(160425) -- CAIRO, April 25, 2016 (Xinhua) -- Supporters of Egypt's army and Egyptian President Abdel Fattah al-Sisi gather near the Tahrir Square as a way to celebrate the 34th Sinai Liberation Day in Cairo, Egypt on April 25, 2016. (Xinhua/Zhao Dingzhe)

Egitto, i salafiti penetrano nella politica: e ora il Cairo trema

(Il Cairo) Un tribunale amministrativo si pronuncerà il 27 aprile su una causa che mira a determinare se ai salafiti, gruppo di musulmani ultraortodossi, dovrebbe essere permesso predicare nelle moschee. La causa è stata istruita dal noto avvocato Samir Sabri, che si dice preoccupato per la presenza crescente dei salafiti nelle moschee.

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“[I salafiti] sfruttano le case di preghiera islamiche per estendere il loro raggio d’azione politica, specialmente nelle campagne egiziane”, ha affermato Sabi. “Usano le moschee anche per raccogliere denaro così da finanziare le loro attività”.
Mentre si attende la sentenza, i salafiti guadagnano terreno giorno dopo giorno approfittando del vuoto lasciato sulla scena politica e religiosa dalla Fratellanza Musulmana, il movimento che destituì il presidente islamico Mohamed Morsi.

Il periodo di splendore della Fratellanza Musulmana fu a metà del 2012, anno dell’elezione alla presidenza di Morsi, allora membro decano del suo ufficio di comando. Questo avvenimento significò la realizzazione di un sogno vecchio di decenni per il movimento, fondato nel 1928.

Tuttavia, in seguito alla rivolta del popolo contro il suo governo ad appena un anno dall’insediamento, motivata dalla sua incapacità nel far fronte ai problemi economici e politici dell’Egitto, i seguaci di Mohamed Morsi divennero violenti.
Le milizie della Fratellanza si scagliarono contro le istituzioni statali, incendiarono decine di chiese e assassinarono numerosi poliziotti, facendo così inasprire la pesante repressione statale. Il giro di vite ha fatto quasi interamente svanire dalle strade la presenza politica della Fratellanza, ha gettato dietro le sbarre numerosissimi suoi leader e costretto tanti altri ad abbandonare il Paese.

I salafiti, nel frattempo, hanno sfruttato la disfatta politica della Fratellanza per accrescere la loro presenza sulla scena politica. Controllano un elevato numero di moschee, specialmente nelle zone rurali dell’Egitto, e consolidano la loro presa politica sulle fasce più povere della popolazione egiziana distribuendo gratuitamente farmaci ed alimenti.

I salafiti si preparano anche ad inaugurare la propria emittente televisiva, al fine di estendere il loro raggio d’azione. Il nuovo canale servirà per diffondere le idee del salafismo e fare luce sull’ideologia politica salafita, secondo Mahmud Abbas, anziano leader della cosiddetta Chiamata salafita, l’organizzazione madre d’Egitto.

Politicamente sconosciuti prima della rivoluzione che nel 2011 pose fine al governo autocratico di Hosni Mubarak, i salafiti fondarono i loro primi partiti politici proprio dopo la rivoluzione.  Il loro partito principale, al-Nour (Luce, in italiano) si assicurò un elevato numero di seggi in parlamento nelle prime elezioni post-rivoluzione del 2012. Lo stesso partito, oggi, occupa 12 seggi sui 596 dell’attuale Parlamento.

I salafiti facevano parte della coalizione della Fratellanza durante il governo di quest’ultima. Tuttavia, quando la destituzione di Morsi a metà del 2013 portò a un giro di vite sulla Fratellanza, i salafiti furono relegati in secondo piano e iniziarono a temere per le conquiste politiche che avevano via via ottenuto a partire dalle rivolte del 2011. Dopotutto, le libertà di cui si iniziò a godere in seguito ai tumulti diedero ai salafiti l’opportunità di uscire dall’ombra e fondare i loro partiti politici per la prima volta nella loro storia.

La repressione contro la Fratellanza fu interpretata anche come una repressione contro l’islam politico in tutto l’Egitto, sebbene furono esonerati i salafiti e i sufi, musulmani mistici. A questi due gruppi islamici fu permesso di conservare la propria presenza sulla scena politica, religiosa e sociale dell’Egitto. Gli osservatori politici affermano che ciò si deve al fatto che le autorità, in seguito alle destituzione di Morsi, temevano che sarebbero stati accusati di ostilità nei confronti della religione islamica nel suo insieme se avessero scatenato una feroce repressione contro tutti i movimenti islamici. Tuttavia, ignorando la crescente presenza dei salafiti, le autorità egiziane commettono un errore che potrebbero pagare caro negli anni venturi, hanno aggiunto gli stessi osservatori.

I salafiti asseriscono di seguire la versione più pura della religione islamica e promuovo precetti molto rigidi: invitano i propri seguaci a non augurare “Buon Natale” ai cristiani; promuovo la poligamia; sanzionano il matrimonio delle ragazze minorenni; e costringono le donne a coprirsi dalla testa ai piedi.

“Rappresentano una minaccia reale per l’Egitto a tutti i livelli”, ha affermato Ahmed Kerima, professore di religioni comparate presso la al-Azhar University, il braccio accademico della moschea al-Azhar. “Le idee salafite sono le fondamenta ideologiche di tutti i gruppi terroristici, anche i più letali che occupano attualmente la scena internazionale”.