arrugginiti spuntano ovunque. I buchi dei calibri più piccoli sui muri ancora in piedi, dicono che nell’area tra la città vecchia e la moschea di Kalhed Ibn Walid si è combattuto casa per casa, per interi mesi, per anni. Fu Damasco a decidere l’evacuazione dei civili per occupare le abitazioni e trasformarle in trincea; nel 2016 i ribelli sono stati cacciati ma la morte incombe ancora. Gli attacchi terroristici e i raid dei miliziani jihadisti sono un’ombra onnipresente.

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Foto di Giorgio Bianchi

Le prime linee di Tahrir Al Sham (legati ad Al Qaeda e raggruppati per molto tempo sotto il nome di Al Nusra) si assestano tra Al Kabirah e Teer Maela, solo una decina di km a nord di Homs, nella fertile valle del Nahr Al Nashi, l’antico fiume Oronte. La sacca islamista occupa ancora il principale asse stradale della Siria (Damasco-Aleppo) tra Homs e Hama per un tratto di 15 km. Dopo Rastan è già di nuovo territorio governativo. Homs è libera, Homs ha paura.

Lasciamo Homs da sud, l’unica parte sempre sicura della città. La parola “sicura” ha un valore del tutto relativo in Siria, anche oggi che la guerra più grossa ha abbassato i toni. Scorrerie, autobomba e contrabbando di armi continuano senza sosta in questa fetta di terra che una volta girava secondo le regole sgangherate ma chiare di una provincia qualunque di un Paese mediorientale. Ora l’eco di elicotteri e qualche raffica, ci ricordano che una guerra piccola durerà ancora a lungo.

Sfiorando il quartiere e le case incomplete di Al Walid ci lasciamo Homs a nordovest lungo una delle due strade parallele che portano verso il deserto.

Girano pick up con persone armate. Sono gli uomini di Assad che sotto forme e unità diverse continuano a bonificare uno spazio stuprato per anni e a lungo rimasto terra di nessuno. Kalashnikov e casacche sbiadite: difficile distinguere i civili dai militari; impossibile capire chi sia vittima e chi rivincita di un Paese in guerra.

Le mimetiche cambiano tinta ma gli sguardi hanno una sola direzione. Non c’è più posto per chi ha permesso tutto questo. Tra una birra calda e un breve slogan di circostanza, sembra sia questa la regola generale ormai accettata da tutti.

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Foto di Giorgio Bianchi

La Siria fino al 2011 era un Paese sostanzialmente unito, reso omogeneo dalla mano onnipresente di un sistema di potere conosciuto e riconosciuto dal mondo. Nelle sue diversità interne aveva dei criteri normativi, basati su secoli di equilibri e tradizioni. Oltre alle innumerevoli caserme, c’erano case, scuole, ospedali e il normale decorso di una vita civile. Nelle mille contraddizioni e disfunzioni di un tipico sistema politico arabo, in Siria si viaggiava comunque tranquilli. Chi ci è venuto prima della guerra può confermarlo.

Su questa strada correvano i taxi collettivi e i bus dei turisti diretti a Palmira; ora verso il silenzio inquietante del deserto, arrancano solo camion pesanti e mezzi militari, tutti di fabbricazione russa.

Dei russi non ci sono molte tracce. Quelle che si vedono però, la dicono lunga. Damasco deve la vita ai soldati di Mosca. Murales dipinti su barriere di cemento e casematte, spiegano più di tante analisi e previsioni. Il tricolore slavo si affianca ovunque al rosso-bianco-nero siriano che ritorna nei luoghi da cui era stato cancellato in fretta. Soprattutto a ridosso di aree non accessibili, le note di colore staccano sul resto del paesaggio, sempre grigio e sempre ocra.

Dalla sommità di un vecchio T-55 spunta il caschetto russo di un carrista siriano. Il mezzo si vede appena sullo sfondo di lamiere e terriccio. I riflessi del sole basso staccano appena sul metallo dei cingoli, prima di scomparire nel nulla.

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Foto di Giorgio Bianchi

Se la Russia non avesse scelto di aiutare Assad, oggi la Siria sarebbe un tessuto strappato, diviso per pezze di stoffa occupate da tanti signori della guerra, ognuno al soldo di uno sponsor straniero. Centimetro per centimetro, buca dopo buca… oggi il Paese sembra un pugile pesto di sangue, ma vagamente capace di riconoscersi e forse rialzarsi. Niente lo simboleggia meglio della strada che porta a Palmira.

Si susseguono cartelli sforacchiati che indicano città in caratteri latini e arabi. Fino a qualche anno fa, questa era una zona turistica rinomata ma orientarsi è ancora agevole: in Medio Oriente l’urbanizzazione concentrata e la geografia inclemente rendono spesso più difficile perdersi.

Raffinerie morte, palazzi incompleti, infrastrutture divelte… si procede verso est. Tra gusci vuoti di cemento e pilastri indefiniti è difficile dire dove finisca l’incuria araba e dove inizi il flagello della guerra. Un sole dolce si abbassa sulle spalle dei sobborghi di Homs e allunga le ombre degli ultimi edifici tra le ruote del nostro SUV e il deserto già scuro.

Facciamo tappa a XXX. Per ragioni di sicurezza più rigide che utili, non possiamo citare nomi o luoghi. Sono le propaggini di un’antica abitudine e di una realtà sul terreno ancora in emergenza. Tutte le più grandi città della Siria sono tornate sotto il controllo di Damasco, ma sette anni di orrore e anarchia lasciano strascichi ovunque. Ordigni inesplosi, sacche di resistenza e l’endemica indolenza siriana madre di tanti rovesci, non permettono sonni tranquilli.

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Foto di Giorgio Bianchi

Palmira è un nome. Tra i pochi ad aver fatto breccia nei cuori pigri di noi occidentali. Un simbolo, una scoperta, un patrimonio, un’ipocrisia… Palmira è tante cose. Caduta nel maggio del 2015 nelle mani dello Stato Islamico, è tornata alla civiltà nel marzo dell’anno dopo. Caduta di nuovo a dicembre, è stata liberata definitivamente meno di tre mesi dopo.

La strada che arriva in città, tra sabbia e sassi, porta giusto a ridosso del sito archeologico con la collinetta gialla della cittadella sullo sfondo a sinistra.

Il saccheggio e le distruzioni maggiori sono avvenute tra l’estate e la fine del 2015, durante la prima occupazione del Califfato. Oltre a un numero infinito di reperti trafugati e rivenduti dagli islamisti al mercato nero, oggi mancano il Tempio di Bel e quello di Baalshin, fatti esplodere dalla follia jihadista. Il mondo in quei giorni tacque e qualcuno iniziò a vergognarsi.

Tra pietre e sassi manca però anche l’Arco di Trionfo romano, vittima dello stesso scempio troglodita e simbolo di festeggiamenti che nessuno ha più voglia di fare. Anche oggi che le raffiche delle armi lasciano il posto a quelle del vento pieno di sabbia…

Le case di Palmira disposte a scacchiera piangono quello che hanno subito. Non c’è pace, né turismo che tengano: qui nulla tornerà mai come prima.

La città è ancora militarizzata come un avamposto, nonostante sia al riparo da qualunque rischio. Qualche analista americano paventa il ritorno dello Stato islamico, ma è solo zizzania. L’Isis da queste parti è ormai un incubo del passato. Gli ultimi miliziani del Califfato attivi nella Siria orientale sono ormai sbandati oltre l’Eufrate a più di 200 km da qui. Finché questo Paese esisterà, Palmira rimarrà siriana.

È giorno pieno e nell’unico viale alberato della città l’aria secca ricorda primavera. È la strada principale, una volta piena di negozi, ora tatuata di buchi senza porte e finestre. Passa un pick up, poi un Ural militare.

Qui non siamo in Paradiso. Qui non ci sono santi. Gli uomini in mimetica e vestiti alla meglio davanti a noi, sono dei guerrieri uccisori di altri uomini. Non lo nascondono, anzi, se ne fanno vanto. Hanno difeso la loro terra, le loro cose e le loro famiglie. Ci guardano con la speranza sincera che qualcuno racconti qualcosa del dolore, del sangue e dell’orrore che gli ha attraversato la vita.

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Foto di Giorgio Bianchi

Teloni improvvisati e scritte arabe, spezzano la monotonia dell’intonaco bianco di una ex città. Ci sono persone a Palmira, ma ancora non c’è vita.

Finisce il pomeriggio. Finisce anche un’imbevibile vodka siriana mentre da un pianterreno sbrecciato sale l’eco di una litania barocca araba.

Sulle nostre scarpe occidentali si addensa intanto un ritorno opaco di polvere di strada. Il gesso grigio dei calcinacci di guerra imbianca appena un nostro vago senso di colpa. Stiamo per tornare nelle nostre case panciute, dove nessuno capisce fino in fondo l’enormità di una tragedia senza fine.

  • Aleksandr Nevskij

    mi basta vedere la foto della sposa in abito bianco con la damigella con la gonna sopra al ginocchio per capire che hanno vinto la guerra quelli giusti, e l’hanno persa quelli sbagliati. La cosa ironica è che negli USA un gruppo di donne è in grado di annientare la vita ogni uomo con un ruolo dirigenziale solamente denunciandone alla stampa eventuali abusi, ovviamente senza passare da un tribunale, mentre in Iraq e in Siria le donne sono passate dall’emancipazione e l’istruzione al velo integrale, all’analfabetismo e alla schiavitù. Stessa politica, effetti contrapposti, e poi ci vengono a parlare di rispetto per le donne. Vergogna.

    • Bob184 —

      Quello dovrebbe essere un matrimonio arabo cristiano. Vari fattori concorrono all’ipotesi, in primis l’abbigliamento delle donne, non solo la signora di spalle con la gonna al ginocchio. Guardi ad esempio l’altra alla destra, il cui vertiginoso scollo e le gambe ben visibili attraverso i veli sembrano uscire da qualche rivista europea. Ma poi, il fotografo, professionista o parente, in un matrimonio arabo islamico mai, dico mai, un maschio sarebbe potuto entrare in quella stanza, anche se le donne fossero state più pudicamente abbigliate.

      • Aleksandr Nevskij

        fatte le dovute proporzioni, la condizione delle donne nell’immagine è infinitamente migliore di quella delle donne dalla parte di chi voleva tirare già Assad

      • Rifle Leroy

        Cmq Bob184 a latakia e Tartus ,e in tutte le zone dove vivono gli alawiti ,che sono cmq una setta degli sciiti,la situazione è a macchia di leopardo: trovi musulmane velate e donne che vivono all’occidentale.
        Quindi non è detto per forza che quelle siano arabe cristiane,ma riconosco che è lo scenario più probabile.
        Bisognerebbe capire in che zona della Siria è stata scattata quella foto.

        • Bob184 —

          Beh, per le mie esperienze in Siria, di donne velate, anche il semplice hijab, ne ho viste poche e soprattutto nei quartieri del popolino operaio. Ê passato qualche anno da che visitai Damasco e molte cose possono essere cambiate ma per il poco che ho imparato dopo anni di frequentazioni in situ di paesi prevalentemente musulmani, quell’abbigliamento non sarebbe stato immaginabile neppure nella Turchia pre-Erdogan. Ho cercato nella foto indizi come croci, scritte coraniche, foto o altro che potesse far pendere il giudizio da una parte o l’altra senza trovarne, per cui concordo, lo scenario cristiano é il più probabile, io lo darei ad un 8/2. Sempre ché non sia una foto costruita. Cordialità

          • Zorz.zorz

            Buon dì.Verissimo quello che dice.Io lo darei a 99/100. La Siria è quel magnifico paese che è non certo per i sunniti.Non per niente la maggioranza dei cristiani( pena la sopravvivenza) è con Assad.saluti

          • Antonello

            Non appoggi più il progetto giudeo di abbattere Assad e poi l Iran tramite le Vostre iene dell’ isis?

          • Zorz.zorz

            premetto che ho sempre pensato che per i cristiani in Siria assad sia l’unico che ne garantisce la sopravvivenza.Per quanto riguarda Israele,questo è in una botte di ferro.Suo garante è putin.Assad,oltre che tiranno assassino è persona intelligente e sa che solo il russo lo fa sopravvivere.Quindi uno più uno……saluti

          • Antonello

            Stavo cercando argomenti per dimostrare la tua viscidezza, ma in effetti basta paragonare questo commento con altri che hai pubblicato.

          • Zorz.zorz

            Me ne rammenti….sa l’età…o è lei a perdere i colpi?

          • Antonello

            Non serve… i tuoi proclami giudei son ben noti agli altri lettori.

          • Rifle Leroy

            Vero,non bisogna ignorare la propaganda. Se quella foto è indirizzata al pubblico occidentale allora si c’è la concreta possibilità che sia come dici tu ,costruita.

  • tzilighelta

    Tornerà ad essere uno stato di polizia come era prima! Hanno rischiato di finire dalla padella alla brace, dopo una giravolta sono ricaduti in padella!

    • Demy M

      Zitto avvoltoio che mangia carogne come te e tutta la setta che rappresenti.

    • Cherepanova Svetlana

      Non penso propio tu ci sei stato in Siria per dire queste cavolate, io ci sono stato ben due volte la prima col padre di Assad e poi con Assad ebbene dato che per lavoro o girato in pratica tutti i paesi del medio oriente escluso lo Iemen i due paesi che o trovato confacenti al nostro modo di vivere anche se mussulmani sono stati la SIRIA E L’ IRAQ certo il Dubai e ABU DAI sono diversi come concetto di vita.

      • tzilighelta

        Confacenti cosa, anche io ho girato il medio oriente e non mi è successo niente, non per questo posso dire che erano paesi liberi e prosperi! La Siria e l’Iraq sono laiche rispetto agli altri paesi, ma erano e sono uno stato di polizia! Anche quelli che vanno in Corea del Nord dicono che è un posto bellissimo e tutto funziona bene, pure i tedeschi di Berlino est dicono che non era male!

    • Zeneize

      Ma cosa vuoi saperne tu, sei solo la solita cagna ignorante che cerca di latrare qualcosa in cambio di attenzione.

      • tzilighelta

        Anche tu muslim? Raglia quanto vuoi campione, sei indietro di qualche secolo! A te non è concesso capire alcunché!

        • Zeneize

          Bella soddisfazione stai dando alla tua povera madre, che fa tutte quelle porcherie per mantenerti.

  • Islamicando

    La Repubblica Islamica di Siria deve prosperare e crescere, l’Islam deve rafforzarsi
    in quella zona, occidentali devono stare lontano!

    • L’ultimo dominatore del web

      La situazione siriana è complessa, sembra che pian piano la Siria si stia
      riprendendo, ma nonostante ciò è circondata da nemici: a Nord la Turchia che è
      impegnata a rifondare l’impero ottomano (come piace a lei), a sud Israele che
      sta minacciando, poi internamente troviamo curdi e islamisti. Forse solo un
      diretto intervento russo può far capire a tutti chi comanda in quel paese.

    • Italo Balbo

      La Siria NON è una Repubblica isalmica. Quelli dell’ISIS e di Al-Qaeda avrebbero voluto che lo diventasse. Spero che il suo sia un refuso.

    • Zorz.zorz

      Povero esaltato.

    • tzilighelta

      In Siria non c’è nessuna repubblica islamica, c’è una dittatura governata da una famiglia alauita gli Assad, considerata quasi non mussulmana dalla maggioranza Sunnita! l’Islam è una disgrazia totale, dove c’è Islam c’è guerra, povertà, assenza totale di libertà individuali, fanatismo, arretratezza culturale! L’Islam è ormai anacronistico per questo sta implodendo!

      • Islamicando

        Invece per me Islam significa futuro per Italia. Ogni giorno, almeno 100
        musulmani entrano in Italia, e la popolazione locale ha sempre più interesse ad
        accoglierli, favorendo una societa multiculturale, chi si rifiuta è giustamente
        etichettato come rassista e fassista. Poi i numeri saranno sempre maggiori e
        anche Italia sarà un paese islamico.

        • Zeneize

          La popolazione locale ha sempre meno interesse ad accogliere orrendi e incivili cabibbi. Chi dice il contrario è una spia o un imbecille e come tale va trattato.

        • Zorz.zorz

          Purtroppo lei ha ragione.Dove non è riuscito con le armi, riuscirà con gli uteri sempre pieni….mala tempora currunt….

    • Antonello

      Poveraccio….

  • xdiesp

    Povero Giampi! Aveva il pezzo pronto da pubblicare per 15 giorni, ma alla fine non se ne è fatto nulla e l’ha postato qui. Così adesso c’è questo strano pezzo di colore che inneggia alla pace, mentre Stati Uniti e Israele hanno gettato la maschera e attaccano la Siria direttamente.

  • johnny rotten

    Quello syriano è il popolo più civile del mondo intero e lo ha dimostrato restando unito contro l’aggressione concordata di più di cento paesi, che non hanno avuto remore a scatenargli contro centinaia di migliaia di fuori di testa assassini, pagati da israele e dall’occidente, con lo scopo di distruggere la Syria, che a dimostrazione è ancora in piedi e continua a lottare, alla facciazza di zion.

  • Alox2

    Finche’ c’e’ un Dittatore in carica i profughi restano in Europa, in USA, Australia etc…poco ma sicuro!

  • Aleksandr Nevskij

    c’è una costante nelle azioni degli USA dalla caduta dell’URSS in poi. Il Kosovo, per il diritto internazionale regione della ortodossa Serbia, riconosciuto come stato indipendente dai paesi Nato, oggi paese musulmano nel cuore dell’Europa. Iraq, stato laico annientato in due guerre, e divenuto poi componente dello stato islamico. Afghanistan, guerra ai talebani dal 2001, e sono ancora lì più forti di prima, le donne sottomesse come sempre. La Libia di Gheddafi, il paese più benestante dell’Africa dove molti africani si recavano per lavoro, anch’esso balcanizzato e in mano ai jihadisti, gli africani costretti ad andare a nord per lavorare. La Siria, stato multiconfessionale in cui le donne godevano di libertà inimmaginabili per il resto del Medio Oriente, aggredito e ridotto in larga parte ad un califfato islamico, molte donne siriane sono passate da frequentare il ragazzo conosciuto all’università a essere lapidate per non aver sposato il cugino del padre (con video su youtube). Ovunque gli USA mettono mano, la condizione delle donne è riportata indietro di millenni, e ciò stride moltissimo con la propaganda che ci martella ogni giorno. Perché nessuna delle celebri paladine dei diritti delle donne d’oltre oceano non spende una sola parola riguardo a questa tendenza di cui il loro stato è diretto e unico responsabile? Il problema delle donne in questo pianeta sono i produttori maniaci sessuali o i regimi integralisti dove milioni di loro vengono private della loro umanità?

  • johnny rotten

    Lo ri-posto perchè è stato rimosso:
    Quello syriano è il popolo più civile del mondo intero e lo ha dimostrato restando unito contro l’aggressione concordata di più di cento paesi, che non hanno avuto remore a scatenargli contro centinaia di migliaia di fuori di testa assassini, pagati da israele e dall’occidente, con lo scopo di distruggere la Syria, che a dimostrazione è ancora in piedi e continua a lottare, alla facciazza di zion.

    • Tony Moretta

      Bugie! Bugie! Il popolo siriano sta lottando contro il tiranno Assad e il suo padrone Putin per ottenere libertà e democrazia!

      • Andrea Macor

        spero che lei stia scherzando…se avessero avuto il popolo contro avrebbero già perso la guerra. Una guerra non va avanti per 7 anni se il popolo è contro, ma solo se il popolo e il governo HANNO contro una moltitudine di stati ed organizzazioni che si trovano al di fuori della Siria.

        • Tony Moretta

          Assolutamente no. Il regime di Assad ormai si regge solo grazie alle baionette russe e iraniane.

          • Marius Popescu

            Si vergogni.

          • Tony Moretta

            Mai. Amo la libertà e ne vado fiero.

          • Marius Popescu

            SI, certo come certi „freedom fighters” tipo Al Qaeda/Jabhat al Nusra/Ahrar al Sham. La libertà di ammazare „gli infedeli”.

          • chelavek

            La baionette russe e iraniane che stanno cacciando via a calcioni sul cooler voi terroristi

          • Tony Moretta

            Assolutamente no. L’eroico popolo siriano continua a battersi per la libertà e la democrazia.

      • chelavek

        Il popolo siriano sta lottando contro voi terroristi e tagliagole

        • Tony Moretta

          Sta lottando contro la dittatura di Assad.

      • Mario Trieste

        Ti hanno fatto un bel lavaggio del cervello vedo… oppure ti pagano per il “lavoro sporco” che fai?

        • Tony Moretta

          Non sono io quello che inneggia al tiranno Assad.

          • Mario Trieste

            Io non vedo nessuno che inneggi Assad, vedo gente come te che ha il prosciutto davanti agli occhi! Ci sono decine di paesi in cui ci sono condizioni ben più repressive di quelle che c’erano in Siria, eppure alcune sono adirittura alleati degli USA ! Svegliati bamboccione, le motivazioni che hanno gli USA per aggredire uno stato sovrano non hanno nulla a che fare con le condizioni della popolazione o con il tipo di governo!

          • Tony Moretta

            La Siria sarà uno stato sovrano quando il potere sarà nelle mani del popolo, non in quelle di Assad!

          • Mario Trieste

            Se continuare cosi non ci sarà ne un popolo siriano, ne un siria…siete dei macellai, e il massimo dello schifo è che lo fate in nome di libertà e democrazia, vergognati.

          • Tony Moretta

            Non sono io quello che sostiene dittatori come Putin e Assad, io amo la libertà e la democrazia.

          • Mario Trieste

            Come volevasi dimostrare..davanti a dei fatti conclamati sai solo “negare negare negare”, e ripetere la filastrocca che ti hanno insegnato! Vai a nasconderti che è meglio!

          • Mario Trieste

            Silenzio assoluto… vedi come sei, non hai argomenti !! 😉

          • Tony Moretta

            Ma guarda chi li ha! Sai solo gettare fango contro il popolo della Siria! Tu sei un nemico della libertà!

          • Mario Trieste

            Idee confuse vedo… sei solo un povero ignorante riempito di propaganda, la tua mente confusa non ti permette di riconoscere quali erano le reali condizioni di vita della popolozione siriana prima che gli USA scatenassero la loro creatura (l’ISIS) , uno dei pochi paesi arabi dov’erano riconosciuti i diritti alle minoranze etnico religiose! Prima della guerra, la Siria era un paese armonioso: uno stato laico in cui le diverse comunità religiose vivevano fianco a fianco in pace.
            Come racconta anche Padre Maes, dalla Siria e non da un salotto di Londra, “L’idea che una rivolta popolare abbia avuto luogo contro il presidente Assad è completamente falso.” Le rivolte di piazza hanno riprodotto uno schema già visto in Tunisia, in Libia e in Egitto.
            Se Assad permetteva il passaggio del gasdotto voluto dagli USA oggi la Siria sarebbe decantata come paese moderato e a guida illuminata! e non lo dico io ma un certo Robert Kennedy : «La decisione americana di organizzare una campagna contro Assad – afferma Kennedy – non è iniziata a seguito delle proteste pacifiche della primavera araba del 2011, ma nel 2009, quando il Qatar ha offerto di costruire un gasdotto per dieci miliardi di euro che avrebbe dovuto attraversare Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia».
            Ma nella tua colossale ignoranza conosci almenno quenti golpe a sfondo energetico sono stati orchestrati dagli USA in quella regione nel corso degli anni? Già nel 1948 per ragioni molto simili la CIA rovescio in Siria un governo democraticamente eletto appoggindo il colonnello Zaim… mai sentito parlare di Stephen Meade immagino! Torna a scuola bimbo, evita di venir qui a far figure da somaro.

          • Tony Moretta

            Il popolo siriano vuole libertà e democrazia, non mi importa nulla di cosa dicono gli altri (ammesso che lo abbiano detto sul serio).

          • Mario Trieste

            La verità brucia!! 😉

          • Tony Moretta

            E tu ne sei la testimonianza vivente.

  • Bob184 —

    AL RESPONSABILE DELLA SELEZIONE COMMENTI

    Sarei interessato a conoscere il perché della rimozione dei miei due commenti che trascrivo qui sotto.
    In attesa di Sua risposta, cordiali saluti.
    Bob184

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    Quello dovrebbe essere un matrimonio arabo cristiano. Vari fattori concorrono all’ipotesi, in primis l’abbigliamento delle donne, non solo la signora di spalle con la gonna al ginocchio. Guardi ad esempio l’altra alla destra, il cui vertiginoso scollo e le gambe ben visibili attraverso i veli sembrano uscire da qualche rivista europea. Ma poi, il fotografo, professionista o parente, in un matrimonio arabo islamico mai, dico mai, un maschio sarebbe potuto entrare in quella stanza, anche se le donne fossero state più pudicamente abbigliate.

    Beh, per le mie esperienze in Siria, di donne velate, anche il semplice hijab, ne ho viste poche e soprattutto nei quartieri del popolino operaio. Ê passato qualche anno da che visitai Damasco e molte cose possono essere cambiate ma per il poco che ho imparato dopo anni di frequentazioni in situ di paesi prevalentemente musulmani, quell’abbigliamento non sarebbe stato immaginabile neppure nella Turchia pre-Erdogan. Ho cercato nella foto indizi come croci, scritte coraniche, foto o altro che potesse far pendere il giudizio da una parte o l’altra senza trovarne, per cui concordo, lo scenario cristiano é il più probabile, io lo darei ad un 8/2. Sempre ché non sia una foto costruita.

    • cir

      stanno cancellando moltissimi scritti. sara’ arrivata la nirenstein??

      • Rifle Leroy

        che tu esageri con gli ebrei è vero però. Li nomini in ogni post.
        Detto questo noi parlavamo di un matrimonio O_O e ci hanno censurato. Boh.

      • AlbertNola

        Ama Fiamma Nirestein come te stesso!

      • https://www.youtube.com/watch?v=S31VLG8Qi78 Panthera Pardus

        Anche io ho avuto un commento cancellato – se arriva una politica di moderazione pro Soros telefono in redazione al giornale.

    • Rifle Leroy

      Mi accodo alla richiesta. Non vedo cosa contenessero di cosi scandaloso i nostri post,visto che avevo risposto a Bob

  • Sergio Vaccaro

    Foto meravigliose, che mi raccontano in modo malinconico e triste di quella Siria seducente che ho conosciuto prima di questo disastro. Un popolo elegante e raffinato, che il fotografo ha saputo incontrare.
    Grazie.

  • tzilighelta

    Hanno cancellato tutti i commenti! Mi è arrivato un post da “islamicando” stavo per rispondere ma è scomparso tutto!

    • Zeneize

      Tanto, con le cretinate che scrivi tu, non abbiamo perso niente.

      • tzilighelta

        Peccato le tue stupidaggini invece erano divertenti!

    • Islamicando

      Si vuol forse disquisire su quanto bello fosse l’impero arabo? Sono tutto orecchi….

  • L’ultimo dominatore del web

    Gradirei sapere, senza far alcuna polemica, il motivo della rimozione di
    così tanti commenti, la maggior parte dei quali non erano neanche minimamente
    offensivi. Grazie e buon lavoro.

  • Andrea Macor

    Sono delle foto che parlano da sole e che pongono molte domande, una fra tutte:
    Perchè Israele ce l’ha tanto con il governo siriano nel quale è possibile vivere in modo perfettamente occidentale ma preferiscono avere i tagliagole con tutte le loro abitudini e conseguenze?
    W il governo di Assad!

    • Tony Moretta

      Il governo di Assad è dittatoriale, sanguinario e corrotto.

      • https://www.youtube.com/watch?v=S31VLG8Qi78 Panthera Pardus

        Clone della müller categoria noioso – bloccato

      • chelavek

        Il governo di Assad è l’unico governo legittimo della Siria. Di corrotto c’è il tuo piccolo, Q.I., ma questo è ovvio per gli amichetti dei tagliagole e del regime ukroterroristico

        • Tony Moretta

          Il governo di Assad è legittimo quanto quello di Kim Jong Un. Assad è un dittatore brutale e spietato, e va detronizzato.