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Adesso Seehofer rischia grosso:
la Baviera alla prova del voto

Protagonista dell’estate politica europea nel corso della diatriba sui migranti, il Ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer sarà a breve atteso da una delle sfide più dure della sua lunga carriera istituzionale. Il 14 ottobre si terranno infatti le elezioni nello Stato Libero della Baviera, il Land roccaforte della sua Unione Cristiano Sociale (Csu), attesa in occasione del voto da una grande sfida a una leadership pluridecennale.

Già nel voto nazionale di settembre si erano colte le avvisaglie di sviluppi importanti: la Csu alle elezioni federali tedesche ha perso oltre il 10% dei suoi consensi in Baviera, precipitando al 39% nel voto locale, Seehofer ha deciso di dimettersi da governatore federale e passare il testimone al suo delfino Markus Söder per preparare il suo ritorno nell’esecutivo nazionale come Ministro  dell’Interno con delega alla Heimat (“patria”, “comunità”). 

In vista del 14 ottobre, le previsioni non sembrano delle migliori: reduce dal 47,7% conquistato nel 2013, la Csu è oggigiorno accreditata di consensi oscillanti attorno al 35%, un drenaggio potenzialmente devastante per una formazione che sul suo territorio di appartenenza non scende sotto il 40% dal 1954 e tra il 1970 e il 2003 ha conquistato nel voto per il Parlamento regionale (Landtag) bavarese risultati oscillanti tra il 52,8 e il 62,8%.

Seehofer e la Csu inseguono l’Afd sul suo terreno

Principale responsabile del declino elettorale dei conservatori bavaresi è, stando alle analisi, la destra di Alternative fur Deutschland (Afd), che grazie alla cassa di risonanza garantita dalla posizione di primo partito di opposizione a Berlino e dalle dure politiche anti-establishment e anti migranti ha drenato una fetta di consensi stimabile tra il 12 e il 15% al partito di Seehofer.

Non è un caso che proprio l’ascesa della destra anti-Merkel abbia spinto Seehofer e la Csu ad arroccarsi su posizione fortemente conservatrici, cercando di inseguire l’Afd sul suo terreno preferito. Seehofer ha alzato i toni nei vertici sull’immigrazione mettendo a repentaglio la tenuta dello stesso esecutivo nazionale, mentre a livello bavarese Soder ha cercato di giocare la carta dell’identità cristiana con il cosiddetto Kreuzpflicht, ordinanza obbligante all’esposizione del crocifisso in tutti gli uffici pubblici non in quanto simbolo cristiano ma come espressione dell’identità bavarese, che ha ricevuto reazioni contrastanti nello stesso episcopato locale.

L’elevato numero di elettori indecisi rende difficile l’espressione di opinioni definitive in base ai sondaggi. Markus Soder pensa ad un’inversione del trend nei favori degli elettori: “I sondaggi finora non sono stati positivi, ma ci offrono la possibilità di svegliarci. Siamo noi l’ultimo partito di popolo”. Il calo della Csu appare destinato ad essere corrisposto dal crollo dei socialdemocratici, che nel ricco (600 miliardi di euro di Pil) e popoloso (12 milioni di abitanti) Stato federale bavarese potrebbero conoscere una nuova disfatta, scendendo sotto il 10% e lasciando lo scettro di leader dell’opposizione all’Afd e ai redivivi Verdi. Per la prima volta dopo decenni, tuttavia, non è certo se sarà la Csu a guidare l’esecutivo di Monaco di Baviera.

Verso un terremoto politico?

“Qualcuno, facendo due conti, ipotizza persino un governo bavarese senza la Csu, che equivarrebbe ad un vero e proprio terremoto politico”, scrive l’Agi. “Non a caso sia Seehofer che gli altri big della Csu in questi giorni hanno intensificato i toni nei confronti dell’Afd, principale indiziato nell’emorragia di voti: “Hanno fatto cadere la maschera: si sono messi contro lo Stato”.

L’indebolimento di Seehofer nelle sue roccaforti potrebbe creare un vero e proprio caos politico a Berlino: “il Ministro è sotto attacco per la sua difesa a oltranza del capo degli 007 tedeschi Hans-Georg Maassen, accusato di eccessiva morbidezza verso l’estrema destra”, e la leader della Spd Andrea Nahles ha ” ribadito che Maassen deve essere licenziato, le sue parole che erano parse “minimizzare” gli atti di violenza di estrema destra a Chemnitz e le sue presunte “consulenze politiche” per i vertici dell’Afd non sono compatibili, a suo dire, con il ruolo che ricopre”.

Le delicate dinamiche politiche della “Grande Coalizione” tedesca potrebbero essere spezzate se a cedere sarebbe, paradossalmente, il consenso per quello che appare l’uomo forte del momento, il coriaceo Ministro dell’Interno che è riuscito a imporre la linea alla Merkel per le Elezioni europee ma potrebbe trovarsi a dover camminare su un suolo scivoloso. Monaco chiama Berlino: il 14 ottobre, in un certo senso, la Baviera vota anche per indirizzare i destini della Germania.