Libyan gunman celebrate on the early morning of the second anniversary of the revolution that ousted Moammar Gadhafi, in Benghazi, Libya, Sunday, Feb. 17, 2013.  (AP Photo/Mohammad Hannon)

Scontri nella città libica di Sebha:
ora in Libia comandano i clan

Da quando è caduto il lungo regno di Gheddafi, Sebha ha subito la stessa sorte di molte città libiche: scontri tra le varie tribù e fazioni, guerre intestine tra la popolazione, oltre che violenze ed instabilità di ogni tipo. Pur tuttavia, forse anche per la posizione in cui si trova Sebha, questo territorio più di altri è soggetto a frequenti battaglie tra i vari gruppi locali che si contendono il potere. La città è capoluogo del Fezzan, la regione desertica della Libia, da qui passa ogni genere di commercio e gli interessi economici sono molto forti: dalle carovane “legali” a quelle del contrabbando di tutti i tipi, dalle armi alla droga, passando per la tratta degli esseri umani. Ecco perché i gruppi qui presenti provano più volte a prendere il controllo del territorio.

 Nel novembre 2016, è bastato che accidentalmente una scimmia di proprietà di un cittadino della tribù dei Qadhadhfa (la stessa a cui appartiene la famiglia del rais) aggredisse una ragazza della tribù degli Awlad Suleiman, per scatenare una battaglia che ha lasciato più di cento morti sul campo. La storia sembra ripetersi: da febbraio sono in corso aspri scontri ancora tra gli Awlad Suleiman e, questa volta, i Tebu. Le violenze sono tali che, secondo fonti locali, solo a maggio si contano già 31 morti.

La guerra tra gli Awlad Suleiman ed i Tebu

I due clan contendenti sono divisi, oltre che dai legami di sangue, anche dall’appartenenza etnica: gli Awlad Suleiman sono arabi e tra i loro capostipiti vi sono soggetti legati alla Senussia, i Tebu al contrario sono di origine etiope e sub sahariana. Entrambi vogliono il controllo di Sebha e del territorio circostante per provare ad avere, se non il monopolio, quanto meno la più grande influenza possibile sui commerci che passano dalle dune di questa porzione di deserto libico. Tutto è partito da scontri minori che hanno coinvolto la periferia di Sebha a febbraio, poi la situazione è drasticamente degenerata. Per tutto il mese di marzo la battaglia è andata avanti facendo diverse vittime su entrambi i fronti, la tregua faticosamente raggiunta ad aprile è durata invece pochi giorni: la guerra tra le due tribù dunque continua.

Secondo TheLybiaObserver, i Tebu sabato avrebbero conquistato la cittadella storica ed il castello allontanando dal centro gli Awlad Suleiman. Questa situazione ha ovviamente ripercussioni negli equilibri interni all’intera Libia: i Tebu, per bocca di uno dei portavoce Hassan Shacki, hanno chiesto aiuto al consiglio presidenziale guidato da Al Serraj, gli avversari invece chiedono rinforzi dall’esercito di Haftar. Per quest’ultimo, impegnato al momento sul fronte di Derna, prendere Sebha rappresenterebbe di fatto l’occasione di espandere il suo controllo anche nel Fezzan, dopo aver preso gran parte della Cirenaica. La situazione resta tesa, a nulla per adesso sono valsi gli appelli dell’Onu e degli inviati in Libia delle Nazioni Unite.

La posizione dell’Italia

Nelle scorse ore, è arrivata anche una nota dell’ambasciata italiana a Tripoli in cui si chiede l’immediato ripristino della tregua e la fine delle ostilità tra le parti. L’interesse italiano per quanto sta accadendo a Sebha non è casuale: al di là del ruolo che riveste il governo di Roma nello scenario libico, Tebu ed Awlad Suleiman sono tra le tribù che hanno sottoscritto nel marzo 2017, proprio nella nostra capitale, un accordo per la stabilità del sud della Libia nell’ottica del contrasto all’immigrazione clandestina. Nel Fezzan infatti, tra le altre cose, scorrono i confini tra l’ex colonia italiana ed il Niger, è da qui che transita più del 90% dei migranti che poi provano la traversata del Mediterraneo. Dell’accordo dello scorso anno si è fatta garante l’Italia: l’obiettivo era quello di mettere assieme le varie tribù del Fezzan e ridare a questa regione una certa stabilità.

La battaglia in corso a Sebha impongono dunque all’Italia di far sentire la propria voce e questo per due motivi ben precisi: sia per il ruolo di garante che Roma ha assunto tra gli attori del Fezzan e sia, dall’altro lato, per lo spauracchio che un’ulteriore destabilizzazione del sud della Libia si rifletta ben presto sulle coste del Mediterraneo.