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Ecco dove si vota nel 2018: tutte le elezioni

Il2018 potrebbe essere un anno cruciale per le sorti geopolitiche del mondo. L’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato certamente segnato dalla nascita del fenomeno di Emmanuel Macron, dalle quasi vittorie di Theresa May e Angela Merkel e dal trionfo di Sebastian Kurz in Austria. Fuori dall’Europa, invece, si è assistito alla vittoria di Hassan Rouhani in Iran e a quella di Shinzo Abe in Giappone. Il 2017, tuttavia, è stato anche l’anno dei referendum discussi e controversi: quello della Catalogna, quello non riconosciuto per l’indipendenza del Kurdistan iracheno e quello vinto da Erdogan in Turchia, tramite il quale il presidente turco ha rafforzato i suoi poteri. Un anno di transizione, in qualche modo, in cui sono stati discussi soprattutto gli effetti delle elezioni svoltesi nel 2016, quelle americane su tutte. E di Stati Uniti, ancora una volta, si tornerà a parlare nel 2018. Per novembre di quest’anno, infatti, sono previste le elezioni di medio termine. A metà del mandato presidenziale di Donald Trump, quindi, gli americani saranno chiamati a rinnovare tutti i seggi della Camera e un terzo di quelli del Senato. L’importanza di queste elezioni è evidente: perdere la maggioranza in uno dei due rami del Parlamento, del resto, significherebbe per i repubblicani perdere la possibilità di approvare le riforme promesse. Le previsioni dicono che i democratici potrebbero fare il colpo al Senato, dove dei 33 seggi in gioco, 25 sono attualmente già “nelle mani” di esponenti dem. Molto più favorevole a Trump, invece, sembra essere la situazione alla Camera. L’8 marzo del 2018, ancora, si voterà in Russia dove Vladimir Putin correrà da indipendente. Alexei Navalny, il principale oppositore politico dello “zar”, è stato recentemente escluso dalle liste dei candidati. Putin, insomma, dovrebbe vincere senza problemi. 

Ma il 2018 sarà anche l’anno delle elezioni parlamentari in Ungheria, dove Viktor Orban, tra l’aprile e il maggio prossimo, dovrebbe vincere a furor di popolo. Le elezioni ungheresi interesseranno anche il destino politico del gruppo di Visegrad. Non è un mistero, infatti, che i quattro paesi dell’Europa centrale che compongono l’alleanza (Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Slovacchia) puntino a fare quadrato in vista delle elezioni europee del 2019. E fondamentali, insomma, saranno a tal scopo i risultati conseguiti nelle singole nazioni. Sempre in Europa, poi, si voterà in Bosnia ed Erzegovina, dove i cittadini saranno chiamati a scegliere tre presidenti. Il sistema di governo in questa nazione, infatti, prevede una turnazione al potere ogni 8 mesi. L’anno che abbiamo davanti, però, potrebbe essere fondamentale anche per le sorti future del Sud America:si voterà in Venezuela, nazione dove l’opposizione pare abbia trovato il modo di compattarsi contro Maduro. Come ha riportato l’Agenzia Nova, infatti, “Il cartello venezuelano delle opposizioni della Mesa de la unidad democratica (Mud) ha annunciato ieri che eleggerà un candidato di consenso per cercare di sconfiggere il presidente, Nicolas Maduro, nelle elezioni che si terranno l’anno prossimo in Venezuela, nonostante le tensioni interne che hanno dominato la coalizione di opposizione negli ultimi mesi”. Un fronte unito contro l’attuale governo, dunque, in una competizione elettorale per la quale potrebbe contare anche la linea di papa Francesco, che si è recentemente espresso contro la Costituente di Maduro. Sempre in America meridionale, ancora, i cittadini saranno chiamati alle urne in Messico e in Brasile. Completano il quadro le “elezioni” a Cuba, dove Raùl Castro dovrebbe lasciare il potere entro l’aprile del 2018, le presidenziali egiziane e iraquene e le elezioni generali in Pakistan, Cambogia e Zimbabwe. 

E poi c’è il “pericolo” di nuove elezioni. Angela Merkel, in Germania, è ancora alla ricerca di una maggioranza stabile che le consenta di governare. Theresa May, invece, è ancorata ad una coalizione traballante che potrebbe essere rimessa in discussione anche in base alle trattative riguardanti la Brexit. Jeremy Corbyn e la sua “New Britain”, d’altro canto, si dichiarano da tempo pronti alle elezioni anticipate in Gran Bretagna. La maggioranza austriaca formata dai popolari di Kurz e dai populisti di Strache, ancora, deve dimostrare di poter reggere nonostante le differenze programmatiche. E a fare da sfondo a tutto ciò, ovviamente, ci saranno le elezioni in Italia. Il 2018 sarà soprattutto un anno all’insegna della scheda elettorale.