ape

Siria, i britannici si ritirano:
e scaricano anche i ribelli

Secondo quanto affermato dal quotidiano britannico Telegraph, le forze armate britanniche hanno terminato il loro lavoro in Siria a sostegno dei cosiddetti “ribelli moderati”, ed il ministero della Difesa ha quindi dato il via, già a giugno, al ritiro delle truppe dal teatro di guerra siriano. Gli ultimi 20 consiglieri militari avrebbero fatto ritorno a casa già a luglio, certificando dunque la decisione del Regno Unito di seguire gli Stati Uniti nella fine del programma al supporto finanziario e militare delle milizie che si oppongono a Bashar Al Assad. Il messaggio che arriva da Londra con questo ritiro è chiarissimo: l’asse angloamericano ha abbandonato il sostegno al progetto di rovesciamento del presidente siriano, consegnando quindi le chiavi del futuro della Siria alle scelte politiche di Damasco e a quanto scaturito dai colloqui di Astana e dagli accordi di Amburgo fra il presidente Usa, Trump e il presidente russo, Vladimir Putin.

LAPRESSE_20161023152818_21068266 (2) LAPRESSE_20161028165913_21127264 (1) LAPRESSE_20170115233306_21846690 (2) LAPRESSE_20161028165918_21127267 (2) LAPRESSE_20170112190542_21820889 (3) LAPRESSE_20170115233312_21846692 (2) LAPRESSE_20161023152910_21068282 (2) LAPRESSE_20170115233335_21846703 (1) OLYCOM_20161105114449_21208260 (1) OLYCOM_20161029132341_21135030 (1)

Le truppe britanniche hanno mantenuto sempre un profilo molto basso in questa guerra. I media hanno sempre parlato delle forze speciali americane come quelle a sostegno delle forze ribelli, e dei corpi di addestramento del Regno Unito, così come delle unità operative, se n’è sempre parlato nell’ambito della coalizione internazionale. In realtà, le forze di Sua Maestà sono state una colonna portante della coalizione internazionale, ed hanno partecipato attivamente all’addestramento delle forze ribelli e al contenimento dell’avanzata dell’esercito siriano in molti settori fondamentali del teatro bellico siriano. Oltre alle forze speciali, presenti in Siria da anni, lo scorso anno le forze armate britanniche hanno anche inviato un ampio numero di consiglieri militari per partecipare ai programmi guidati dagli Stati Uniti e che avevano luogo in Turchia e Giordania. Questi programmi, molto spesso sottovalutati, avevano lo scopo di formare ben 5mila miliziani all’anno per tre anni consecutivi. Una preparazione che doveva essere tesa a sviluppare le migliori capacità possibili nell’uso delle armi di piccole dimensioni, nelle tattiche di fanteria e nella comunicazione via satellite. La formazione è stata parte del programma avviato dal Pentagono con un budget da 500 milioni di dollari ed è stato istituito nel 2015 formalmente per sconfiggere lo Stato islamico ma, sostanzialmente, per contenere l’Isis e nello stesso tempo le forze siriane e degli alleati russi e iraniani. Tanto è vero che molti dei miliziani addestrati dai britannici, soprattutto in Turchia, si sono uniti ai terroristi di Al-Nusra nella loro lotta fratricida con lo Stato islamico. A conferma di quanto sia stato labile, in alcuni settori del conflitto siriano, il confine fra ribelli e terroristi.

Il fatto che anche i britannici si ritirano dalla Siria, indica chiaramente che Assad sta vincendo la guerra, e con lui gli alleati di Iran e Russia. Più delle parole, sono questi fatti a essere rilevanti effettivamente per la reale cognizione delle idee delle forze in campo. Le strette di mano e le dichiarazioni aiutano, certamente, ma sono i movimenti delle truppe a far comprendere effettivamente quanto vi sia dietro le parole della diplomazia. Soprattutto in una guerra così complessa. Il ritiro di Londra significa da un lato abbandonare la ribellione siriana, dall’altro, evidenziare anche gli errori della propria politica estera degli ultimi anni. Il governo conservatore di Theresa May è, infatti, passato dal supporto militare ed economico ai “ribelli moderati” e dall’idea di mandare via il governo di Assad, a ritirare le truppe consegnando in sostanza la Siria a colui che si voleva abbattere. In questo senso, il governo di Londra si è spesso trovato diviso. Theresa May, già ad aprile di quest’anno aveva detto di non autorizzare ulteriori attacchi in Siria, mentre Johnson e il ministro della Difesa, Fallon, chiedevano un maggiore impegno anche sotto il profilo dei bombardamenti. E questo, mentre il presidente Trump autorizzava l’attacco missilistico all’aeroporto di Shayrat in provincia di Homs, come risposta al presunto attacco chimico ad Idlib.