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Il ruolo dell’Iran nell’indipendenza del Kurdistan iracheno

L’Iran teme che un Kurdistan iracheno indipendente possa diventare una fotocopia dello stato di Israele: ovvero un’entità super-militarizzata e nettamente filo-occidentale. D’altra parte, però, è dal 2014 che con Erbil sta lavorando a un progetto per la costruzione di un nuovo oleodotto che dovrebbe passare dalla provincia del Koysinjaq per poi arrivare nella regione del Kermanshah, nell’Iran occidentale.

Da quando, il 4 aprile, si sono incontrati i più alti funzionari dei partiti curdi per discutere la proposta di un referendum per chiedere l’indipendenza da Baghdad, la situazione sta diventando progressivamente più tesa in Iraq. Il primo ministro Haider al-Abadi, a parole , ha sempre detto di supportare la causa curda perché “la richiesta di libertà di un popolo non deve essere negata.” Ma anche se il rapporto tra curdi-iracheni e Baghdad non è paragonabile al perenne stato di conflitto tra Ankara e i curdi residenti nella turchia meridionale, la stabilità del loro rapporto non deve essere data per scontata. Il risentimento per gli stermini compiuti dal regime di Saddam Hussein è ancora vivo anche se sepolto forzatamente per meri vantaggi economici e di convivenza.

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Il leader iracheno al-Abadi non ha comunque la minima intenzione di concedere l’indipendenza del Kurdistan iracheno e martedì ha annunciato che per la minoranza sarebbe un errore chiamare i cittadini alle urne per un voto che sarebbe sicuramente annullato da Baghdad. Poche ore prima, anche tutti i funzionari europei presenti al G7 di Lucca avevano espresso la loro vicinanza al governo iracheno. Secondo un loro comunicato congiunto infatti: “L’Iraq deve mantenere la sua stabilità e integrità territoriale per eradicare l’estremismo islamico dal paese. La cooperazione militare tra Baghdad ed Erbil deve essere un esempio da seguire per tutti. Grazie alla cooperazione tra le Forze di Sicurezza Irachene e i Peshmerga, Daesh è stato spazzato via da gran parte dell’Iraq.”

In altre parole, per i più alti funzionari europei e per il governo iracheno, “non è il momento di creare ulteriore instabilità in una regione che al momento ha bisogno della maggiore unione possibile.”

 

Il ruolo dell’Iran 

Teheran sta ancora valutando che posizione prendere nei confronti dell’indipendenza chiesta a gran voce dalla minoranza stanziata nell’Iraq settentrionale. Come accennato, è dal 2014 che è in fase di trattative con Erbil per la costruzione di un nuovo oleodotto che secondo le stime http://www.theoilandgasyear.com/news/krg-iran-closing-in-on-pipeline/ dovrebbe portare l’equivalente di 250.000 barili di grezzo al giorno nel Kermanshah. L’Iran non ha però intenzione di compromettere i rapporti con il governo iracheno e ora si trova ad un bivio.

Attualmente l’Iran già beneficia del petrolio presente nel sottosuolo curdo ma, per ora, solo attraverso camion che trasportano i barili di grezzo direttamente nelle raffinerie iraniane. Un viaggio lungo e dispendioso. In questo modo però, il governo iracheno permette il rapporto commerciale tra Teheran ed Erbil senza mettersi di traverso: essendo il Kurdistan iracheno una regione autonoma ma non indipendente, sia i curdi che gli iraniani devono pagare una percentuale dei profitti del petrolio a Baghdad.

In caso di indipendenza della Regione curda, l’Iraq non avrebbe più voce in capitolo: non verrebbe più considerato al tavolo delle trattative e non beneficerebbe più del commercio curdo-iraniano. Un duro colpo da accettare per Baghdad, che sicuramente in questo modo entrerebbe in rotta di collisione sia con Erbil che con Teheran.

L’Iran ne è ben consapevole e sta valutando altre opzioni che includano anche l’Iraq tra i beneficiari del progetto. Inoltre Teheran è sempre stata contraria a quella che viene definita “balcanizzazione” del Medio Oriente, soprattutto perché la sua più grande paura è che nuove piccole entità statali possano diventare i custodi degli interessi occidentali nella regione. L’Iran sa che il livello di cooperazione tra i curdi-iracheni, i governi occidentali e la Turchia è molto forte e non ha intenzione di ritrovarsi con una fotocopia dello Stato di Israele ai suoi confini.

Durante la battaglia contro lo Stato Islamico il progetto di costruzione dell’oleodotto è stato messo da parte, ma non appena si calmeranno le acque tornerà a essere uno degli argomenti principali per gli attori in gioco sul palcoscenico mediorientale. Una soluzione, che l’Iran sta valutando, è di scendere a patti con il governo iracheno ostracizzando la controparte curda. In questo modo Teheran eviterebbe di inimicarsi uno stato ai suoi confini: cosa che non ha alcuna intenzione di fare, soprattutto per favorire un’entità curda che ritiene facilmente corruttibile dai governi occidentali.

 

 

 

 

  • Manolis e Giorgos Immortali ✠

    Dei curdi c’è poco da fidarsi: lo sanno bene gli armeni che nel 1915 furono gentilmente massacrati dalla milizia dei curdi all’epoca al servizio dei turchi.