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Il ruolo dell’industria della difesa russa nelle strategie del Cremlino

L’industria della difesa rappresenta per la Russia un importante elemento di un’economia che vede la sua principale difficoltà nella carenza di alternative al complesso dei settori produttivi legati al mondo energetico (estrazione, raffinazione, delivery): l’ammodernamento delle Forze Armate deciso dal governo di Mosca e il repentino rilancio geopolitico della Russia negli ultimi anni hanno funto da volano a un compound guidato da dinamici attori come Sukhoi, Almaz-Antey e Irkut Corporation, in cui è oggigiorno occupato oltre il 20% della manodopera manifatturiera del Paese, pari a 2,5 -3 milioni di persone. Oltre a rifornire ed equipaggiare le forze armate terrestri, aeree e marittime del Paese, l’industria militare  rappresenta un elemento di prima importanza nel bilancio delle esportazioni della Federazione Russa, nonché un importante asset strategico su cui il Cremlino ha fatto più volte affidamento al fine di portare avanti e sviluppare le proprie mosse in campo diplomatico e geopolitico.

Secondo un’analisi del think tank SIPRI, nel periodo 2012-2016 la Russia è risultata essere il secondo esportatore mondiale di armi al mondo dopo gli Stati Uniti, coprendo una quota pari al 23% del totale delle vendite internazionali di materiali bellici e rifornendo gli eserciti di oltre 50 Paesi. Ciò testimonia come il settore della difesa rappresenti una punta di diamante dell’economia della Federazione Russa ma anche quanto esso sia rilevante nell’elaborazione strategica di Mosca: nel momento in cui la sua industria degli armamenti ha acquisito un livello di sviluppo tecnologico e diversificazione tale da renderla competitiva sui livelli statunitensi in quanto a eterogeneità di mezzi a disposizione, infatti, la Russia ha ripetutamente inserito protocolli per la fornitura di armamenti in tutte le intese siglate con i suoi partner internazionali, facendo dell’industria degli armamenti il suo volano geopolitico.

Un’analisi dei due casi più recenti potrà essere esplicativa a riguardo: di recente, infatti, la Russia ha aperto la strada alla vendita dei sistemi di difesa antiaerea S-400 alle forze armate turche e all’Arabia Saudita, entrando in diretta competizione con gli Stati Uniti per l’equipaggiamento di due loro storici alleati nell’area mediorientale e segnalando al tempo stesso la propria volontà di normalizzare le proprie relazioni con nazioni con le quali le relazioni sono state, negli ultimi anni, problematiche e conflittuali. L’intervento russo in Siria ha rappresentato, in questo contesto, un vero e proprio banco di prova per l’industria degli armamenti russa, garantendole una “vetrina” di incredibile visibilità per i potenziali acquirenti di sistemi complessi come gli S-400 e i caccia a lungo raggio Su-35 forniti alla Repubblica Popolare Cinese. Al tempo stesso, un altro Paese che intrattiene strette relazioni con Mosca, il Venezuela, risulta attualmente il quinto principale acquirente di armi russe: ai primi posti si segnalano tre nazioni asiatiche, l’India, la Cina e il Vietnam, seguite dall’Algeria e, subito dopo la Repubblica Bolivariana, dall’Azerbaijan. Si prevede che proprio dall’Asia verrà, in futuro, la principale domanda per i sistemi d’arma russi: il continente che risulta sempre più centrale nelle strategie geopolitiche planetarie vede un incremento di spesa militare per il cui soddisfacimento le industrie della Federazione Russa lavoreranno a pieno regime. In questo contesto, il decollo del complesso militare-industriale cinese potrebbe rappresentare un fattore di primaria importanza per le prospettive della stessa Russia, in quanto aprirebbe la strada ad ampie e approfondite collaborazioni tra i due alleati strategici che, sulla scia della “Nuova Via della Seta”, desiderano ridisegnare gli equilibri di potere internazionali.

La Russia proietta assieme alla propria industria della difesa anche la sua influenza internazionale: le nazioni che parleranno russo per l’equipaggiamento dei propri corpi militari saranno, in futuro, ben disposte a discutere accordi politici e commerciali con il governo di Mosca che, in ogni caso, rappresenta il primo acquirente della produzione di armamenti interna. Un aumento dell’89% della spesa militare nell’ultimo decennio e un significativo balzo del 5,9% tra il 2015 e il 2016, sino alla rilevante quota di 69 miliardi di dollari, testimoniano come il ritorno della Russia nel novero delle grandi potenze sia coinciso con il rilancio delle prospettive della sua industria militare: la Russia è tornata da tempo, e l’apprezzamento interno ed internazionale per la sua produzione nel settore della difesa lo testimonia eloquentemente.