Members of the People's Protection Units (YPG), part of the of the Syrian Democratic Forces (SDF), gather in the town of Shadadi, about 60 kilometres (37 miles) south of the northeastern Syrian city of Hassakeh, on September 11, 2018. - The US-backed SDF, an alliance of Kurdish and Arab fighters, launched on September 10 an assault against a dwindling pocket of territory held by the Islamic State group in the town of Hajin in eastern Syria near the border with Iraq. (Photo by Delil SOULEIMAN / AFP)

Siria, i curdi vogliono l’autonomia
(ma Damasco non vuole cedere)

I curdi puntato alla creazione di un governo autonomo del nord della Siria e forzano la mano con Damasco. La scorsa settimana, infatti, il Consiglio democratico siriano a guida curda (Dsc) ha costituito una nuova amministrazione autonoma per la Siria nord-orientale. L’incontro si è svolto a Ain Issa, nella provincia di Raqqa, dove stazionano le forze statunitensi e la coalizione internazionale contro lo Stato islamico. Il Consiglio generale, così si chiama l’organo da poco costituito, coordinerà tra loro le amministrazioni autonome a maggioranza curda e formerà comitati esecutivi per governare l’area, che è sotto il controllo curdo.

Come riporta Al-Monitor, il Consiglio generale comprende rappresentanti dei consigli locali e autorità legislative ed esecutive affiliate alle amministrazioni delle province di Al-Jazira (Al-Hasakah), Kobani, Manbij, Raqqa e al-Tabaqa e della provincia di Deir ez-Zor. Il nuovo consiglio lavorerà sotto l’egida della Dsc, il braccio politico delle Forze Democratiche Siriane (Sdf) filo-americane che controllano buona parte della Siria nord-orientale.

Non tutte le sigle curde appoggiano il consiglio generale

Alcuni partiti politici curdi si oppongono a questa nuova autorità e non partecipano alla formazione del Consiglio generale. Si tratta di partiti vicini all’opposizione islamista che hanno aderito alla Coalizione nazionale siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione e all’Alto comitato per i negoziati per la rivoluzione siriana. 

Yasser Suleiman, di Deir ez-Zor, è stato nominato vicepresidente del Consiglio generale. Ha spiegato che l’area geografica in cui il Consiglio generale opera “è ampia e comprende diverse province siriane, quindi l’amministrazione ha ampi poteri”. La formazione del Consiglio generale potrebbe aprire la strada alla dichiarazione ufficiale di un governo autonomo della Siria settentrionale – che al momento non gode di alcun riconoscimento ufficiale da parte di Damasco. La decisione della Dsc di dichiarare questa nuova amministrazione nell’est e nel nord della Siria pare essere una misura preventiva nelle future contrattazioni con il governo centrale. Le Sdf, infatti, puntano soprattutto sulla presenza delle forze americana nell’area per avere maggiore peso nelle trattative. 

I curdi filo-Usa vogliono arrivare a un accordo con Bashar al-Assad anche se, come rileva Foreign Affairs, gli interessi divergono e non poco: “L’Sdf vuole preservare la sua autonomia combattuta nelle regioni curde della Siria orientale, mentre il regime cercherà di riaffermare il controllo centrale sull’intero Paese. E in quanto attore non statale dipendente sotto il profilo della sicurezza degli Stati Uniti, la Sdf non può rischiare un confronto militare diretto con il regime o con i suoi due alleati, la Russia e l’Iran”.

Dopo Idlib, trattative nel vivo con Damasco

Come ricorda Foreign Affairs, lo scorso luglio i rappresentanti del Consiglio democratico siriano affiliato all’Ypg e delle Sdf si sono incontrati con funzionari del governo a Damasco per preparare i colloqui sul futuro accordo politico per il nord-est della Siria. I curdi siriani hanno fin dall’inizio spinto per una posizione massimalista, sostenendo la creazione di un governo autonomo con poche interferenze da parte di Damasco. Come concessione, propongono al governo di riconquistare formalmente il controllo delle frontiere con l’Iraq e la Turchia. Dal canto suo, Assad chiede il pieno ritorno delle strutture governative gestite dai curdi sotto l’autorità di Damasco o l’incorporazione nell’esercito siriano delle milizie curde. Assad potrebbe riconoscere in cambio la cosiddetta autonomia culturale dei curdi o concedere loro concessioni simboliche sulla lingua curda e sui diritti culturali.

Ad oggi, la strada delle trattative è piuttosto impervia. Lo scorso 5 settembre il ministro per la riconciliazione della Siria, Ali Haidar, ha dichiarato in merito in un’intervista rilasciata a Sputnik: “Non possiamo dare a nessuna provincia siriana qualcosa che la distingua da altre province o etnie, o (permettere) qualsiasi situazione che mette in discussione l’idea che la Siria è un Paese e una società”. Negoziare un accordo non sarà dunque facile: Assad e i curdi siriani hanno idee radicalmente diverse su come dovrebbe essere strutturata la Siria del dopoguerra.

  • giovanni

    Ancora morti, perché non bastano.

  • Buba17

    il popolo curdo ha diritto ad avere la propria nazione