Foto Roberto Monaldo / LaPresse
26-04-2011 Roma
Politica
Villa Madama, vertice governativo Italia - Francia, conferenza stampa
Nella foto Nicolas Sarkozy, Silvio Berlusconi

Photo Roberto Monaldo / LaPresse
26-04-2011 Rome
Italy - France government summit, press conference
In the photo The France's President Nicolas Sarkozy and the italian Prime Minister Silvio Berlusconi

Il triplice fuoco contro l’Italia:
così fu fatto cadere Berlusconi

Nelle ultime giornate, un Emmanuel Macron sempre più in crisi, schiacciato tra la vertiginosa caduta di consensi in Francia, l’appannamento della sua stella nel proscenio internazionale e le rivendicazioni dei gilet gialli, ha avviato uno stretto giro di consultazioni con gli esponenti del tradizionale establishment politico nazionale. Con quelli che Lucio Caracciolo ha definito “ottimati”, i rappresentanti di un’élite politico-economica che ha puntato su Macron come suo campione ma, al tempo stesso, come sua ultima risorsa. Se l’incontro con il Commissario europeo Pierre Moscovici ha fatto discutere, ancora più chiacchierato sarà il vertice con l’ex presidente Nicolas Sarkozy.

Ricevendo all’Eliseo il suo predecessore di centrodestra, Macron non punta solo a risultati politici immediati o a una legittimazione nell’elettorato dei Republicains. Certifica anche l’esistenza di un’identità trasversale all’establishment francese, uno spirito di corpo che la crisi apparentemente irrisolvibile di Macron appare destinato a fomentare. C’è aria da ultima ridotta, in Francia. E pensando a Sarkozy la mente non può non tornare a sette anni fa, ai tempi della tempesta finanziaria che sconvolse l’Eurozona nel 2011, portando al crollo del governo di Silvio Berlusconi in Italia sotto i colpi dello spread.

Tra i protagonisti del dramma dell’estate e dell’autunno 2011 Nicolas Sarkozy spicca assieme a pochi altri protagonisti. Tre per la precisione. Assieme alla Cancelliera Angela Merkel, due francesi: l’allora governatore della Bce Jean-Claude Trichet e la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde. Lo spirito di corpo degli “ottimati” allora unì fortemente Lagarde, Sarkozy e Trichet. Che a una lettura chiara dei fatti appaiono come i principali responsabili delle dinamiche politiche ed economiche che sprofondarono nella crisi più nera l’Italia, portando alla caduta del governo.

La Francia protagonista dell’offensiva contro Berlusconi

Nella memoria collettiva riguardante quei mesi di acutissima tensione, il profilo del responsabile principale per l’offensiva finanziaria che mise in ginocchio l’Italia sembra coincidere con quello della Germania di Angela Merkel, i cui istituti giocarono invero un ruolo notevole: basti pensare alla vendita allo scoperto di 7 miliardi di titoli pubblici italiani da parte di Deutsche Bank, attuale mina vagante dell’economia europea, tra la fine del 2010 e il luglio 2011 che contribuì a portare i rendimenti dei Btp alle stelle.

Tuttavia, una lettura incrociata delle principali fonti sui fatti del 2011 rafforza i sospetti su Parigi e sui suoi uomini nelle istituzioni finanziarie internazionali. Mano a mano che si costituiva l’asse franco-tedesco in seno all’Eurozona, Nicolas Sarkozy si andava convincendo che solo attraendo l’Italia come satellite la Francia avrebbe potuto riequilibrare l’egemonia di Berlino. Da qui l’azione su due fronti. Sul versante mediterraneo, l’azione contro la Libia di Gheddafi, aperta sfida geopolitica a Roma a cui il governo Berlusconi fu costretto a partecipare dietro le pressioni del Quirinale. Sul fronte finanziario, la manovra accerchiante per costringere l’Italia ad accettare una manovra di “lacrime e sangue” e, in prospettiva, l’intervento della Troika. Premessa necessaria per una svendita massiccia di asset e un ridimensionamento economico del Paese di cui gli attori francesi avrebbero inevitabilmente tratto giovamento.

La pista francese della crisi del 2011

Quattro libri aiutano, incrociati l’uno con l’altro, a ricostruire lo scenario in maniera precisa. Lo ha fatto per primo Luca Ricolfi su Panoramain un’eccellente analisi a cui ora si vogliono integrare importanti prescrizioni per il presente. Si tratta delle autobiografie dell’ex premier spagnolo Zapatero (El dilema) e dell’ex Segretario al Tesoro statunitense Timothy Geithner (Stress Test) a cui bisogna aggiungere My Way, la biografia dello stesso Berlusconi curata da Alan Friedman e il recente saggio dell’ex direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano, Il Cigno nero e il Cavaliere bianco.

La speculazione di Deutsche Bank, in questo contesto, resta sullo sfondo. Come ricorda Ricolfi, “fino al 5 agosto 2011, data di invio della famosa lettera Trichet-Draghi che intimava all’Italia di fare una decina di riforme e anticipare di un anno (al 2013) il pareggio di bilancio, l’azione del governo Berlusconi e del suo ministro dell’Economia (all’epoca Giulio Tremonti) aveva ricevuto solo lodi per la gestione dell’economia del Paese”, l’ultima delle quali espressa direttamente dal Consiglio europeo il 21 luglio precedente.

L’offensiva a tutto campo contro l’Italia e Berlusconi

A colpire al cuore le prospettive di ripresa dell’Italia non fu infatti la speculazione del colosso tedesco, quanto il combinato disposto tra la famosa lettera e la decisione della Banca centrale europea di Trichet di procedere a due incauti rialzi del tasso di sconto, che crebbe dall’1% all’1,50%, una manovra insensata nel pieno di una crisi economica che aveva portato a una carenza di liquidità nell’Eurozona e che tuttora rappresenta l’unico caso di innalzamento dello stesso dal 2008 in avanti.

“E un’analisi statistica dimostrerà, qualche anno dopo, che il livello del tasso di riferimento della Bce è fra i fattori cruciali che influenzano la dispersione dei rendimenti: alzarlo significa far esplodere gli spread fra Paesi periferici e Paesi forti”, sottolinea giustamente Ricolfi. Ma questo era solo l’inizio. Sul finire dell’estate quella che Zapatero ha definito “un’offensiva per terra, mare, aria” contro l’Italia e il governo Berlusconi sarebbe stata portata avanti con baldanza. E avrebbe avuto, guarda caso, dei protagonisti francesi.

Sarkozy e Lagarde attaccano Berlusconi al G20

Mentre, come già denunciato da IlGiornale, le divisioni nel governo italiano tra i fautori di una manovra d’emergenza (Romani, Brunetta, Mattioli, Calderoli) e i ministri chiave del governo (Tremonti, ministro dell’Economia e Frattini, Ministro degli Esteri) esacerbavano ulteriormente gli animi, il presidente della Repubblica, negando l’uso del decreto per l’approvazione della manovra economica che doveva tranquillizzare la Ue, mandò Berlusconi disarmato al G20 di Cannes del 3 novembre, ledendo l’autorevolezza del governo.

A Cannes, sotto l’egida di Sarkozy, presidente del summit, Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario ed ex ministro nei suoi esecutivi, avanzò una serie di proposte draconiane per la risoluzione del “problema Italia”, culminanti nell’offerta di un prestito da 80 miliardi di euro che avrebbe messo, di fatto, il Paese sotto il controllo della Troika. Supportati dalla Merkel e dal superfalco del rigore Schauble, Sarkozy e Lagarde esercitarono indebite pressioni sul premier affinché accettasse le misure che, di fatto, il Quirinale aveva già avallato dopo i colloqui irrituali di Napolitano con i leader di Francia e Germania.

Lo spread travolge il premier italiano

Geithner ha scritto nel suo libro che al G20 di Cannes “alcuni funzionari europei con i quali interagivamo in quei meeting si avvicinarono con un piano per far cadere il primo ministro italiano Berlusconi. Volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti del Fmi fin quando se ne fosse andato”. Tuttavia, Obama e la sua amministrazione ebbero un comportamento molto più lineare e comprensivo delle richieste del governo italiano.

Nel comunicato finale del G20, in ogni caso, sparì l’accenno del prestito all’Italia e, di converso, l’ipotesi di uno scenario “greco” per il nostro Paese. Ma era troppo poco, evidentemente, per frenare il circolo vizioso di speculazione finanziaria abbattutosi sull’Italia. Appena una settimana dopo la fine del G20, infatti, Berlusconi si sarebbe dimesso sotto la marea montante di uno spread salito oltre quota 570. Nasceva in Italia il governo Monti: le pressioni del trio francese avevano contribuito a togliere il terreno sotto i piedi di Palazzo Chigi, ma non avevano portato al commissariamento dell’Italia e all’apertura di opportunità strategiche per la Francia nel Paese. Si confermava, come ha scritto Carlo Pelanda su Limes, “l’inutilità degli sforzi francesi per dominare l’Italia”.

Lezioni per il presente

Ciò che è accaduto nel 2011 può fornire istruttive lezioni per l’odierna situazione dell’Eurozona, in una fase che vede addensarsi all’orizzonte le nubi di una nuova crisi finanziaria. E il compattamento attorno a Macron di Sarkozy e alcuni dei suoi storici compagni di partito aiuta a capire la continuità nella linea di pensiero dei leader francesi.

Continuità che passa, tra le altre cose, per la ricerca di una vera e propria supremazia sull’Italia. Emmanuel Macron, con notevole miopia e un forte velleitarismo, ha più volte tentato di fare la voce grossa con Roma in diversi scenari. Dall’Eurozona alla Libia, passando per le dinamiche dei più importanti attori economici dei due Paesi e la crisi migratoria, la Francia ha messo particolarmente nel mirino l’Italia nell’ultimo anno.

Si ripropongono gli scenari tradizionali: junior partner in quello che ai media è presentato come “asse franco-tedesco” in seno all’Unione europea, ma che di fatto è arena di quasi esclusiva pertinenza di Berlino, Parigi non punta a riequilibrare i rapporti di forza con la Germania facendo leva sull’Italia come alleato in diversi campi, tra cui la fondamentale riforma dei trattati, ma esercita su Roma pressioni indebite per convincerla a entrare nella sua orbita.

Nel 2011 Sarkozy, Trichet e Lagarde scaricarono sull’Italia una potenza di fuoco devastante. Non ottennero il commissariamento di Roma da parte del Fmi, ma contribuirono al crollo dell’ultimo governo Berlusconi accelerando la spirale dello spread. Oggi, Macron considera la Francia come un Paese potenzialmente in grado di condizionare sul lungo periodo il posizionamento dell’Italia. E in assenza di una vera capacità di posizionarci adeguatamente negli scenari politici europei, resteremo sempre a rischio di nuovi tentativi di condizionamento. La lezione del 2011 è un utile ammonimento per il futuro.