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Schröder a capo di Rosneft: l’asso di Putin nella guerra del gas

La politica estera degli Stati è spesso legata a doppio filo a quella delle risorse energetiche. Le grandi compagnie energetiche – in particolare del gas e del petrolio – sono da considerare dei veri e propri attori geopolitici collegati agli Stati di cui fanno parte. E molto spesso esse diventano parti integranti dei meccanismi della politica estera di un Paese riguardo i Paesi esportatori o importatori di idrocarburi, a seconda della necessità dello Stato. Del resto, è facile comprenderne il motivo. Nella nostra società, avere a disposizione gas e petrolio al minor prezzo possibile e venderli al miglior al prezzo più basso rappresentano due linee guida imprescindibili per la vita di un Paese. Russia e Stati Uniti sono certamente fra le potenze mondiali più interessate a questo mercato. E non è un caso se il cosiddetto “oro nero” sia stato per decenni un fattore indiscutibilmente fondamentale delle operazioni belliche e, in generale, di tutte le dinamiche geopolitiche sia di Washington che in parte di Mosca.

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Oggi il gas rappresenta uno dei settori-chiave del confronto fra Russia e Stati Uniti. Il mercato mondiale, infatti, è in netta crescita, soprattutto grazie all’aumento dei consumi di molta parte della popolazione del pianeta. E i due Paesi si trovano in competizione continua per accaparrarsi sempre più fette di Paesi consumatori del prezioso “oro blu”. Per comprendere questa dinamica, basta dare un’occhiata, anche rapida, ai dati forniti dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) per il 2015. Sul podio dei primi tre produttori di gas naturale al mondo figurano, in ordine, Stati Uniti, Russia e Iran. Qatar e Canada seguono di poco l’Iran nella produzione annuale. Se si vede invece non il dato della produzione, ma quello dell’esportazione, la Russia è saldamente al primo posto, seguita da Qatar e Norvegia. La Russia, in sostanza, era, almeno fino al 2015, il secondo produttore di gas naturale al mondo e il primo esportatore netto. Una posizione che, all’interno del mercato mondiale, rende Mosca un attore ineguagliabile.

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In tutto questo, l’Europa, che produce pochissimo gas, soprattutto all’interno dell’Unione europea. La Norvegia non fa parte dell’Ue, il Regno Unito ne uscirà a breve e i pochi giacimenti olandesi sono sempre più poveri. Resta però un continente dove aumenta il consumo, con Germania e Italia che ne importano a iosa. Ed è per questo che la sfida per il mercato europeo risulta fondamentale nella guerra fra Mosca e Washington. Tanto è importante la corsa al mercato del gas, che negli ultimi mesi si è creato un curioso e interessantissimo triangolo politico fra Mosca, Berlino e Washington in cui il gas fa da trait d’union. Due persone, in particolare, rappresentano l’importanza di questo mercato nella geopolitica: Rex Tillerson e Gerard Schröder. Sul primo, tutti sanno che è il Segretario di Stato Usa. E tutti sanno che prima di questo ruolo pubblico, ne aveva un altro, molto importante, alle ExxonMobil, gigante del petrolio e del gas americano che ebbe fra l’altro problemi proprio con il Venezuela di Chávez (e che oggi con Maduro è obiettivo della presidenza Trump di cui fa parte Tillerson). Il secondo uomo, Gerard Schröder, ha invece compiuto il passaggio opposto: dalla politica è passato all’energia. L’uomo che ha guidato la Germania dal 1998 al 2005 è, infatti, da pochi giorni presidente di Rosneft, il colosso russo dell’estrazione e produzione di petrolio e gas.

La designazione di Schröder è un esempio di come i due mondi siano ormai legati indissolubilmente. Ma è anche un segno evidente di come la Russia di Putin abbia necessità di legare la Germania al proprio gas. Il progetto North Stream 2, minato dalle sanzioni del Senato americano, ha come scopo quello di trasformare la Germania nell’hub del gas russo in Europa. E questa scelta del cda di Rosneft di eleggere l’ex cancelliere tedesco alla presidenza non può essere una pura causalità, soprattutto perché dall’anno scorso, Schröder è anche presidente del consorzio Nord Stream 2, guidato da Gazprom. La cosiddetta Ostpolitik di Berlino verso la Russia, e cioè l’apertura verso la Russia da parte della Germania, è stata un punto fermo della politica del cancelliere tedesco, e la conferma di questo arriva dalle parole della moglie, che a Sputnik ha ricordato come “l’amicizia indissolubile tra la Russia e la Germania gli sta molto a cuore”. Il Cremlino sa perfettamente che se vuole vincere la sfida del gas russo in Europa, deve consolidare l’asse con la Germania. Quest’asse è l’obiettivo degli Stati Uniti, che adesso, come segretario di Stato, hanno Tillerson. Un duello a distanza che porta a uno scenario senza precedenti nella storia dei rapporti triangolari Usa-Europa-Russia: da una parte un cancelliere tedesco che controllerà il gas russo; dall’altra parte un dirigente del gas americano che è nella stanza dei bottoni degli Stati Uniti.