Palestinese sventola bandiera a Gaza (La presse)

L’annuncio del leader di Hamas:
“Non voglio altre guerre”

Il leader di Hamas, Yahya Sinwar, non è uomo avvezzo ai media. Schivo e tendenzialmente lontano dai riflettori, anche per motivi di sicurezza, è difficile che rilasci interviste. Proprio per questo motivo, le dichiarazioni ottenute da Francesca Borri di Repubblica sono di fondamentale importanza. E aiutano a capire non solo la linea che seguirà Hamas nel prossimo futuro, ma anche cosa potrebbe avvenire fra Israele e Striscia di Gaza.

Quello che scaturisce da questa intervista è un cambiamento sensibile dell’approccio del leader di Hamas nei confronti di Israele. Qualcosa è cambiato: a tal punto che il capo dell’organizzazione islamista, pur non rinunciando alla lotta contro lo Stato ebraico, per la prima volta svela la possibilità di una soluzione al conflitto, escludendo una guerra nel prossimo futuro.

Una ventata di pragmatismo che apparentemente stride con i discorsi ancorati alla retorica bellica da una parte e dall’altra della barricata. “La verità è che una nuova guerra non è nell’interesse di nessuno. Di certo, non è nel nostro: chi ha voglia di fronteggiare una potenza nucleare con due fionde? E però, se è vero che non possiamo vincere, per Netanyahu vincere sarebbe anche peggio che perdere. Perché questa sarebbe la quarta guerra”.

Frasi importanti per un leader di un’organizzazione che ha fatto della guerra il suo cardine e che ha passato 22 dei suoi 56 anni in una prigione israeliana. Ma che conferma inevitabilmente una modifica delle dinamiche politiche nel fronte palestinese ma anche in quelle regionali.

“Non sto dicendo che non combatterò più. Sto dicendo che non voglio più guerre. Voglio la fine dell’assedio. Qui vai in spiaggia, la sera, al tramonto, e vedi questi ragazzini, sulla battigia, che chiacchierano: e si chiedono com’è il mondo di là dal mare. Com’è la vita. Ascoltarli ti spezza. E dovrebbe spezzare chiunque. Voglio che siano liberi”. Una fine dell’assedio che servirà soprattutto ad alleviare le sofferenza della popolazione della Striscia di Gaza, che da anni vive un embargo strettissimo che costringe l’80% della popolazione a vivere di aiuti umanitari.

Questa situazione è considerata dalle Nazioni Unite una situazione “esplosiva”. Sono tantissimi i rapporti delle organizzazioni internazionali che considerano la Striscia vicina al collasso. E Sinwar sa benissimo che non può ottenere nulla dal combattere da solo contro Israele: serve un segnale che faccia in modo che i partner arabi possano fidarsi dell’organizzazione senza per questo tagliare i ponti con Israele. Primo fra tutti l’Egitto, che controlla i valichi di frontiera con Gaza. 

“La mia responsabilità è quella di cooperare con chiunque possa aiutarci a porre fine all’assedio: nella situazione attuale, un’esplosione è inevitabile”. Queste le parole di Sinwar in riferimento ai partner dei palestinesi. E sono frasi che possono essere lette solo in chiave di apertura nei confronti del Cairo ma anche di tutti quei Paesi arabi, monarchie del Golfo comprese, che hanno con Israele rapporti economici e strategici fondamentali, ma che possono anche essere gli unici mediatori fra il governo di Benjamin Netanyahu, Donald Trump e i vertici palestinesi. Soprattutto in una fase di profonda debolezza da parte di Abu Mazen.

Mentre Sinwar rilasciava quest’intervista a Repubblica, il quotidiano britannico The Telegraph ha pubblicato un articolo in cui descrive i piani del leader di Hamas per un futuro accordo con Israele. L’idea del capo del gruppo che controlla Gaza è quello di un cessate-il-fuoco totale da parte palestinese in cambio della fine dell’assedio da parte di Israele. Un progetto per cui il leader di Hamas è pronto ad avere negoziati indiretti con gli israeliani anche questo mese. Ma serve la volontà di tutti.

Israele non si fida di Hamas. I razzi lanciati nel territorio dello Stato ebraico non sono lontani nel tempo e le popolazioni a ridosso del confine con la Striscia vivono sotto la costante minaccia missilistica. Dall’altro lato, i palestinesi sentono la necessità di un accordo, ma le persone uccise dai soldati israeliani pesano come macigni sulla coscienza collettiva dell’enclave. Il sangue delle violenze al confine è ancora caldo. E Hamas sta perdendo il controllo di molti gruppi terroristici che vogliono vendicarsi e continuare la lotta.

Questa apertura nei confronti di Israele sarà apprezzata a livello diplomatico e dalla maggior parte dei palestinesi che soffrono la condizione della Striscia. Ma il rischio di una rivolta di altri gruppi violenti in cerca di consenso è alta.

Tuttavia le alternative non sembrano essere molte. Netanyahu ha già fatto capire di non avere alcuna intenzione di scendere a compromessi, così come il suo ministro della Difesa Avigdor Lieberman. E lo hanno dimostrato con i raid che hanno colpito Hamas e la Jihad islamica nei territori di Gaza, così come attraverso le esercitazioni militari per addestrarsi in caso di invasione.

Le Israel Defense Forces non sono propense a un conflitto su larga scala a Gaza. Ma l’aviazione può bombardare le postazioni palestinesi senza alcun ostacolo. Sinwar lo sa: e per questo ora sta cercando di trovare una soluzione. La situazione è esplosiva, ma serve che qualcuno faccia il primo passo. Ora bisognerà capire se alle parole seguiranno i fatti.

  • Alox2

    Il leader di Hamas e’ quello nella foto?

    • Zeneize

      Quello è il crudele stalliere che ti ha spaccato il cranio da piccolo, non lo riconosci?

      • Alox2

        NAZI quelli col velo li riconosci tu: chissa’ cosa ti ha infilato su per il c..o dirty bitch!

        • Zeneize

          Piccolo, non sforzarti, non voglio crisi di pianto eh!

  • Flavio Stilicone

    Se è sincero, non è un cretino. Se mente, non è un cretino.

  • Flavio Stilicone

    Palla a Netanyahu … vediamo se ha un cervello. Per ora sappiamo solo che ha la collezione completa dei dischi di Little Tony, che ha mostrato orgoglioso tempo fa in una conferenza stampa convocata apposta …

    • Buba17

      ma quale palla non ha parlato di pace. lui è quello che manda la gente all’ assalto del confine.

  • Buba17

    questo articolo-intervista evidenzia tutta l’ ipocrisia palestinese. infatti sinwar non parla di pace e di riconoscimento di israele ma solo di una pausa: ovviamente gli serve tempo per rifornirsi di armi. si appella ai paesi arabi per porre fine all’ assedio ben sapendo che questo dipende unicamente dalla sua politica aggressiva verso israele. i paesi arabi sono stufi di finanaziare le sue inutili battaglie preoccupati come sono dall’ iran. se gli sta a cuore il futuro dei bambini potrebbe usare i miliardi che gli passano per progetti civili invece che per tunnel e razzi.

    • Alessandro Bianchi

      I paesi arabi, Iran ecc…ecc…. non si curano degli arabi palestinesi. Prova ne è che non hanno mai mandato ingegneri, medici, materiale per costruire ospedali, infrastrutture. Questa è Hamas, una dittatura che sta strangolando la loro stessa gente.

  • http://virgilio.it Oraculus

    Questi palestinesi trovano crediti solo negli odianti di Israele ,. ed in particolare l’ebreo…non fosse per il perseguitato ebreo , il palestinese ormai si sarebbe spalmato fuori da Gaza , ragion per cui lo si mantiene per trasmettersi di padre in figlio l’odio per Israele…ossia?? , una convenienza esistenziale che comunque senza un proclamato riconoscimento dello Stato di Israele e della sua Capitale Gerusalemme , trovera’ sempre una Israele in espansione .

  • montezuma

    1) La Palestina in mano ai Palestinesi è uno Stato del terzo/quarto mondo, senza alcuna prospettiva. Israele, senza palestinesi, è uno degli Stati più avanzati. Ma, Israele ha bisogno di manodopera, i Palestinesi hanno bisogno di lavorare per mangiare. In questo modo le due entità possono progredire. 2) La leadersip (sic) palestinese, in particolare di Hamas, sa di essere in un vicolo cieco, o viene sconfessata dal suo stesso popolo oppure, molto peggio, lascia mano libera con conseguenze catastrofiche come un conflitto con esodo di massa verso Egitto, Giordania e Libano. 3) Gli altri Arabi, soprattutto confinanti, non vedono di buon occhio i Palestinesi, hanno molto più interesse alla coesistenza con Israele che con uno Stato mafioso palestinese; 4) La comunità internazionale invia un messaggio chiaro a PLO e Hamas, sempre meno soldi e sempre meno comprensione a prescindere da quello che pensano i detrattori di Israele; 5) A differenza del recente passato, Putin e Trump hanno fatto capire che i Palestinesi DEVONO trovare una soluzione condivisa oppure ci penseranno le circostanze e il tempo.
    Per quanto sopra, l’esternazione di Sinwar potrebbe essere la conseguenza di una consapevolezza diversa se non nuova ovvero dell’esigenza di non trascinare oltre una situazione nociva a tutti gli attori del Medio Oriente.

    • Alessandro Bianchi

      Spesso non ho condiviso le tue idee nel passato, ma qui ti do ragione al 100%

  • Alessandro Bianchi

    Falso come pochi. Ha ragione che non vuole la guerra, è più semplice mandare donne e bambini come scudi umani. Il mondo si intenerisce se muoiono donne e bambini. Gli arabi palestinesi vincono sempre la guerra mediatica, per il resto son inutili. Lo sanno bene anche loro e i paesi che li finanziano.