1424431903-libia-combattenti

Dalla Libia l’avvertimento all’Italia:
“State sostenendo milizie islamiste”

È stata fragile fin dal giorno della caduta di Muhammar Gheddafi la strategia dell’Italia in Libia, pronta ad appoggiare appieno il governo di Tripoli – sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea – nonostante questo sia confinato nella città stessa e fatichi a controllare il Paese. Ora la musica potrebbe cambiare, ma a un solo mese dalla formazione dell’esecutivo è ancora troppo presto per valutare la strada che il “governo del cambiamento” giallo-verde intende percorrere.

A oggi il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha continuato sulla strada tracciata, scegliendo come interlocutore soltanto Tripoli, mentre il rivale Khalifa Haftar ribadisce la sua ostilità verso l’Italia. La settimana prossima il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, si recherà in Libia per incontrare il generale, ma è presto per dire che cosa uscirà dal faccia a faccia. Non disposto a compromessi, Haftar da tempo ribadisce di voler riprendere il controllo di tutto il Paese. Ha in mano la maggior parte del territorio libico, e per questo non si può ignorare.

LEGGI ANCHE
Perché la Clinton odia Putin

Sembra che negli ultimi giorni l’Italia sia riuscita nell’intento di stringere con Tripoli un accordo simile a quello siglato ai tempi tra Gheddafi e Berlusconi per fermare l’immigrazione massiva. Ma il governo di Tripoli non è quello di Gheddafi. E a dircelo sono gli stessi libici.

“La maggior parte delle forze nel governo di Tripoli sono milizie, ben poche sono forze dell’ordine, di qualsiasi tipo. E queste milizie spesso sono le stesse che guadagnano dal traffico di persone”, ci dice l’organizzazione di Fezzan, che sta nella città meridionale di Sebha e che monitora la crisi migratoria.

Il ruolo italiano in Libia non ha portato particolari benefici al Paese, ormai nel suo settimo anno di guerra civile, devastato dai conflitti tribali e territoriali che hanno fatto seguito alla caduta del regime di Gheddafi. L’Italia è stata la prima a soffrirne le conseguenze, con una crisi migratoria fuori controllo, e costretta a fare i conti e con attori e interessi sempre più complessi, senza un nuovo governo legittimo con il quale trovare una soluzione. In questa situazione il governo italiano ha sostenuto, consapevolmente o meno, le forze di matrice islamista.

“Come libico, appoggio il diritto che ha l’Italia di gestire la crisi migratoria nel modo che ritiene giusto, e l’Italia sarà sempre un partner importante per la Libia, vista la storia che abbiamo in comune, ma fino a ora ha dato supporto al Qatar e ai Fratelli musulmani in Libia, gli stessi che l’hanno distrutta”, ci dice un ragazzo che chiede l’anonimato per ragioni di sicurezza, aggiungendo che altrimenti “rischierebbe la vita”. Ci dice che ha visto spesso il ministro dell’Interno Matteo Salvini opporsi ai finanziamenti del Qatar in Italia, specialmente in campagna elettorale, ma in Libia fino ad oggi è stata proprio questa forza politica a ottenere l’appoggio italiano. Dopo la caduta di Gheddafi, Roma ha sostenuto il governo di Tripoli e appoggiato le forze a Misurata, dove sono di stanza le milizie islamiste della Fratellanza.

E tuttavia il conflitto libico non può essere ridotto semplicemente a uno scontro tra islamisti e laici, come viene inteso in Occidente. Tra le forze di Khalifa Haftar, che si dichiara “anti-islamista”, trova spazio l’estremismo wahabita appoggiato e promosso dall’Arabia Saudita. La Libia è il terreno di scontri tra i Saud e il Qatar, in una guerra tra proxy. “L’Italia deve cercare di avere un ruolo nuovo in Libia per contrastare entrambe queste forze oppressive nel Paese”, ci dice ancora la stessa fonte. “Dovrebbe riunificare il Paese, contrastando l’influenza estremista islamica da entrambe le parti – sia quella del Qatar che quella dell’Arabia Saudita”, sostiene anche Hamam Elfassi, analista che ha vissuto per un decennio nel Paese nordafricano e ora lavora in Gran Bretagna per il fondo di sviluppo per la Libia, il National Economic Development Board.

Il precedente governo italiano ha cercato di fare i propri interessi, senza pensare alle conseguenze. Un esempio è l’accordo dell’estate 2017 per fermare gli sbarchi e che pare avere moltiplicato i problemi. “Ha dato più potere alle stesse milizie responsabili per il traffico di persone, pagandole per avere la loro fiducia”, ci dice Elfassi. Pagare le milizie per avere la loro lealtà non può essere che una soluzione temporanea. Appena i fondi scarseggiano, i trafficanti tornano a fare i loro affari come prima, o non smettono nemmeno, per raddoppiare i ricavi. “L’Italia in questo momento ha troppa fretta nel volere risolvere la crisi migratoria senza sapere quello che sta facendo. Appoggiando il governo di Tripoli, aiuterà le persone sbagliate” ci dice anche l’organizzazione di Fezzan. “Anche nel Sud, l’Italia ha lavorato fino ad ora con le stesse persone che sono coinvolte con il traffico di persone”.

Elfassi ci spiega che le milizie nell’Ovest della Libia hanno perso legittimità e potere anche nelle loro comunità, nonostante i grossi finanziamenti. I libici sono stufi e vogliono sicurezza. Il governo di Tripoli, con il quale l’Italia lavora da anni, non è una forza credibile per controllare il Paese, e non lo sono nemmeno le forze di matrice islamista appoggiate dall’Italia a Misurata. Haftar rappresenta una soluzione, ma solo se si libera dell’influenza saudita e scende a compromessi con i suoi rivali.

“L’Italia ha sempre avuto una grande influenza politica, sociale ed economica nel nostro Paese, ma ultimamente ha perso la sua credibilità, specialmente a Tripoli”. Gli accordi presi dal precedente governo non sono andati a buon fine: non hanno aiutato ad ottenere la stabilità. Nel frattempo, la Francia ha iniziato ad essere un attore europeo molto più importante. Sostiene il governo dell’Est di Haftar, e allo stesso tempo lascia passare i migranti liberamente nella parte sud-ovest del paese – migranti che poi si deve prendere l’Italia. Il rischio per il nuovo governo italiano, sostengono le fonti libiche a Gli occhi della guerra, è che Roma finisca in secondo piano rispetto alla Francia.

“Il vostro Paese potrebbe avere un ruolo molto più positivo se non si concentrasse solo sulla crisi migratoria ma sul risolvere il problema di sicurezza di fondo in Libia,” aggiunge Badi. Riportare i migranti in Libia non è una soluzione: i libici i migranti non li vogliono. Vogliono stabilità. E controllare i confini del proprio Paese.

  • dottor Strange

    il “governo” di Tripoli non controlla gran che e pensare di rimettere in piedi un’autorità centrale effettiva senza l’appoggio dell’Egitto è privo di senso. perciò bisogna mettersi d’accordo con Haftar per riparare ai danni creati dalla ditta “Obama-Clinton-Cameron-Sarkozy” a cui Berlusconi non ebbe gli attributi per opporsi (e fu la sua fine politica)

  • Vlado Cremisi

    Questo giochetto è vecchio, ci accusano di sostenere quello che loro hanno creato ma davanti a casa nostra le regole del caos oramai diventano più sporche del mazzo di carte sul tavolo e occhio alle sedie vuote

  • luigirossi

    La crisi libica si risolve in Italia:consegnare all’ambasciatore francese l’elenco delle societa’ che verranno confiscate in caso di rapina come quella che stanno tentando.Iniziare dalle banche(PARIBAS,CREDIT AGRICOLE,MEDIOBANCA) e poi continuare.

  • http://themilitantphilosopher.blogspot.com/ Konos

    questi arabi sono persone veramente inutili, dobbiamo risolvere tutti i loro problemi. Mandate tutti questi musulmani in Francia, un paese che non ha anima o desiderio di difendere la propria gente. Ricorda che questi paesi arabi sono incredibilmente disfunzionali e corrotti, quindi non importa se abbiamo ucciso Ghaddafi o non ci sarebbe ancora il caos.

  • Giovanni Attinà

    Il governo italiano deve cambiare strategia con il governo libico, tenendo conto anche del generale Haftar. Poi non lamentiamoci se la Francia arriva prima di noi. L’Eni non risolve questioni di politica estera: bada agli affari, anche se poi noi italiani non è che usufruiamo delle strategie Eni.

  • Emanuele TRINCHERO

    Interessante, peccato però che il Qatar sia un interlocutore molto privilegiato dell’Italia e che,per inciso, gli stiamo costruendo tramite Fincantieri e Leonardo , un intera squadra navale per un importo di circa 5 miliardi, ripeto 5 miliardi di €uro…
    la cosa in sè è altamente condivisibile e certamente se non la avessimo costruita noi gliela avrebbe costruita qualcun’altro, per esempio…la Francia!! …; il problema è vedere se riusciamo-oltre che a fare affari con risvolti di partnership strategica visto che come è comprensibile vendere navi da guerra con tanto di supporto addestrativo della nostra Marina non è propriamente come vendere cessi in porcellana o passata di pomodoro…- a farci rispettare anche su altri dossier . Insomma in Libia bisognerebbe mettersi d’accordo con Egitto e Qatar e Turchia cercando di lasciar fuori la Francia e non perdendo la nostra piena influenza almeno sulla Tripolitania ed il Fezzan. Non facile.

    • Solitary

      L’Italia gioca pulito sin dai tempi di Enrico Mattei, il che forse è uno dei tanti motivi per cui tutta questa brama di sangue italiano nel medioriente non c’è. I francesi si comportano secondo la propria natura, e cioè in modo meschino, ipocrita e spudorato. Basta denunciare pubblicamente i veri interessi dietro le loro iniziative militari (che sono noti a tutte le altre nazioni) per costringerle a smetterla di far finta di nulla, e a prendere posizione

  • Lady_Cassandra

    A me sembra che l’Italia sita andando piuttosto bene in Libia
    https://uploads.disquscdn.com/images/9f10062a2d54f01a82c5a37a9154db6ff48ed1982700cb10fded227c5cece7cf.jpg
    Haftar in realtà conta meno del due di picche, se lo tenga Macron, altro genio

    https://uploads.disquscdn.com/images/e0aef496f940154f8c1cc88c27fe2c1775a5d88ae2767d7c47b5685f2daf9033.jpg

    • Stonefly 777

      infatti haftar è la bocca parlante di micron che minaccia l’italia indirettamente e cerca di delegittimare gli accordi fatti con tripoli.

    • Rifle Leroy

      Io invece avrei puntato proprio su Haftar ,Serraj è militarmente parlando ben più povero.

      • Lady_Cassandra

        Il governo di Serraj è quello internazionalmente riconosciuto, inoltre Haftar è amico di chi ha distrutto la Libia e fatto assassinare Gheddafi, cioè la Francia, nostro nemico numero 1. Non dimentichiamo il caso Ustica, la morte di Mattei e le “marocchinate” quando alla fine della guerra le donne italiane sono state date in pasto ai goumier, le truppe marocchine affiliate all’esercito francese, donne italiane trattate come sgualdrine bottino di guerra. Su wikipedia alla voce “marocchinate” abbondano i dettagli racapriccianti,
        Comunque alle prossime elezioni che si terranno alla fine del 2018 si presenterà il figlio di Gheddafi, Saif El Islam, che secondo alcuni sondaggi sarebbe il leader più apprezzato dai libici. GHEDDAFI 2 LA VENDETTA, micron avrà un travaso di bile.

        • Rifle Leroy

          Su Serraj Haftar seguo la linea di Analisi di Difesa. Sono consapevole che il secondo è la pedina su cui hanno puntato anche i francesi (ma non solo loro anche gli americani) ,e se lo hanno fatto è perché tutto fa presagire che sarà lui a spuntarla.Mica ho una preferenza per uno o per l’altro, ma se chi è esperto dice che Haftar è la carta su cui puntare,mi accodo.

  • la-gazza

    certo, il governo “legittimo” è molto fragile e chissà quanto durerà, però non
    capisco più la politica di questo Haftar: l’altro giorno faceva bruciare le bandiere in piazza rispolverando il livore anti-italiano, oggi lancia moniti sulle nostre alleanze coi suoi nemici, sembra passare dal bastone alla carota senza una precisa strategia. Dice che
    ha potere ma se ne rimane a Bengasi senza marciare su Tripoli e prendesi tutto… all’inizio credevo fosse un nuovo Al-Sissi capace di riportare ordine in Libia, ma ora mi sembra più un altro capo fazione tenuto in piedi solo per balcanizzare la Libia. Ma è solo
    una mia impressione

    • Nerone2

      te lo spiego io perche’ non capisci la politica di Haftar… e’ uno che lavora per la CIA ed e’ un cittadino Americano… lo sapevi?

      – “While held prisoner [in Ciad], he and his fellow officers formed a group hoping to overthrow Gaddafi. He was released around 1990 in a deal with the United States government and spent nearly two decades in Langley [quartiere generale CIA], Virginia in the US, gaining U.S. citizenship.” –

      Anche al-Sissi e’ una marionetta del Pentagono-CIA….

      • la-gazza

        la geopolitica… che intrigo!

  • John C.

    E’ la NATO sta’ con gli islamisti, non l’Italia. La NATO e’ giustamente odiata in tutta la Libia. L’Italia deve agire UNILATERALMENTE e fare accordi BILATERALI e non accodarsi alla NATO. Salvini puo’ parlare con Tripoli e Bengazi. La NATO invece e’ odiata da tutti.

    • Divoll79

      Il problema e’ che Salvini non e’ il ministro degli esteri e nemmeno il premier a pieno titolo. Per giunta, ha parecchia gente nel governo che gli rema contro.

    • salvo franco

      Parlando della posizione dell’ Italia, va detto che c’è sempre un limite al gioco pulito.
      a) La Nato – in soldoni – sta con gli USA. b) In Libia l’Italia è odiata quanto la Nato, essendone membro ed avendo avuto un ruolo attivissimo nei bombardamenti sotto l’allora gov. Berlusconi. c) gli accordi c’erano eccome, ed erano bilaterali (v. Trattato di Bengasi 2008 tra Berlusconi e Gheddafi) vigliaccamente tradito da Berlusconi. d) Salvini PUÒ certamente – ANZI DEVE – parlare con tutti. Tuttavia se io fossi un libico dubiterei di una razza politica che ha dimostrato di avere la lingua biforcuta, avendo prima baciato la mano del mio Leader per rendendosi successivamente corresponsabile della sua uccisione, oltre che di quella di inermi civili, vecchi donne e bambini, con 700 bombe e missili teleguidati (l’80% del nostro arsenale). Chi subisce perdite di solito ha buona memoria.
      – E’ comunque tardi per accordi di qualunque genere, oltre quello delle motovedette già in atto, con governi che domani mattina possono non esistere più. L’opzione realisticamente PIÙ FACILE E MENO COSTOSA a mio giudizio è il blocco navale. Da attuarsi ovviamente IGNORANDO qualunque anima bella contraria, dal Papa in giù sia in Italia che all’ estero.
      – Nessuna nave mercantile o militare dovrà poter entrare in acque territoriali italiane con un carico di clandestini a bordo. L’evento deve essere inquadrato giuridicamente – stante oltretutto la sistematicità di quanto avvenuto in questi anni – come ATTO OSTILE nei confronti dell’ Italia, PRIMA-ANCORA che violazione dei confini europei. Chi aiuta i clandestini in qualunque modo va messo fuori legge. Ciò può essere ottenuto per decreto domani mattina, sempre che lo si voglia e senza tanti sofismi. Gruppo Visegrad docet.
      – Bisogna mettersi intesta che se permettiamo A CHIUNQUE, privo di documenti e permessi, di mettere piede su suolo nazionale, poi NON POSSIAMO più rimandarlo via perché non se lo prende più nessuno. Altro che naufraghi dei miei stivali. Gli italiani hanno già troppi problemi in casa loro per fare da Babbo Natale agli altri.
      – Pure questa – anche se su scala nazionale – deve essere vista come una forma di legittima difesa. Lo fanno gli altri, lo facciamo pure noi, punto.

      • John C.

        D’accordo al 100%. E’ la linea giusta. Blocco navale. Il che vuol dire comando NOSTRO della NOSTRA Marina, non sotto la NATO come oggi. E vuole anche dire liberi dall’UE. Questa deve essere la conclusione. SOVRANITA’. Ancora non ci siamo ma finalmente siamo nelle direzione giusta. VIVA L’ITALIA.

  • Divoll79

    A Bengasi devono essere andati fuori di testa. Oppure vengono sobillati da chi ci vuole in guerra con la Libia (e quindi, via le imprese italiane e strada aperta agli africani). Povero Gheddafi, quanto manchi alla Libia, all’Italia, a tutta l’Africa e al mondo civile!